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Daniel Negreanu Blog: le ante nei tornei (1° parte)

daniel negreanuCome influiscono le ante sulla struttura di un torneo di poker? Ce ne dà una propria visione il Pro di PokerStars Daniel Negreanu attraverso uno degli ultimi post del suo blog personale.

“Avevo promesso a Jason Mercier che avrei scritto un articolo sul perché la struttura delle ante in un torneo ha una relazione diretta con la mole di gioco prodotta in un singolo evento, per cui eccomi qua a mantenere l’impegno.

Innanzitutto, al contrario di quanto si ritenga in generale, le ante più piccole non creano affatto più azione, ma in realtà danneggiano il gioco post flop in maniera significativa, impattando troppo sul fattore abilità di ogni singolo torneo.

Non è la prima volta che mi lamento per questa cosa, e ora voglio spiegarvi il perché dei miei convincimenti attraverso una serie di punti esplicativi. Consideriamo innanzitutto il fattore M e l’average in Big Blind: ci sono differenze tra questi due indicatori in relazione all’aspettativa di durata all’interno di un torneo. L’M calcola infatti il numero di giri che si possono ancora fare prima che lo stack si esaurisca, per cui se ad esempio i bui sono 400/800 con 100 di ante in un tavolo a 9 giocatori, e vi restano ancora 8.400 chips, il vostro M sarà pari a 4 perché ogni giro vi costerà 2.100 gettoni. In termini di Big Blind ne avreste invece 10,5.

Le ante più basse vanno ad incrementare l’M, il che permette agli short stack di rimanere di più nella fase di “sopravvivenza” senza che avvertano troppo la pressione ad andare all-in. L’average dei Big Blind per giocatore è invece l’indicatore a cui dovreste far riferimeno per determinare quanto spazio di manovra c’è ancora nel torneo: maggiore sarà l’average è più gioco ci sarà postflop. Un evento che permette di mantenere una media alta di BB sarà certamente più tecnico, perché il gioco deep stack è ovviamente più complesso.

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Il problema, quindi, con i tornei dalle ante basse è che permette agli short stack di temporeggiare più a lungo (buon per loro, naturalmente), ma al contempo obbliga gli altri a restringere i propri range di apertura e a giocare più tight, perché magari al tavolo ci sono tre giocatori che viaggiano tra gli 8 e i 15 big blind.

In queste due strutture di esempio: A) 4.000/8.000 con ante di 1.000 e B) 4.000/8.000 con ante di 500, se avete 80.000 chips – in un tavolo da 9 – viaggerete allora sui 10 BB, ma l’M sarà rispettivamente pari a 3,8 e 4,8. E la differenza diventa più significativa se avete invece 20 BB, perché il vostro M sarà 7,6 per la situazione A e 9,7 per quella B.

Allora, perché tutto ciò in realtà non va bene? Mentre gli short stack aspetteranno più a lungo per andare all-in, il resto dei giocatori al tavolo avrà praticamente le mani legate, ed il torneo diventerà il festival dei push pre-flop. Gli stack grandi e medi saranno forzati ad agire impiegando lo stesso stile degli short, perché di questi ultimi ce ne saranno ancora tanti in giro visto che la struttura delle ante non li ha “obbligati” in precedenza a provare il colpo. (continua)