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Marcello Marigliano: “perché ho smesso di giocare a poker”

marcello-mariglianoMarcello Marigliano è stato uno dei giocatori italiani protagonisti negli high stakes online di Full Tilt Poker fino a qualche anno fa. Da un po’ di mesi a questa parte però non si vede più ai tavoli e la sua assenza ha suscitato la curiosità di molti appassionati di poker.

Marcello, puoi spiegare ai lettori di Assopoker perché sei scomparso dai radar? Dove è finito luckexpress10?

Almeno per il momento ho deciso di mettere da parte il poker. E’ da 20 anni che sono nel mondo del gambling: la mia abilità principale è sempre stata quella di capire quando un gioco non fa più per me ed è meglio staccare la spina. Mi ricordo quando giocavo poker a 32 carte ed ho smesso. Spero di non farlo definitivamente con l’hold’em e l’omaha.

Cosa ti ha spinto a questo tipo di scelta drastica?

Innanzitutto la qualità media dei giocatori si è alzata troppo, non ci sono più fish in giro. Inoltre, la tipologia delle partite che mi piacevano non si trovano più.

Partite High Stakes?

A me piace giocare rispettando la legalità: nei casinò italiani capitavano solo occasionalmente in passato di giocare a buoni livelli, ora non più. Stesso discorso su internet: prima per noi italiani era possibile giocare sul dot com, ora essendo illegale non possiamo più farlo. Nei casinò questi giochi sono scomparsi, sia per questioni di trasferimento di denaro, sia per rischi connessi alla regolarità delle partite stesse. In Italia invece non mi risulta esserci action a quei livelli, almeno se si vuole giocare in ambienti legali.

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Le partite mid stakes non ti interessano?

Per me le partite a limiti più alti sono più facili, soprattutto da un punto di vista psicologico.

Per quale motivo?

E’ più facile leggere gli avversari: molte persone si trovano al limite delle loro possibilità. In questo caso emergono le debolezze psicologiche, i tells. Quando il giocatore è sotto pressione vengono fuori tante cose. Io ho una storia particolare, non ho motivazioni o pazienza a giocare i 10€/20€: perderei sicuro. Non voglio fare lo snob, è solo una considerazione collegata al mio rendimento. Chi gioca ai 5€/10€ gioca male ai 50€/100€ e lo stesso discorso vale all’inverso: io non ce la farei a giocare i 5€/10€.

Capitolo tornei: non ti vedremo più nei casinò?

Penso che parteciperò al WPT di Parigi, in quei giorni sarò in vacanza nella capitale francese ed ho deciso di approfittarne per divertimento e incontrare diversi amici. Ho iniziato pensando che il poker potesse rappresentare anche una professione, ma per me non è possibile: per fare i pro negli MTT devi accettare determinate regole come il multitable, per un numero di ore al giorno. Alla mia età è un lavoro che non sono in condizioni di fare.

Tu nasci come scommettitore professionista o sbaglio?

Si, il concetto di professionismo in Italia è difficile da poter applicare. Diciamo che ho creato discreti utili con le scommesse ma sempre su siti italiani legali. Ad oggi però i bookmakers sono diventati difficili da battere, per questo da tre, quattro anni mi sto dedicando alle schedine del Totocalcio. Sono tornate ad essere di nuovo interessanti.

Si? Dacci qualche dritta…

A volte offrono opportunità interessanti: l’altro giorno c’era un jackpot di 110.000€ su una raccolta di 240.000€. Con modelli e sistemi matematici intelligenti, si può giocare con speranza matematica positiva.

Quindi la schedina può tornare in auge secondo te?

Le persone hanno abbandonato la schedina ma a mio avviso ha ripreso la sua valenza. I bookmakers oramai sono diventati troppo bravi nel fare le quote, non c’è edge nelle scommesse. Io gioco la schedina sia in Italia che in Francia, dove sono residente per un certo periodo dell’anno. Si punta su 14 eventi e spesso ci sono jackpot molto interessanti. Ora viene restituito il 50% del giocato, in passato solo il 33%. In Francia addirittura il 70%.

Quanto scommetti a schedina?

Diciamo che dipende tutto dalla consistenza del jackpot. Se una schedina promette una vincita potenziale di 160.000€, secondo le mie regole matematiche è giusto scommettere il 10%, 16.000 euro. Ci sono programmi e sistemi con condizionamenti interessanti: con un investimento simile si coprono un numero importante di colonne.

Consigli per i comuni mortali?

Anche chi gioca più light, tipo 6/7 doppie, deve farlo con aspettativa di vincita positiva. Poi è logico che dipende dalla sorte. E’ un po’ come giocare a poker: ti siedi ad un tavolo con 3.000 iscritti. Hai una probabilità media di vincita di 1 su 3.000 ma se vinci fai jackpot perché il montepremi è molto alto. L’importante è che quando si gioca, bisogna sentirsi migliori degli avversari. Nelle schedine, giocare colonne può essere profittevole.

marcello-mariglianoQuando è profittevole?

Questo tema meriterebbe una trattazione a parte, si tratta di ragionamenti dettagliati. Dipende poi sempre dalla casualità però almeno qui è chiaro che le tasse le paghi alla fonte e non ti cercano più.

Chiara allusione all’operazione “All in”: anche tu sei stato oggetto di un accertamento fiscale?

Si, mi augurerei che ci fossero regole più chiare. Se poi si presentano e mi fanno leggere una norma che mi dice che devo pagare non ci sono problemi, ma almeno fateci scalare spese e buy-in. Non capisco per quale motivo se vado a premio in un torneo su cinque, non posso detrarre le spese di iscrizione dei quattro tornei dove ho perso, ma sono costretto a dichiarare il lordo e non il profitto effettivo. E’ una cosa ridicola questa. Ripeto, meglio regole chiare: sono il primo sostenitore della legalità ma con norme eque e precise.

La contestazione riguarda vincite maturate in casinò esteri?

Si, riguarda un torneo di tanti anni fa ed oltretutto ci sono imprecisioni anche sull’importo vinto.

Nella seconda parte parleremo della sua esperienza nei giochi high stakes e nelle scommesse sportive.

Fine prima parte – continua