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Casinò: il mistero di Akio Kashiwagi, la balena giapponese che sfidò Donald Trump

Oggi vi raccontiamo la storia di Akio Kashiwagi e della sua incredibile sfida a Donald Trump, giocata al tavolo del baccarat ad Atlantic City. L’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America se la vide molto brutta, ma alla fine riuscì ad emergerne vincitore.

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17/03/2020 13:03

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Quasi trent’anni fa, un uomo di nome Akio Kashiwagi ha rischiato di cambiare la storia degli Stati Uniti d’America. Anzi, del mondo intero. Perché se la sua sfida contro Donald Trump fosse finita diversamente, probabilmente oggi il noto magnate non sarebbe presidente degli USA. Anzi, forse non sarebbe nemmeno più un magnate.

Dopo averla soltanto accennata qualche anno fa, in questo articolo dedicato a Trump, è arrivato il momento di raccontarvi la storia misteriosa di Akio Kashiwagi, una delle ‘balene’ più grosse che i casinò di Las Vegas e Atlantic City abbiano mai ospitato.

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Akio Kashiwagi

Donald Trump nel 1992

 

L’incontro con Trump a Tokyo

Siamo nel 1990 e Akio Kashiwagi è uno dei più noti gambler in circolazione, indiscutibilmente il migliore nel baccarat, il gioco che preferisce e per il quale è disposto a fare sessioni anche di 80 ore consecutive, investendo cifre enormi in ogni singola mano.

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Nel febbraio di quell’anno, Trump vola a Tokyo per promuovere il match tra Mike Tyson e Buster Douglas (uno dei pochi pugili ad aver mandato ko ‘Iron Mike’) e ad una festa incontra questa figura un po’ schiva. Il magnate cerca di convincerlo a fare una foto, ma l’uomo risponde categorico: “Niente foto”.

Quell’uomo è Akio Kashiwagi.

All’epoca, il business dei casinò di Trump non stava andando a gonfie vele, tutt’altro. Donald aveva bisogno di un flusso di denaro maggiore, e una ‘balena’ come Kashiwagi poteva fare al caso suo. Così, quando scopre che il giapponese era un high roller leggendario, decide di invitarlo ad Atlantic City.

Parte la sfida

Figlio di un carpentiere, Kashiwagi è un investitore del settore immobiliare che guadagna 100 milioni di dollari l’anno, e può vantare asset per un valore superiore al miliardo (ricordatevi che siamo negli anni 90). Quando va in trasferta, si porta dietro uno chef giapponese che gli cucina il suo piatto preferito: scimmia marinata.

Chi conosce bene Akio, ed è vicino a Trump, avvisa Donald: “guarda che questo qui ha quasi mandato in bancarotta il Diamond Beach Casino, vincendo quasi 20 milioni di dollari”. Il magnate preferisce vedere l’altra faccia della medaglia, cioè i 6 milioni di dollari che Kashiwagi ha perso al Mirage di Steve Wynn, a Las Vegas.

Così, fa preparare per il giapponese un attico al Trump Plaza Casino. Akio accetta, ma per i primi due giorni non si muove dalle sue stanze. Al terzo giorno, finalmente, si presenta al casinò pronto per cominciare a giocare.

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Un gambler, punto

Nonostante voglia rimanere nell’anonimato, è impossibile non notare questo misterioso giapponese, con tanto di guardia di corpo al seguito, che gioca con una montagna di chip. Kashiwagi non si ferma e continua a puntare, ed è qui che Trump si rende conto di avere di fronte un gambler fatto e finito, ma soprattutto una persona che poteva guadagnare decine di milioni dal suo lavoro, in pochissimo tempo.

Insomma, il giapponese è quel tipo di balena che può davvero mandare in bancarotta un magnate del casinò come l’americano: “Me ne stavo lì seduto in disparte, a guardare uno dei migliori gambler al mondo giocare contro di me per 250k a mano, 17 volte l’ora”, dichiarò Trump anni dopo. Fate un po’ voi i conti.

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Akio Kashiwagi e Donald Trump

Un articolo dell’epoca

 

La rivincita

Passa il tempo, e ad un certo punto Trump va a controllare quanto abbia perso: 4 milioni di dollari. Ovviamente Kashiwagi gioca a baccarat, cioèil gioco che concede alla casa il minor edge tra tutti quelli presenti al casino: poco più dell’1%.

Dopo due giorni, il giapponese si alza e se ne va, portandosi a Tokyo 6 milioni di dollari. Trump è battuto, ma non sconfitto. Consulta il matematico Jess Marcum, che suggerisce a Donald l’unico modo per recuperare le perdite: convincere Kashiwagi a continuare a giocare, perché nel lungo periodo il vantaggio della casa si farà inevitabilmente sentire.

Donald accetta il consiglio e riporta Akio Kashiwagi ad Atlantic City. Il piano di Marcum è questo: Trump deve fare in modo che Kashiwagi accetti di portarsi dietro 12 milioni di dollari e giocare fino a quando non li avesse persi tutti, o non ne avesse vinti il doppio.

Il problema è che le leggi degli Stati Uniti impediscono ai casinò di far giocare un cliente che se ne vuole andare, perciò Trump non può fare altro che fidarsi del giapponese. O così, o niente.

Trump si salva

La balena abbocca e accetta tutti i termini. Trump è felice, ma il suo umore cambia quando Kashiwagi comincia a mille, vincendo altri 9 milioni di dollari: altri 3, e per Donald sarebbe stata notte fonda. Fine dei giochi. Adios business.

Il magnate vuole fermare la partita, ma Marcum lo convince a non deviare dal piano. La partita prosegue per altri cinque giorni, ma più passa il tempo e più Kashiwagi comincia a perdere colpi. Dopo sei giorni di gioco al Trump Plaza, Kashiwagi è sotto di 10 milioni.

Qui Donald decide di stoppare la partita (anche se tecnicamente mancherebbero 2 milioni): il fatto di aver recuperato le perdite e, anzi, essere sopra di 4 milioni gli basta e gli avanza. Kashiwagi accetta, anche se più avanti si lamenterà pubblicamente di come la sfida si sia interrotta prima del dovuto.

La fine di Akio Kashiwagi

Donald Trump è salvo, ma il destino di Akio Kashiwagi sarà ben più tragico di quell’incredibile sfida persa ad Atlantic City.

Nel febbraio del 1992, infatti, il leggendario gambler fu trovato barbaramente ucciso nella sua abitazione, vicino al Monte Fuji. Un omicidio rimasto irrisolto, anche se i legami di Kashiwagi con la yakuza, la mafia giapponese (mai confermati in realtà), e i debiti che l’uomo aveva con diversi casinò americani, lasciano pensare ad un regolamento di conti.

Ironia della sorte, tre dei casinò di Atlantic City di Donald Trump finirono in bancarotta proprio l’anno in cui il leggendario gambler nipponico morì.

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