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Minieri fuori da Stars: la provocazione di Adinolfi e le polemiche

dario-minieriIl divorzio tra Dario Minieri e PokerStars ha scatenato sui social network una serie di riflessioni e polemiche da record, a testimonianza che il personaggio ha sempre il suo appeal. Ed è proprio questo aspetto da tenere in seria considerazione quando si valuta se un pro sia o meno meritevole di indossare una patch.

Per questo motivo siamo certi che Minieri free agent sarà il pezzo forte del “poker mercato” 2014, sia in ottica italiana che internazionale, a prescindere dai risultati nei tornei.

In tutti i casi, la notizia di ieri ci ha sorpreso fino ad un certo punto, perché rientra nelle strategie marketing di PokerStars applicare un sistematico turnover nel team pro e cambiare spesso i volti dei testimonial.

L’intervento che più di tutti ha suscitato una reazione forte della community, con una spaccatura netta tra favorevoli e contrari, è quello dell’ex deputato e giornalista, Mario Adinolfi che spesso ha il merito di battersi in nome del poker nei principali salotti televisivi. Ecco cosa ha scritto su Facebook:

“Dario Minieri ha fatto senz’altro la storia del poker in Italia. Detto questo dalla fine del 2010 ad oggi ha vinto meno di sessantamila euro nei tornei live, neanche ventimila euro all’anno in media, a fronte di un investimento di PokerStars sulla sua persona che complessivamente nello stesso periodo è stato a sei zeri. Quando il mondo del poker imparerà a essere meno emotivo e a capire che questo è un comparto industriale, con logiche industriali, faremo un passo avanti. Suona sgradevole oggi nel giorno della commemorazione romantica, ma sono sicuro che con la sincerità faremo del bene a Dario e al futuro del poker italiano. Che deve imparare due cose: a comunicare efficacemente un’epica vincente e a far di conto. Dario non vinceva nulla da anni e l’investimento di PokerStars sulla sua figura era ingiustificato. So che è crudele, ma è così. Per fortuna è così. Vale in tutti gli ambiti competitivi ad economia matura. Che il poker impari ad esserlo”.

Sulla sua bacheca le polemiche sono state infinite, con una netta spaccatura tra favorevoli e contrari.

Ragioniamo, lasciando fuori dalla porta il romanticismo. Cerchiamo di valutare il tutto con logiche industriali. L’analisi di Adinolfi – questa volta – non convince per un semplice fatto: non si può valutare l’ “investimento Minieri” esclusivamente in termini di risultati nei tornei live, ignorando il ritorno d’immagine che può garantire un giocatore sotto molti altri punti di vista. Solo esperti marketing possono dare una valutazione attendibile sulla vicenda.

Siamo certi che anche PokerStars, dinanzi a questa dolorosa e sofferta decisione, abbia seguito criteri valutativi diversi, con un’analisi più ampia e profonda. Noi non conosciamo i numeri reali e risulta quindi difficile dire se è stata un’operazione giusta o sbagliata. Considerando i trend consolidati, oramai è arduo solo pensare che si segua la logica esclusiva dei risultati.

D’altronde i field si sono ampliati, la varianza è aumentata a dismisura anche per la maggiore competitività e preparazione dei partecipanti. Un testimonial medio potrà (salvo rush clamorosi) far parlare di sé nell’arco di un anno, un paio di volte per i risultati conseguiti nei tornei dal vivo. Le logiche sono diverse anche nel poker e c’è bisogno di un coinvolgimento a 360 gradi con il brand. La partecipazione deve essere quotidiana.

I primi a sostenere questo nuovo trend sono i guru americani dell’agenzia Poker Royalty che curano gli interessi dei principali professionisti (Negreanu, Hellmuth, Esfandiari, Brunson, Antonius, Vanessa Rousso, Hansen etc.) e che hanno inventato la professione dell’agente-procuratore anche nel poker, come negli sport professionistici. Hanno il polso del mercato e sanno quello che dicono. 

In Italia, gli stessi concetti sono stati applicati da molti manager, il primo a parlarne è stato Marco Trucco di Eurobet proprio in un’intervista con Assopoker.

E’ dal 2010 che le tendenze sono mutate, soprattutto a livello internazionale. Le poker rooms valutano l’ingaggio dei players in base a determinati criteri: immagine, capacità di comunicare sui social e con i media, partecipazione ai programmi televisivi, appeal etc.

La vita del testimonial nel poker è cambiata drasticamente, non basta più indossare una patch e sedersi ad un torneo, nella speranza di arrivare al tavolo finale televisivo. Alla fine, in modo paradossale, i risultati hanno un peso relativo.

Ci sono moltissimi pro vincenti che non hanno sponsor perché non sanno comunicare nel modo giusto o non riescono a vendere la loro immagine e poi ci sono veri e propri fenomeni mediatici: di Isildur1 (nel mondo) o di Minieri (in Italia) se ne parlerà sempre, a prescindere da tutto.

Discuti sul nostro forum del possibile divorzio dell’anno tra Dario Minieri e PokerStars

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post di Mario Adinolfi.