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The Irishman (prima parte): come i grandi casinò hanno visto la luce a Las Vegas (i soldi di Hoffa)

La storia a puntate di Frank ‘The Irishman’ Sheeran e del sindacalista Jimmy Hoffa che ebbe un ruolo determinante nella costruzione di Las Vegas negli anni '60 e '70. I prestiti (ad interessi bassi) finirono nelle tasche di personaggi molto discussi. Le nostre ricerche originali.

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05/12/2019 18:32

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The Irishman di Martin Scorsese, visibile da pochi giorni su Netflix, svela il mistero della morte di Jimmy Hoffa, sindacalista molto popolare negli Stati Uniti negli anni 60-70. Hoffa sparì nel nulla per mano della mafia italo-americana.

Il suo ruolo nel sindacato degli autotrasportatori (i Teamsters) fu determinante anche nella espansione di Las Vegas in quegli anni. Come? Attraverso la  gestione del fondo pensione del sindacato (che superava all’epoca il miliardo di dollari) Hoffa concedeva prestiti (con bassi tassi di interesse) a diversi boss amici di Cosa Nostra che lo aiutavano a mantenere il potere.

A sinistra nella foto Al Pacino interpreta Jimmy Hoffa, a destra Robert De Niro nei panni di Frank ‘The Irishman’ Sheeran

 

AVVERTENZA SPOILER AI LETTORI: CHI NON HA ANCORA VISTO IL FILM, IL CONSIGLIO E’ DI POSTICIPARE LA LETTURA DI QUESTO ARTICOLO!

 

 

The Irishman: i protagonisti ed il libro

Il ruolo di Jimmy Hoffa è interpretato da Al Pacino, mentre Robert De Niro è il killer della mafia Frank ‘The Irishman’ Sheeran e Joe Pesci rappresenta il boss Russell Bufalino.

Scorsese si è ispirato al libro ‘The Irishman’ di Charles Brandt, pubblicato ad ottobre in Italia (Fazi Editore) e negli Stati Uniti nel 2005.

 

The Irishman: fu lui a premere il grilletto? La doppia verità

Charles Brandt intervistò più volte Sheeran. Nel libro, il sicario della mafia Sheeran ammise l’omicidio, mentre nel film il personaggio di Robert De Niro rimase con la bocca chiusa, cercando di depistare i federali.

In realtà, il problema è che Sheeran, prima di morire, ritrattò diverse volte la sua versione.

Nel libro svelò anche il ruolo attivo della mafia nell’omicidio dei Kennedy (ne parleremo nella seconda parte della storia).

Brandt, l’autore del libro, non è l’ultimo arrivato: è ancora oggi considerato tra i più brillanti legali d’America ed è stato Procuratore generale dello Stato del Delaware.

 

Hoffa e la mafia uniti contro i Kennedy

Lo stesso Hoffa era apertamente schierato contro i Kennedy e finanziò la campagna presidenziale di Nixon (con un assegno da mezzo milione di dollari). Per questa ragione venne “perseguitato” dal Dipartimento di Giustizia (guidato da Bob Kennedy) fino alla morte del presidente John F. Kennedy, ucciso a Dallas nel 1963, in un intrigo che vede coinvolti due boss mafiosi e lo stesso Hoffa. Ma questa è una storia che vi racconteremo in seguito.

 

L’ipotesi di un altro killer

Per il giornalista investigativo Dan Moldea (nel 1979 scrisse “The Hoffa Wars: The Rise and Fall of Jimmy Hoffa”) in realtà attribuisce la responsabilità dell’omicidio del leggendario sindacalista al mafioso Salvatore Briguglio protagonista nel film (inviato da Tony Pro Provenzano ad eliminare il protagonista).

Secondo la ricostruzione di Moldea, Frank ‘The Irishman’ Sheeran ebbe un ruolo attivo nel convincere l’ “amico” Hoffa nella trappola dei boss Pro (anche lui sindacalista e dirigente dei Teamsters) e il boss Anthony “Fat Tony” Salerno, appartenente ad potentissima famiglia Genovese.

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La connessione provata tra i Teamsters, la mafia e Las Vegas

Ma veniamo a noi. Quali sono le fonti che svelano la connessione tra il sindacato dei Teamsters, la mafia ed i casinò di Las Vegas? Vi anticipo che le fonti sono molteplici.

