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Dominik Nitsche analizza una mano contro Stephen Chidwick: “Perché overbettare sul turn per valore”

Dominik Nitsche analizza una mano giocata contro un altro top player, Stephen Chidwick. Una mano caratterizzata dalla scelta dell'overbet sul turn

Scritto da
12/03/2019 16:15

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Dominik Nitsche e Stephen Chidwick sono due dei più forti torneisti in circolazione, top player che da anni girano il mondo per dominare gli MTT live. Un’analisi da parte di uno di due rappresenta una risorsa di enorme valore per qualsiasi appassionato di poker, perché entrare nella testa di un giocatore in grado di imporsi su field di altissimo e vincere milioni di dollari è un’occasione unica per migliorare il proprio gioco.

Recentemente, Nitsche ha deciso di fare un’analisi molto dettagliata di una mano giocata proprio contro Chidwick. Per Pokernews.com ha ripercorso tutto il suo thinking process in uno spot molto particolare, verificatosi al final table del One Drop delle ultime WSOPE (torneo che il tedesco avrebbe poi vinto).

Ecco l’interessante spiegazione di Dominik Nitsche.

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Dominik Nitsche analizza una mano contro Stephen Chidwick

Siamo al final table, con 9 players left e i blinds 10.000-20.000 (ante 2.500). Nitsche è sul bottone con uno stack di 965.000 chips. Spilla q 2 e decide di rilanciare 2x. Folda lo small blind e Chidwick, dal big blind, decide di chiamare.

“Ho deciso di aprire il gioco con q 2 per due motivi: il primo è perché c’erano le ante; il secondo è che io e Stephen eravamo i big stack, quindi sapevo che non si sarebbe messo a 3-bettarmi light da fuori posizione”, dice il campione tedesco.

Sul flop compaiono k 10 9 : Nitsche ha floppato colore.

“Su quel flop la mia unica preoccupazione era capire come fare a vincere più soldi possibili“, commenta. “Il punto è decidere che size ha più senso. Sono second nuts e non c’è alcuna carta sul turn che mi spaventi, nemmeno quella che accoppia il board. Non voglio puntare né troppo piccolo, né troppo grosso, così scelgo una size di 40% il pot“.

Dominik Nitsche

Nitsche fa un’interessante analisi teorica sulla c-bet.

“Su questo board so di non venire check/raisato spesso, il che significa che, teoricamente, dovrei puntare più forte. Ma c’è da far notare un aspetto: su questo flop io teoricamente dovrei checkare dietro un sacco di mani, perché se iniziassi a c-bettare troppo (ad esempio con una top pair), Stephen dovrebbe iniziare a check/raisare di più per punirmi“.

“Su un board molto connessi come questo, può avere molti colori, molte scale e alcune doppie coppie. Nel frattempo, la meni che io c-betto sono colori o potenziali colori, per esempio mani come a -7 o q -8. Mani come A-K o K-Q senza cuori sono facili check per me”.

Nitsche punta il 40% del pot e Chidwick chiama. Dominik analizza quindi il call del suo avversario.

“Stephen chiama, rendendo il pot di circa 200.000. Chiamando, il suo range include tutti i colori e mani che hanno una ottima equity come tutte quelle con a , K-9 e 10-9, anche se queste non sono così frequenti. Più spesso ha un K-x qua”.

Perché overbettare sul turn

Sul turn compare un k che accoppia il board. Qual è la mossa giusta in questo spot? Ecco il ragionamento di Nitsche:

“Stephen fa check, così come mi aspettavo (lo fa con tutto il range). Il suo range include i colori e molte combinazioni di fullhouse, oltre a 9-9 e 10-10 che probabilmente non avrebbe 3-bettato preflop”.

“A questo punto entra in gioco il concetto di stack size. Ho 875.000 dietro, circa 4.5 volte il piatto. Se avessi avuto un colore inferiore (diciamo 6-high) avrei potuto pensare di fare check-back, ma qua sono troppo forte per non bettare”.

Stephen Chidwick

“La mossa migliore per massimizzare il profitto è l’overbet. Quindi punto 260.000, circa 1.3 volte il pot. Con quella size, se Stephen decide di chiamare, ho una pot-size bet al river”.

“Lui ha diversi K-x nel suo range, mani difficili da foldare. Con l’overbet lo metto in uno spot difficile, anche perché, dal suo punto di vista, io ho spesso mani come q -8 e a -7”.

La mano di Chidwick: colore al 7

A questo punto, per proseguire nella spiegazione, Dominik rivela la mano del suo avversario.

“Facciamo un salto in avanti per poter analizzare l’action dal punto di vista di Stephen. In mano ha 7 4 , un colore più piccolo del mio“, rivela Nitsche.

“Alcune delle mie mani gli sono già davanti, altre mani – come tutte quelle con a – hanno una buona equity. Lui non può foldare, ma se va all-in dovrebbe essere ben consapevole del fatto che non lo chiamerà con mani peggiori. Ma se chiama e basta cosa farà al river quando andrà all-in? Oppure se esce un altro cuori?”

“Dal suo punto di vista, la scelta è tra chiamare o check/raisare all-in. E’ una scelta difficile, ma se fossi stato nei suoi panni avrei check/callato e poi check/callato nuovamente al river (ma non su un’altra cuori o un altro Re)”.

La vittoria di Dominik Nitsche

Chidwick sceglie invece un’altra mossa: va all-in.

“Non mi aspettavo questa decisione da parte sua, ma quando ho visto la sua mano ho capito che aveva senso. Ero sicuro che non avesse un fullhouse dopo il check/raise e sapendo che Stephen è troppo bravo per overplayare un tris qui. Più ci penso e più mi convinco che l’unico punto sensato con questa action fosse un colore inferiore“.

L’importanza dell’overbet per massimizzare il valore

In conclusione, Nitsche torna a parlare dell’overbet sul turn, la mossa che gli ha permesso di massimizzare il suo profitto.

“Penso che molte persone non avrebbero overbettato in questa situazione, scegliendo invece una size normale che Stephen avrebbe chiamato. Se avessi preso questa decisione, mi sarei trovato in difficoltà a overbettare al river. Di fronte a un’altra carta a cuori avrei certamente fatto check-back. Questa mano dimostra che spesso devi mettere tutti i soldi in mezzo il più presto possibile quando il board te lo permette“.

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