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Assopoker intervista il campione del mondo Hossein Ensan: “io e Sammartino siamo usciti entrambi campioni dalle WSOP”

Il campione del mondo in carica si racconta ad Assopoker da Praga durante la tappa di dicembre dell'European Poker Tour.

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08/01/2020 11:03

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Praga – Sono passati più o meno sei mesi da quando Hossein Ensan si è laureato campione del mondo vincendo il Main Event delle World Series of Poker nell’anno del suo cinquantenario.

Il secondo Main più affollato di sempre, dopo quello storico del 2006 in cui vinse Jamie Gold, e il primo a vedere un italiano raggiungere il testa a testa finale: Dario Sammartino.

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Dario Sammartino e Hossein Ensan (a destra) durante l’EPT Praga (foto by Stefano Atzei)

Dopo una bella pausa per le vacanze estive, Ensan si è rivisto sia a Barcellona per l’EPT che a Rozvadov per le WSOPE senza lasciare il segno, per poi ripresentarsi a Praga in occasione dell’ultima tappa dell’anno.

Per quanto non rappresenti l’avanguardia del pensiero pokeristico moderno, Hossein è uno che a poker sa giocare. Non si vincono per caso tredici milioni di dollari in carriera, non a certi livelli.

Ed è proprio con l’intento di comprendere qualcosa in più, qualcosa che solo chi ha assaggiato la vittoria può conoscere, che ci avviciniamo al campione in carica.

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Ci sono persone che, nelle situazioni critiche, si esaltano e danno il meglio di sè. Danno anche ciò che nessuno si aspetterebbe mai da loro, come se ci fosse una innata propensione nel gestire meglio degli altri la pressione.

Hossein Ensan, prima di vincere il braccialetto più prestigioso al mondo, ha sollevato al cielo la Picca del Main EPT proprio a Praga, nel 2015, dopo averla sfiorata l’anno precedente a Barcellona chiudendo al terzo posto. Vanta anche un altro final table all’EPT Malta.

 

Intervista del nostro inviato Stefano Atzei

Sappiamo quanto la fortuna sia coinvolta nell’esito più o meno felice di un torneo, ma ci viene difficile pensare che si tratti soltanto di coincidenze: tu nei momenti che contano riesci a dare il massimo, riesci a percorrere “the extra mile” come dicono oltremanica. Qual è il tuo segreto?

“L’esperienza è la chiave di tutto e credo che in questo gioco sia la cosa più importante. Ogni singola mano che mi sono trovato a giocare al Main Event, in un certo qual modo, l’avevo già giocata.

Ho una gran passione per il gioco e tanta, tanta esperienza. Cerco sempre di usare tutto ciò che ho imparato dagli errori commessi nei tornei precedenti per affrontare al meglio la situazione del momento. Ed ho un’ottima memoria…”

Analizzi molto il tuo gioco?

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“Sempre, specialmente quando sono al tavolo televisivo. Il mio gioco in fondo rimane lo stesso, sia che mi trovi di fronte alle telecamere che in un tavolo qualsiasi, ma al feature ho la possibilità di riguardare ogni singola mano per capire in che modo ho gestito una certa dinamica di gioco. E cerco sempre di farlo con un approccio costruttivo, con l’intento di capire dove migliorare.”

Prendi nota delle mani che giochi?

“Assolutamente sì, trovo che sia importantissimo.”

Al Main Event sei riuscito a ribaltare una situazione che dopo la prima mano sembrava compromessa, contro un avversario che sulla carta aveva la strada spianata per il successo finale.

Sei riuscito a ridimensionarlo guadagnando terreno pian piano e, a prescindere dal fatto che le carte abbiano sorriso più a te che a Dario, hai mostrato di essere sempre a tuo agio.

“Ero molto confident e in un torneo come il Main Event non puoi permetterti distrazioni, devi mantenere la concentrazione per tutto il tempo. Il mio focus era così alto che nel corso del testa a testa vedevo soltanto il dealer e il mio avversario. Tutto il chiasso e l’entusiasmo che proveniva dal rail? Non me ne rendevo nemmeno conto, ero concentratissimo, dico davvero!”

Nella mano cruciale ci hai messo una frazione di secondo a chiamare, eppure si trattava dello showdown più importante della tua carriera e non avevi il punto nut. Eri davvero “in the zone” in quel momento…

“Dario è uno dei migliori al mondo, ho un grandissimo rispetto per lui e inoltre è mio amico. E’ stato un momento fantastico, in realtà credo che da questo torneo siamo usciti entrambi vincitori. Per diventare campione hai bisogno di una buona run, di buone mani e arrivare al testa a testa è come aver vinto.”

CONTINUA…

fine prima parte – continua

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