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Nasce il “sindacato” dei giocatori di poker: Rob Yong lo finanzia per $1,2 milioni

Rob Yong annuncia l'intenzione di creare una nuova associazione di categoria rappresentativa del mondo del poker, coinvolgendo i giocatori (ma non solo). Maria Ho ha già aderito ed anche Phil Hellmuth ha accolto positivamente l'iniziativa.

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07/09/2021 18:30

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A 15 anni dalla nascita della Poker Players Alliance negli Stati Uniti,è stata pre-annunciata la fondazione di una nuova associazione di categoria per i giocatori di poker, questa volta con un baricentro spostato più verso l’Europa. Rob Yong ha esternato su Twitter l’intenzione di creare una nuova storica “unione” nel poker. C’è chi ha abusato del termine “sindacato”, a mio avviso è più corretto parlare di corporazione, una rappresentanza non solo di players ma anche degli operatori (casinò live, poker rooms online, media etc).

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Rob Yong (photo courtesy of Pokernews)

Maria Ho e Ryan LaPlante si sono messi a disposizione del progetto mentre Phil Hellmuth ha già dato la sua benedizione.

 

Rob Yong: vi presento la mia Global Poker Organization/Lobby

Nelle intenzioni del padrone del Dusk Till Dawn c’è la volontà di fondare una sorta di corporazione a tutela di interessi comuni dei giocatori ma non solo, una vera lobby, quello che gli inglesi possono sintetizzare con tre parole: Poker Players Union o forse solo Poker Union.

Il diretto interessato l’ha battezzato: “Global Poker Organization/Lobby” proprio a testimoniare la volontà di coinvolgere tutti gli attori in gioco nel mercato del poker.

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Rispetto ad altre esperienze passate fallimentari, forse questa iniziativa di Rob Yong può avere alcune chances di successo.

Prima di tutto perché stiamo parlando di un personaggio di primissimo piano del mondo del poker con risorse importanti a disposizione.

Non a caso Yong ha annunciato che, per finanziare il progetto, metterà a disposizione della “Union” ben 1,2 milioni di dollari per i costi di gestione. Ma non solo: l’imprenditore inglese ha promesso che dedicherà 5 anni della sua vita per questa mission. Stiamo parlando di una persona che ha sempre ottenuto successo nelle sue attività imprenditoriali.

Yong ha senza dubbio parecchi stimoli ed interessi per portare avanti la fondazione di questa nuova organizzazione lobbistica. L’idea è nata a seguito di un sondaggio su Twitter lanciato dal giocatore high stakes britannico.

I 2/3 dei partecipanti al sondaggio si è espressa a favore.

Il potenziale conflitto di interessi ma Rob Yong

Su Twitter però c’è anche chi ha sollevato polemiche, essendo Yong in una posizione particolare, con un potenziale conflitto di interessi sulle spalle. In effetti è singolare che l’istanza di un’ organizzazione lobbistica dei players sia portata avanti dal proprietario di un casinò, il Dusk Till Dawn. L’imprenditore britannico è anche consulente per gli eventi dal vivo di Partypoker. Ma come abbiamo detto prima, a nostro avviso, nascerà un’associazione corporativa del settore, con al centro i players ma non saranno soli.

Per il settore, avere in prima linea, un personaggio di questo calibro può essere una garanzia. Alla fine Yong ci mette la faccia ed i soldi, scusate se è poco.

Inoltre può essere il collegamento giusto per far comunicare il mondo dei casinò e con i players (visto che conosce bene entrambe le realtà). Ma soprattutto è il link giusto tra il settore del poker e gli enti regolatori (che rappresentano i governi europei e degli stati del Nord America).

Fino ad ora, a tutela del poker non si è mai mosso nessuno con decisione, a tutti livelli (lobbistico e politico), almeno in Europa, differente negli States.

A spingere Yong a questa nuova difficile missione, ci sono stati due fatti recenti: le tasse illogiche applicate dal Governo tedesco nel nuovo mercato del poker online in Germania e l’aumento della rake per i giochi live e online in molte rooms.

Sindacato: perché si e perché no

Siamo consapevoli che non sarà affatto facile costituire un sindacato rappresentativo per i players, per un semplice motivo: come può un’organizzazione simile rappresentare una platea così eterogena, con conflitti inevitabili al proprio interno? Se poi dovessero esserci anche dei rappresentanti dei casinò e delle poker rooms, il caos sarebbe inevitabile.

Il poker è un gioco nel quale i casinò e le poker rooms offrono solo servizi, ma il vero rapporto conflittuale è tra professionisti e amatori. I pro si nutrono della linfa dei players occasionali. Non hanno gli stessi interessi, come possono convivere in una medesima corporazione?

L’unica sfera di azione per una associazione di categoria come questa è quella di trattare nell’interesse comune con i casinò e le poker rooms per ottenere condizioni e prezzi migliori dei servizi sul mercato. Ma Yong ha un interesse reale a fare tutto ciò? Lo scopriremo solo nei prossimi anni.

Ad oggi Rob è un personaggio credibile che ci ha messo la faccia senza che nessuno gli chiedesse nulla, la speranza è che rappresenti al meglio il mondo del poker.

Secondo le osservazioni di attenti osservatori negli States, è probabile che la quasi totalità delle adesioni alla Poker Union sia da parte di giocatori professionisti che hanno tempo ed interessi affinché una corporazione pokeritica vada avanti. E molto spesso questi pro sono sponsorizzati, quindi anche loro rappresentano un potenziale conflitto di interesse.

Un altro ostacolo è che il poker player è un “personaggio” indipendente per natura che difficilmente segue il “branco”. Però, a volte, ci sono degli interessi comuni che possono creare situazioni singolari ed uniche ed, in questo caso, “l’unione fa la forza”. Pensiamo ai players a favore dei vaccini che si sono coalizzati al Bellagio per escludere i no vax ai tavoli.

Il precedente della Poker Players Alliance

Per capire quale sarà l’esperienza lobbistica di Rob Yong bisogna anche guardare all’attività della Poker Players Alliance di John Pappas.

La PPA è esclusivamente una lobby statunitense (ha lo scopo di regolamentare il poker online negli USA) formata da avvocati (la gran parte dei quali opera come lobbisti a Washington) ed ha perso gran parte del proprio peso politico 10 anni fa, quando fu, di fatto spazzata via dal Black Friday. E’ stata una delle creature di Howard Lederer e Chris Ferguson, gli ex padroni di Full Tilt.

Gli avvocati agivano nell’ombra, i players ci mettevano la faccia (e quasi tutti si sedevano al tavolo finale televisivo del Main Event WSOP con la patch PPA) mentre le poker rooms pagavano.

Non a caso i fondi per promuovere le campagne politiche dei vari candidati in Congresso e nei singoli stati, arrivavano dalla red room e da Isai Scheinberg, l’ex padrone di PokerStars.

La PPA è sempre stata uno strumento in mano alle poker rooms statunitensi (le 4 sorelle fino al 2011).

La speranza è che le intenzioni di Roob Young siano più corporative, con i players realmente al centro del progetto.

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