La prima Brandt. L’autore del libro può essere una fonte molto credibile: ‘Irishman’ concesse allo scrittore una serie di interviste-interrogatori hanno ispirato poi la stesura del libro (e del film, lo stesso Brandt ha partecipato con Scorsese in modo attivo). I collegamenti sembrano solidi e confermati da altre ricerche indipendenti.

 

Il rapporto dell’FBI sui prestiti

Nel 2006, il rapporto dell’FBI “The Hoffex Memo” (potete scaricarlo qui in versione pdf) svela le cause della morte di Hoffa ma anche il suo ruolo attivo nei prestiti (con il milionario fondo pensione degli autotrasportatori) agli amici mafiosi per costruire parecchi casino-hotel di Las Vegas. Il rapporto fu pubblicato da The Detroit Free Press.

Il documento dimostra che questo meccanismo ebbe un ruolo “fondamentale” nella costruzione della città delle luci nel periodo di massima espansione, con il ruolo non secondario della mafia italo-americana.

 

Il mistero della morte di Hoffa

Come detto anche Dan Moldea scrisse nel suo libro particolari non trascurabili su questo mistero: il giornalista investigativo aveva intervistato tutti i principali sospettati dell’omicidio. E aggiunse che Hoffa fu fatto fuori quando era intenzionato a riprendersi il sindacato e a rimettere le mani sul fondo pensione dei lavoratori: in questa guerra di potere all’interno dell’organizzazione era disposto a svelare all’FBI i nomi di Sam Giancana (boss di Chicago) e Johnny Rosselli, molto influente a Las Vegas.

 

Chi era il boss John Roselli ingaggiato dalla CIA

John “Handsome Johnny” Roselli, chiamato anche Rosselli, era un mafioso molto influente di Chicago che però aiutò l’organizzazione criminale mafiosa a controllare Hollywood e la Strip di Las Vegas (dove ora sono locati i principali casinò).

Nei primi anni 60, Roselli fu reclutato dalla CIA, Central Intelligence Agency, per assassinare il leader cubano Fidel Castro, secondo un rapporto del Washington Post.

Il fatto che Hoffa volesse fare il suo nome, potrebbe aver messo in allarme molti boss che avevano fatto “affari” con lui in passato. E’ probabile che sia stato uno dei moventi principali del suo assassinio nel 1975.

 

Il fondo pensione del sindacato a rischio: l’intervento del Governo

Prestiti a basso tasso di interesse a personaggi influenti, era questa la chiave di Hoffa per mantenere il potere, ma una volta finito in carcere le cose cambiarono.

Anche per il giornalista John Smith del Las Vegas Review Journal, Jimmy Hoffa fu la banca più preziosa per molti mafiosi per costruire i casinò del Nevada negli anni ’60-’70.

Tali investimenti immobiliari nei casinò e negli hotel della città del peccato minacciarono l’integrità del fondo pensione dei Teamsters. Il Governo federale dovette intervenire per strapparlo dalle mani dei fiduciari corrotti e del crimine organizzato. Ci fu una battaglia legale che durò 5 anni.

Las Vegas, la mafia e i soldi dei Teamsters inconsapevoli che erano il filo diretto. Ma in Nevada la situazione iniziava ad essere insostenibile.

Una fonte cita un conflitto tra tre boss che si contesero il business illegale dello Stardust: si tratta di Frank Balistrieri di Milwaukee, James Licavoli di Cleveland e Nick Civella di Kansas City.

La mafia, in quegli anni, introdusse a Las Vegas un vero e proprio modello di business (illegale) ed i soldi gestiti da Hoffa erano il presupposto di quel ambizioso progetto.

 

 

NOTA DELL’AUTORE: I FATTI RIPORTATI SONO FRUTTO DI RICERCHE ORIGINALI SU PIU’ FONTI GIUDIZIARIE E GIORNALISTICHE

Fine prima parte – continua

Nella seconda parte parleremo di come la mafia riuscì a gestire i casinò di Vegas ed il successivo intervento del Governo a gamba tesa.

Nella terza parte dedicata a “The Irishman” faremo riferimento alle connessioni di Hoffa, dei Casinò di Cuba e dell’assassinio del presidente Kennedy, con altre ricerche originali.

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