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Coronavirus: il piano di Las Vegas per rialzarsi, dealer con le mascherine, le soluzioni dei sindacati per i casinò

La strategia dei casinò di Las Vegas per riaccendere le luci sulla Strip e non solo. Il Governatore del Nevada però rinvia ogni decisione. La furia del Sindaco Carolyn Goodman: "così uccide la città".

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16/04/2020 14:38

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Las Vegas vuota e colpita al cuore, nella sua Strip  al buio per la pandemia causata dal coronavirus, Covid19. Una città deserta, nel deserto del Nevada. Una città che vive principalmente di turismo e che non può permettersi una chiusura per molti mesi. Le autorità sono di fronte ad una scelta molto difficile.

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Downtown a Las Vegas, lontano dalla Strip

Las Vegas: situazione finanziaria preoccupante

Vi abbiamo svelato la fragile autonomia finanziaria delle principali catene di casinò che nonostante i licenziamenti in massa (ad eccezione di Las Vegas Sands), hanno vita breve che va dai 6 ai 9 mesi di inattività (nei casi più fortunati 15 mesi). Il problema maggiore è la liquidità, grazie ai flussi di cassa (gli incassi) le sale e gli hotel riuscivano a far fronte alle spese, pagare gli stipendi e rimborsare i mutui a lungo termine.

Gli oneri finanziari derivanti dai prestiti e dalle operazioni speculative di Wall Street, pesano nei bilanci delle case da gioco. Fusioni, incorporazioni, più gli ingenti investimenti nei nuovi mega resort, hanno indebitato fino all’osso le multinazionali del gambling.

Solo chi opera da anni a Macao (come Las Vegas Sands, Wynn Resort ed MGM) può contare su una solidità finanziaria migliore, ma fino ad un certo punto. I piani di espansione in Asia sono costati parecchio e nessuno può permettersi che Las Vegas tenga la serranda abbassata per troppi mesi.

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La situazione economica è preoccupante a 360 gradi.

La posizione del Governatore sull’emergenza Coronavirus

Il Governatore del Nevada, il democratico Steve Sisolak, nei prossimi mesi sarà chiamato a scelte difficili e rischiose: da una parte deve tutelare la salute, dall’altra il lavoro di centinaia di migliaia di persone. Una bomba sociale potrebbe esplodere nel cuore dello stato.

Hanno fatto il giro del mondo le immagini dei senzatetto adagiati sull’asfalto in un parcheggio di Vegas. Il Governatore ha chiuso la maggior parte degli esercizi fino al 30 aprile ma a maggio cosa succederà?

Martedì ha fatto capire che la riapertura è ancora un miraggio.

“Questa non è una decisione politica. Non ho una data certa ancora. Ascolterò molto i consigli e le consulente dei nostri medici e deciderò solo in base al miglior interesse possibile per tutti i residenti del Nevada”. Sarà la scienza quindi ad avere l’ultima parola.

Il piano dei casinò per riaprire: le misure in stile Macao

I manager dei casinò però stanno già lavorando – secondo Bloomberg – ad un piano per riaccendere le luci sulla Strip. Las Vegas deve tornare ad essere una meta turistica ambita, garantendo la sicurezza dei propri ospiti. Certo, al momento pare solo un progetto lontano dalla realtà (il turismo potrebbe essere il settore più colpito in questa crisi), ma c’è già chi ipotizza una ripresa.

Le stesse autorità di Las Vegas pensano a dare il via libera agli imprenditori locali in modo graduale. Secondo questa strategia, dovrebbero essere i piccoli esercizi a riaprire per primi, in una zona più periferica, lontano dal centro e dalla famosa Strip.

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Successivamente dovranno aprire i casinò più importanti che torneranno, si spera, a dare lavoro a migliaia di persone.

In Nevada, molti manager guardano a quanto è successo a Macao, la ricetta deve essere quella: i dealer ai tavoli lavoreranno con le mascherine ed i guanti mentre le condizioni di salute degli ospiti saranno monitorate con metodi non invasivi. Prevista l’installazione di thermoscan agli ingressi degli hotel.

In particolare i casinò verrebbero utilizzati solo per un terzo dei loro spazi.

Probabile solo una sedia per ogni tavolo di blackjack e baccarat.

Impensabile anche che i giocatori non usino i guanti nelle poker rooms ed ai tavoli di blackjack e roulette. Le fiches, in questo momento, possono essere un elemento di trasmissione di germi molto pericoloso.

Si pensa anche di testare le condizioni di salute di tutti i lavoratori dei casinò e, se ci sarà la possibilità, sottoporre anche gli ospiti degli hotel a dei tamponi rapidi.

A Macao stanno mettendo a punto un piano molto simile. Alla fine, nell’ex colonia portoghese, hanno chiuso solo per 15 giorni, nonostante la Cina sia stata duramente colpita dal virus. I casinò di Macao ora sono aperti ma con delle severissime restrizioni. A Las Vegas guardando con interesse al modello asiatico, l’unico che può garantire (forse) una convivenza con questo terribile virus.

La posizione dei sindacati: pulizie con agenti chimici efficaci

I casinò a Las Vegas inoltre stanno già pensando ad una sanificazione pesante di tutte le strutture ed anche una volta che i casinò saranno aperti, le pulizie saranno diverse rispetto all’ordinario.

I sindacati richiedono pulizie con tecniche avanzate: “chiediamo alle aziende pulizie migliori nelle stanze e nei casinò, con squadre speciali impegnate a lavorare con nuovi prodotti chimici” ha dichiarato la sindacalista Geoconda Argüello-Kline, segretaria del Culinary Workers Union Local 226. “I casinò dovranno fare investimenti migliori, con un maggiore numero di impiegati proprio per garantire pulizie migliori”.

 

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