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Cash game: a febbraio la spesa fa -16,5% ma la condivisa rimane bloccata…

Dati drammatici a febbraio (in confronto allo stesso periodo del 2018) per quanto riguarda il cash game italiano che perde 1 milione di spesa di euro in un mese.

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11/03/2019 18:03

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Nel 2018, la spesa nel cash game aveva registrato uno scivolone preoccupante: -6,8% (in confronto al 2017), nulla in confronto alla tsunami che si sta abbattendo nel 2019. A gennaio abbiamo assistito ad un doppio passo indietro: -10%. A Febbraio abbiamo toccato il punto più basso: -16,5% (rispetto allo stesso periodo del 2018) ed anche nei tournaments si naviga a vista con un bel capitombolo (-4,3%, €7,2 milioni la spesa).

In un mese è stato perso 1 milione di euro di margini lordi per strada (la spesa a gennaio è stata di 6 milioni di euro secondo le proiezioni calcolate dall’agenzia Agimeg, a febbraio di 5 milioni), con un grave danno per l’erario. Dire che sono numeri drammatici per il cash game in Italia è un eufemismo.

Ricapitolando: la spesa nel cash game

  • Anno 2018: -6,8%
  • Gen 2019: -10% (€6 milioni)
  • Feb 2019: -16,5% (€5 milioni)

E’ lecito domandarsi: con questi numeri, per quale ragione ancora si pensa a bloccare la liquidità condivisa? Che convenienza si può avere a portare il mercato verso lo zero?

Al momento non è stato presentato un pretesto ed una scusa credibile che possa giustificare un blocco simile.  Ce ne occuperemo in un editoriale perché di fake news sul poker e sul progetto ne sono circolate fin troppe.

Le quote di mercato: crescono 888Poker e le skin di iPoker

Anche dall’analisi delle quote di mercato è facile capire che il mancato ingresso dell’Italia nella condivisa alla fine è un danno per tutti, perché ci sono rooms che crescono ed altre che calano ma si tratta, in ogni caso, di variazioni minime, mentre il mercato perde tanto in termini generali, quindi la torta per tutti si restringe in modo drastico.

Vediamo le quote nel cash game e le variazioni rispetto al 2018: PokerStars passa dal 40% al 38,87%. Sisal (del network iPoker) diventa la seconda room italiana nel cash: da 6,61% a 7,28%. Cresce anche un’altra skin nota della rete di Playtech: Snaitech dal 5,63% sale al 6,22%. Tiene il passo Eurobet sullo stesso network: da 3,07% a 3,27%.

Bene anche Multigioco (skin di People’s Poker con NewGioco) che dal 2,98% si assesta al 3,55%. Un bel passo in avanti.  La skin Microgame va da 3,03% al 2,61% ma bisogna leggere per bene i dati di tutto People’s per fare una valutazione complessiva.

Aggiornamento: il network di People’s nel cash game ha coperto una spesa del 16,9% con tutte le sue skin.

888Poker è cresciuta in due mesi in modo notevole: da 3,45% a 4,96%. E’ senza dubbio la room che cresce di più e che sta investendo molto nel prodotto poker.

Lottomatica va dal 7,06% al 6,87%.

In ogni caso parliamo, in termini di spesa in euro (e non di percentuali), di differenze minime. Tenere il mercato così con un trend negativo non conviene a nessuno abbia a cuore il poker italiano perché l’action nel cash game rischia di finire sotto il livello di guardia, dopo di che i players saranno costretti, su certe piattaforme, a migrare.

Mercato in rapida discesa ma rimangono i veti per bloccare tutto

A preoccupare sono i dati macroeconomici del mercato. In qualsiasi settore dell’economia, di qualsiasi paese democratico, tutti gli attori in campo e le autorità di regolamentazione penserebbero a trovare delle soluzioni che siano compatibili con il bene comune ed invece tra veti incrociati, tutto rimane fermo e vengono favoriti giochi ad alta spesa come i casinò online.

Nell’ultimo periodo però qualcosa si sta muovendo. PokerStars è uscita allo scoperto con dichiarazioni pro liquidità, 888Poker è da sempre favorevole a questa novità, così come iPoker ovviamente ed altri network internazionali come Party, tutti attori già presenti negli altri mercati. Logico (l’associazione dei concessionari online) con un recente comunicato ha ribadito l’esigenza di mettere in atto il nuovo progetto.

Lottomatica invece ha ribadito la sua contrarietà.

Le posizioni del Governo non aiutano il poker

Il Governo ha più volte dichiarato che vuole la tutela dei players problematici ma è consapevole che il mercato sta andando nella direzione opposta con il silenzio assenso di molti? Logico che sulla condivisa ora non ci sono veti politici ma delle lobby del gioco terrestre. Però il contesto rimane difficile.

Lo stesso Governo ha messo il carico da novanta su un settore in crisi da secoli aumentando la tassazione e non permettendo più la pubblicità.

In ogni caso, possiamo capire le posizioni e gli interessi degli operatori contrari (ognuno legittimamente fa il suo gioco) ma è logico che i giocatori hanno interessi affinché parta il progetto per continuare a trovare action.

Per questa ragione almeno si racconti a loro la verità ed è per questo che nei prossimi giorni il nostro lavoro sarà finalizzato a smentire le numerose fake news che sono circolate sulla liquidità condivisa. Un male per tutti.

Perché se analizziamo le quote di mercato, senza una nuova liquidità internazionale che rimescoli le carte, senza l’ingresso di nuovi operatori (Winamax e Party continuano a rimanere alla finestra), il mercato ha preso una direzione abbastanza definita (con un trend a dir poco negativo) e per nulla concorrenziale.

Nel lungo periodo (ma se si perde 1 milione al mese…) solo chi potrà garantire liquidità importante rimarrà in sella, le piattaforme che si chiuderanno in se stesse rischiano di vedere una fuga dei players nei prossimi mesi verso lidi con maggiore action.

Lo ha capito 888Poker che sta facendo notevoli investimenti nel marketing per il prodotto poker: la room cresce in maniera evidente ed in modo costante: in questo modo tutela la propria liquidità.

L’alternativa per rimanere sul mercato è costituire (attraverso accordi) pool sempre più internazionali o l’action su certe piattaforme sarà destinata a crollare molto presto (la torta si sta restringendo in fretta).

Seguirà a breve una nostra analisi sul futuro del poker italiano e sulle cause del mancato accesso alla liquidità condivisa.

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