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Facebook, Google ed Apple: c’è chi dice no (e si mangia le mani)

Avere l’opportunità di avviare un’azienda di successo è il sogno di molti: come sarebbe la vostra vita se aveste avuto l’occasione di essere proprietari di una fetta rilevante di compagnie come Apple, Google o Facebook e per un motivo o per l’altro aveste detto di no? Se volete sapere come ci si sente, potete sempre chiedere a loro.

Per esempio a Joe Green, compagno di stanza di Mark Zukenberg al college che aveva collaborato insieme a lui al progetto di “Facemash” quando entrambi frequentavano Harvard. Siccome quel sito li mise nei guai con l’università, Green pensò bene di lasciar perdere quando Zukenberg gli propose di aiutarlo con il progetto di Facebook. Ma, se possibile, c’è anche a chi è andata peggio.

Quando sei un uomo come David Cowan – che lavora presso la Bessemer Venture Partners – di aziende su cui poter investire te ne passano sotto gli occhi un numero inimmaginabile, ed è quindi inevitabile che alcune di loro finiscano con l’esplodere senza che tu sia riuscito a metterci dei soldi sopra: gli è capitato con colossi come HP, Ebay, Paypal e FedEx, ma una le batte probabilmente tutte.

A cavallo fra il 1999 ed il 2000, infatti, una sua compagna di college gli parlò di questi due studenti di Standford, a cui aveva affittato il proprio garage mentre facevano ricerche su un nuovo motore di ricerca: Cowan si rifiutò di incontrarli, ma purtroppo per lui quegli studenti erano Sergey Brin e Larry Page, i fondatori di Google.

Se però pensate che la cosa peggiore sia perdere occasioni simili, vi sbagliate: in fondo, nessuno ha la sfera di cristallo, giusto? Ma che succede quando hai in mano delle azioni di una compagnia che varrà miliardi di dollari, e le vendi per un tozzo di pane?

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Basta fare una telefonata a Ronald Wayne, co-fondatore di Apple che decise di cedere il proprio 10% della compagnia per l’astronomica cifra di 800 dollari. Giusto per curiosità, pare che adesso il controvalore di quella “fetta” sarebbe nell’ordine dei quaranta miliardi di dollari. Ma c’è anche a chi accade il contrario.

Succede infatti che compagnie una volta sulla cresta dell’onda finiscano ben presto in rovina, e si trovino quindi a rifiutare offerte di acquisto astronomiche salvo poi svendere tutto per un prezzo ridicolmente più basso. Oggi infatti non troppi conoscono Digg, un sito lanciato sul finire del 2004 da Kevin Rose e venduto nell’estate del 2012 alla Betaworks per mezzo milione di dollari: un bel po’ di soldi, non è così?

Peccato che appena qualche anno prima la compagnia avesse rifiutato un’offerta d’acquisto per 80 milioni di dollari, e voci non confermate dicono che anche Google fosse pronta a mettere sul piatto 200 milioni di dollari: a volte, insomma, bisogna saper passare la mano.

Un dilemma, il loro, che ricorda quello vissuto da Walter White in “Breaking Bad”. Nella serie televisiva il protagonista aveva infatti venduto le proprie quote della “Gray Matter” al suo socio per 5.000 dollari, salvo veder poi lievitare il valore dell’azienda anni dopo ad oltre due miliardi di dollari: anche questo chiodo fisso lo spinse a produrre metanfetamine, ma speriamo che nessuno dei sopracitati segua il suo esempio…