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Viaggio nel poker USA: le charity rooms del Michigan

Scritto da
07/09/2014 06:27

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Dopo aver svelato le peculiarità delle card rooms della California e del Montana (dove bancano i sindacati dei players), continua il nostro viaggio negli USA, alla scoperta della pluriennale esperienza statunitense nella gestione del gambling.

In questa puntata, scopriamo come è stato disciplinato il poker live in un altro stato chiave: il Michigan.

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A Chicago e dintorni hanno regolamentato l’offerta non autorizzata del gioco dal vivo, devolvendo una parte degli incassi dei tornei ad enti benefici accreditati al Gaming Control Bord del Michigan (MGCB).

Il charity poker è un fenomeno che non va sottovalutato: nel 2012, i tornei hanno generato 16 milioni a favore del no profit statale.

I punti autorizzati hanno potuto incassare un rake in nove anni pari a 86 milioni, distribuendo 680 milioni di vincite e 103 milioni sono finiti agli enti benefici.

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Se in Italia esistono i circoli privati (associazioni collegate ad enti di promozione sportiva, per lo più) che – di fatto – gestiscono il movimento del live nella Penisola, nel Michigan il gioco è nelle mani soprattutto dei “bar dello sport” che operano con regolari licenze “charity” riconosciute dal Governo statale.

Come detto, questi punti di ritrovo ed aggregazione versano una parte degli incassi dei tornei di poker alle associazioni benefiche. Con il proliferare degli sport bar e il dilagare del fenomeno a macchia d’olio, è intervenuto l’MGCB che – a gennaio – ha imposto severe restrizioni: permessi solo 4 eventi a settimana per ogni club (massimo 208 all’anno) e non più di un torneo a sera.

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Joe Cada, l’ex campione del mondo ha investito nel charity poker

Inoltre le rooms non potranno addebitare più di 250 dollari di costi per evento, alle associazioni benefiche. Il buy-in massimo non può superare i 45 dollari (e questo particolare ha messo in grossa difficoltà i 40 sport bar che organizzavano i “millionaire parties”). Novità che hanno destato non poche preoccupazioni tra gli organizzatori e le associazioni, sulla sostenibilità del progetto, a tal punto che l’ex campione del mondo Joe Cada ha deciso di uscire da questo mercato (aveva investito in uno sport bar).

Dopo 6 mesi, dall’entrata in vigore del nuovo regolamento, un giudice ha bloccato le norme approvate a gennaio (su ricorso di un licenziatario) e due giorni fa, per ridare slancio al settore del poker ma anche del no profit, è intervenuto il Governatore Rick Snyder che ha autorizzato (con misure d’emergenza), ben 161 licenze speciali “Millionaire parties” che consentono di poter organizzare in un anno 500 eventi. In questo modo il “charity poker” potrà continuare a prosperare.

Prima puntata – Le Card Rooms in California