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Giuliano Bendinelli

EPT Barcellona: Bendinelli incassa €1.5 milioni. Quanto pagano al fisco i pokeristi italiani sulle vincite?

Giuliano Bendinelli ha messo a segno il colpo che vale una carriera con €1.491.133 in più in banca, a seguito del deal con Jimmy Guerrero. Il francese si accontenta di €1.250.337. Si tratta di due super premi per il circuito.

Il prize pool del Main Event dell’EPT Barcellona superava gli €11 milioni. E’ stato il Main con maggiore affluenza della storia dell’European Poker Tour, una prova tangibile forte sullo stato di salute del poker continentale.

Il giorno dopo la domanda che molti lettori ci hanno fatto riguarda gli aspetti monetari e fiscali della vittoria: “quanto deve pagare il vincitore di un torneo di poker al fisco?”

Quali sono gli oneri fiscali da pagare a seguito di una vincita a poker?

In realtà i nostri poker payers che hanno la bravura e fortuna di vincere in un casinò dell’Unione Europea non hanno alcun obbligo dichiarativo se la loro residenza è in Italia.

A prescindere dalle valutazioni sul patrimonio personale del giocatore, per Bendinelli l’EPT di Barcellona rappresenta un grande affare con quasi un milione e mezzo netti che gli entreranno nelle tasche.

Se il player genovese ha la residenza in Italia, in virtù della nuova legge che prevede il principio di divieto di doppia imposizione, non deve dichiarare nulla. Vi spieghiamo il perché a breve.

Se invece ha mantenuto la sua residenza in Gran Bretagna, come in passato, anche in tal caso il prelievo fiscale sarà pari a zero, visto che nel Regno Unito le vincite derivanti dal gambling non sono tassate.

La sentenza europea “Blanco-Fabretti” sulle vincite dei pokeristi

I giocatori italiani di poker non devono pagare tasse sulle vincite (stesso discorso per i giocatori d’azzardo) nei casinò live della UE.

Lo stesso vale per tutti i poker players europei in virtù della sentenza “Blanco-Fabretti” della Corte di Giustizia Europea del 22/10/2014.

Nel 2011 l’Agenzia delle Entrate contestò ai due poker players italiani (Cristiano Blanco e Pier Paolo Fabretti) la mancata dichiarazione delle vincite dei tornei di poker. Nel 2013 fu sollevata una questione di incompatibilità con i principi fiscali di diritto europeo. Un anno dopo la Corte di Giustizia ha ribadito il divieto di doppia imposizione.

Cosa prevede la legge italiana sui prelievi fiscali sulle vincite nei casinò europei

Due anni dopo il pronunciamento dei giudici europei, il 23 luglio 2016, la sentenza della CGE è stata accolta anche dall’ordinamento italiano con una legge (il testo per gli adeguamenti degli obblighi comunitari del biennio 2015-2016, detta anche “legge europea”), contenente “Disposizioni in materia di tassazione delle vincite da gioco“, con una doverosa premessa nella sezione: “Esecuzione della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea 22 ottobre 2014 nelle cause
riunite C-344/13 e C-367/13. Caso EU Pilot 5571/13/TAXU”.

Il Governo Renzi è stato costretto nel 2016 ad uniformarsi alle linee guida stabilite dai giudici europei, onde evitare una pesante sanzione da parte di Bruxelles. La “Legge Europea” approvata dal Parlamento modifica l’articolo 69 del DPR del 22 dicembre 1986 n.917 (Testo Unico Imposte sui Redditi”).

Leggiamo l’articolo 69, comma 1 bis:

Le vincite corrisposte da case da gioco autorizzate nello Stato o negli altri Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo non concorrono a formare il reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo di imposta .

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E’ stato inoltre abrogato il comma 7 dell’articolo 30 del Dpr del 29 settembre 1973, n.600:

La ritenuta sulle vincite corrisposte dalle case da gioco autorizzate è compresa nell’imposta sugli spettacoli di cui all’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640.

I giocatori di poker pagano le tasse: vi spieghiamo come

I giocatori di poker non pagano le tasse? No, in realtà i players pagano alla fonte, al momento dell’acquisto del buy-in (quota di iscrizione del torneo comprensiva anche di una tassa) una percentuale rilevante di fee al casinò. La sala da gioco agisce da sostituto d’imposta, prelevando subito la quota dovuta al fisco del player. I giocatori, con questo meccanismo, rinunciano a una percentuale rilevante del montepremi che viene destinato – prima di essere distribuito – nelle casse dello Stato.

Non ha quindi senso che il giocatore paghi anche sulle vincite, considerando che è già stato tassato.

In una carriera i giocatori di poker (così come i gamblers che frequentano i casinò) pagano cifre importanti al fisco versando una commissione al casinò per ogni torneo a cui partecipano.

Per i players italiani è evidente quanto sia più conveniente giocare nei casinò italiani e dell’Unione Europea rispetto a quelli extra UE. Anche per questa ragione, ogni anno alle WSOP a Las Vegas partecipano sempre meno nostri players.

In questo caso chi vince rischia di pagare tasse molto alte al fisco italiano (possono però evitare la doppia tassazione chiedendo all’IRS il rimborso, per approfondire il tema puoi leggere un nostro approfondimento).

L’ordinamento italiano quindi, in materia di vincite derivanti dal gioco, ribadisce il principio di divieto di doppia imposizione. Per quanto riguarda i casinò extra UE le valutazioni vanno fatte caso per caso, a seconda delle convenzioni bilaterali fiscali tra gli stati e come disciplinano i redditi diversi (così sono considerate le vincite).

COMPARAZIONE GIOCHI
Editor in Chief Assopoker. Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo.