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Matteo Messina Denaro

La testimonianza: durante la latitanza Matteo Messina Denaro giocava a poker, svelata la sua identità da player

Quando si accosta la parola mafia con il poker, si sprecano i luoghi comuni, ci abbiamo fatto il callo ed il cinema ha dato un contributo decisivo per alimentarli. Pensiamo solo a The Rounders con il personaggio di Teddy KGB – interpretato da John Malkovich – esponente della criminalità organizzata russa a New York e giocatore di poker high roller esperto, oltre che gestore di un circolo underground nella Grande Mela.

Il problema è che la fantasia si scontra spesso con la realtà: Teddy KGB era un personaggio inventato? Qualche anno dopo abbiamo scoperto il giro delle partite high roller gestite da Molly Bloom e che vedeva parteciparvi anche noti esponenti della mafia russa negli appartamenti di lusso di Manhattan. In quel caso la host più famosa della storia recente del poker è stata riconosciuta – dai giudici di New York – non collusa (ma semmai vittima) di quei criminali che giocavano e riciclavano soldi in quel giro giocando con businessmen famosi e attori.

La recente testimonianza su Matteo Messina Denaro

Nel caso del capo dei capi, Matteo Messina Denaro, però il cinema c’entra poco. In questi giorni sono statre svelate due testimonianze sulla sua passione per il poker giocato.

Il boss della cupola di Cosa Nostra, recentemente arrestato dai ROS, è un giocatore di poker per passione, almeno secondo le testimonianze raccolte da un uomo e una donna che – fino a qualche mese fa – giocavano con lui.

Sono diverse le persone che indicano la sua inclinazione per il gioco dell’ex latitante più ricercato d’Italia, fin da giovane. L’aspetto curioso è che – durante la sua latitanza – il numero uno della mafia siciliana giocava frequentando alcune partite private (per non dire privatissime) in Sicilia. Il poker era un hobby come tanti altri. Non sono emersi altri dettagli, non è emerso alcun particolare che possa indicare un giro consistente di denaro in quelle partite.

Secondo Roberto Saviano, Matteo Messina Denaro – avrebbe avuto degli interessi economici con alcuni bookmakers maltesi, comparsi in alcune inchieste da parte dell’Antimafia ma non abbiamo mai avuto evidenze di collegamenti direttti e provati con società di scommesse.

COMPARAZIONE BONUS DI BENVENUTO

“Le partite a poker con il boss”

Pochi giorni fa una coppia si è presentata – in modo del tutto spontaneo – alle forze dell’ordine per raccontare di essere stata protagonista di quelle partite insieme al boss di Castelvetrano.
Proprio nel trapanese, Matteo Messina Denaro frequentava la casa dei Bonafede-Lanceri, dove si giocava a poker tra amici. Lo ha rivelato una coppia di sposi (i cui nomi sono rimasti anonimi) originari di Campobello di Mazara che hanno partecipato ad alcune partite nelle quali era presente il boss, ma sotto falsa identità. L’uomo e la donna hanno rivelato che lo conoscevano come il dottore Franco Salsi. Al tavolo verde, Denaro non si presentava come Andrea Bonafede, il suo pseudonimo nella clinica palermitana dove era in cura. Molto probabilmente perché era nella villa proprio della famiglia Bonafede con persone che erano a conoscenza di tutti i gradi di parentela.

I padroni di casa Bonafede-Lanceri sono stati arrestati con l’accusa da parte della Procura antimafia di Palermo di essere – secondo LiveSicilia . it – i vivandieri del capo mafia, fino all’arresto nel capoluogo siciliano il 16 gennaio.

Questa testimonianza, oltre a provare la passione per le carte del boss dei boss, è l’ennesima prova tangibile che la sua latitanza si è svolta proprio nell’area di Campobello, una roccaforte della famiglia Messina Denaro e i Carabinieri stanno arrestando i fiancheggiatori che lo hanno coperto durante la sua lunghissima latitanza.

Avete mai immaginato un latitante che si reca a casa di amici e gioca in tutta tranquillità a poker? Questa storia potrebbe confermare molte tesi sul suo mancato arresto negli ultimi 30 anni.

A seguito del 16 gennaio, la coppia ha capito che di fronte a loro – al tavolo verde – non avevano il medico Franco Salsi, ma il capo di Cosa Nostra ed hanno così deciso di testimoniare in modo spontaneo. I Carabinieri stanno ora cercando riscontri sull’attendibilità della loro versione.

E’ probabile che, dopo l’arresto un mese fa degli amici comuni Bonafede-Lanceri, la coppia si sia decisa a collaborare con gli inquirenti per dimostrare la loro estraneità ai fatti. A seguito dell’arresto dei padroni di casa che organizzavano le partite a poker, un’altra coppia ha subito una perquisizione nella propria abitazione.

“Accompagnavo Matteo Messina Denaro a giocare nei circoli nel ’91”

Riguardo invece il rapporto tra il poker e Matteo Messina Denaro, questa non è l’unica testimonianza.

Dopo l’arresto di gennaio, ha parlato del boss nelle vesti di “giocatore di poker” anche Giovanni Risalvato, fratello di Enrico Risalvato (proprietario del presunto secondo covo scoperto dagli inquirenti dove si trovava anche il famoso bunker con gioielli e pietre preziose).

Giovanni Risalvato (detto” Vanni Pruvulazzo”) non ha mai rinnegato la sua antica amicizia, fin dagli anni giovanili, con Matteo Messina Denaro. Risalvato è uscito dal carcere nel dicembre 2021 dopo una condanna definitiva a 14 anni e mezzo per associazione mafiosa e ha negato al Corriere della Sera di aver messo a disposizione la propria casa per l’amico di Castelvetrano.

Risalvato ha negato invece di aver mai lavorato con il boss e racconta: “nel dicembre 1991 lo accompagnavo a giocare a poker e ramino al circolo e fumavamo insieme, è vero. Lui era educato, rispettoso e gentile con tutti”. Quando divenne però latitante “non l’ho più visto”.

“Poker face” Salvatore Baiardo che aveva preannunciato l’arresto

Un altro personaggio legato a questa vicenda che è stato presentato anche come un giocatore di poker è Salvatore Baiardo, finito in carcere negli anni ’90 per aver coperto e fiancheggiato la latitanza dei fratelli Graviano. Baiardo, qualche mese prima dell’arresto di Matteo Messina Denaro, alla trasmissione “Non è l’ Arena” , rivelò a Massimo Giletti dell’ipotesi della malattia del boss di Castelvetrano e del suo possibile arresto dopo 30 anni.

Il giornale La Repubblica non è stata tenera con Baiardo neanche dopo che l’arresto è stato effettuato.

In tal caso si, l’accostamento sembra ingeneroso e forzato tra il poker e la figura del Baiardo. Si fa riferimento al gioco in termini dispregiativi e si sprecano i luoghi comuni. Il titolo è tutto un programma: “Il bluff di Baiardo, giocatore di poker che trucca le carte per conto terzi”.

“Baiardo dimostra la sua abilità di giocatore d’azzardo, esibendo una poker face. Ai tavoli verdi, ai quali è abituato a prendere posto, questo personaggio che dopo le stragi di Falcone e Borsellino è finito in carcere per aver favorito il boss Giuseppe Graviano, ed ha sulle spalle pure una condanna per calunnia e falso, adesso che le telecamere lo inquadrano, ostenta una “faccia da poker” che ha la sua importanza, perché impedisce agli avversari di decifrare le carte che dice di avere in mano”.