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Ben Wilinofsky: “Sono depresso, e non c’è un perché”

Una recente foto di Ben 'NeverScaredB' WilinofskyBen “NeverScaredB” Wilinofsky, da oltre un anno, sta lottando con la depressione: un percorso difficile di cui è stato lui stesso a parlare, non ancora concluso ma che il canadese sta affrontando con coraggio.

Quel coraggio che, già nell’ottobre del 2012, lo portava a scrivere sul proprio blog: “Ho 24 anni, nessun capo a cui rispondere, ho abbastanza denaro da non dovermene preoccupare e la mia vita suscita l’invidia dei miei coetanei, sia giocatori che non”. Eppure, non basta.

“Quando dico a qualcuno che soffro di depressione, molti mi chiedono perché, visto che ad uno sguardo esterno appare inspiegabile. Il fatto è che non ha alcun senso perché non deve averne uno“.

Da allora è passato oltre un anno, Ben ha intrapreso un percorso di guarigione e consapevolezza che indubbiamente gli ha giovato, ma che non si è ancora concluso. Recentemente ha parlato dei suoi progressi in un’intervista concessa a Lee Davy, dove ha così descritto quello che sta vivendo.

“Guardandomi indietro, credo di aver cominciato a soffrire di depressione dall’età di 12 anni, visto che da allora non penso di essere stato capace di sentirmi felice per più di cinque giorni di seguito. Inizialmente credevo che dovessi affrontare questo malessere migliorando la mia vita e me stesso, ma poi mi sono accorto che stavo affrontando il problema nel modo sbagliato”.

Ad aprirgli gli occhi anche un documentario – Darkness and Hope – che parla di sportivi di successo che hanno avuto a che fare con questo disagio: “Nel mio caso, è una sorta di peso costante, che allontana da te l’ambizione e ogni desiderio di agire. Una mancanza di gioia e speranza, come se nulla valesse la pena, che ti spinge all’apatia”.

A distanza di tempo, “NeverScaredB” sta ancora lottando, avendo ben più di un motivo per farcela: “Ci sono stati giorni in cui dovevo chiedere ai miei genitori o amici di portare fuori il cane, perché io semplicemente non ci riuscivo. La depressione è diversa da ogni altra malattia perché non senti alcun cambiamento in te, diventa la normalità.
Quello che sto vivendo adesso però non penso che mi accompagnerà per sempre, ho molte cose fantastiche nella mia vita capaci di darmi speranza, a cominciare da mia madre e dalla mia ragazza”.  

Grazie al suo blog, dove Ben parla in modo approfondito di quello che sta vivendo e di come lo sta affrontando, molte persone hanno preso coscienza di accusare qualcosa di simile, decidendo di affrontare un malessere apparentemente senza nome.

Quando scoprimmo per la prima volta del disagio di Wilinofsky, ormai mesi fa, decidemmo in un primo momento di non parlarne, perché anche se fummo subito colpiti dallo spirito con cui stava vivendo questo difficile momento della sua vita ci sembrava qualcosa di troppo personale, di troppo delicato, temevamo di trasformarci in quegli sciacalli della cosiddetta informazione che tanto disprezziamo, e che pure troppo spesso vediamo spuntare attorno.

Il rischio che le parole in casi simili suonino comunque sbagliate rimane, ma questa consapevolezza – crediamo – non può inibire dal rendere note le difficoltà di qualcuno che abbiamo sempre dipinto come una sorta di eroe, che per sua stessa definizione non ha mai paura, ma non per questo vive una vita perfetta.

Anche un ragazzo intelligente e brillante come lui, ad un certo punto, scoprendosi in difficoltà ha sentito il bisogno di chiedere aiuto, perché in fondo – presto o tardi – chi non ne ha?