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Storie di Assopoker

Andrea Benelli: “sono il primo a fare il chiasso, ma al tavolo rischio di passare per presuntuoso”

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07/08/2019 18:35

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Dopo una piccola pausa estiva, sulla vostra rivista web preferita torna una delle rubriche più lette dai nostri affezionati amici, le Storie di Assopoker. 

Oggi riprendiamo alla grandissima con uno dei giocatori più forti e seguiti dell’intero panorama pokeristico italiano, Andrea Benelli.
Andrea è il classico toscanaccio di provincia, che bada al sodo, a cui piace la vita, senza mezzi termini.
Si è sempre comportato come pareva a lui, discreto, ma mai banale.
E lo abbiamo contattato, Andrea. Ed è venuta la solita, bellissima, storia.
Ciao Andre, innanzitutto grazie per aver voluto accettare il nostro invito per parlare con AP.
Tu rappresenti uno di quegli esempi di longevità di cui il poker italiano e internazionale non è esattamente pieno. Sei partito praticamente dagli inizi. Come hai conosciuto il mondo del poker e come te ne sei innamorato?
“Molti anni fa mio papà aveva un circolo e da ragazzetto, poco dopo aver studiato tre anni di superiori, ho smesso di andare a scuola e mi son messo a dare una mano ai miei. Quando poi esplose il Texas Hold’Em anche in Italia, giocai online, soprattutto cash game. I risultati non furono esaltanti fin da subito, era un poker totalmente diverso, ma alla fine decisi di buttarmi nell’esperienza live”.

Benelli al Final Table di Varsavia

Quali sono le persone alle quali ti sei affezionato più delle altre? Hai tenuto delle amicizie importanti dei primi tempi?

“All’inizio partivo a Sanremo nei primissimi circuiti live, ti ricorderai ad esempio King Solomon, con Fabrizio Ascari, Robert Binelli, Max Rosa, Swissy, ecco… quelli probabilmente furono i primi giocatori con cui cominciai a condividere le mie trasferte pokeristiche e i miei pareri sulle mani.
Quelli con cui invece ho ancora un rapporto di stupenda amicizia sono lo stesso Claudio, (Rinaldi ndr), Dario Sammartino, Alessio Isaia. Ognuno ha preso le sue strade, ma alla fine ci sentiamo sempre con una certa frequenza e con piacere”.
Come si riesce a stare sulla cresta dell’onda per così tanto tempo?
Non è facile stare tanti anni in sella al giochino. Esso si è evoluto tantissimo, non è più come prima che i tornei erano meno difficili di adesso. Io ho cercato di difendermi in tutti questi anni e in qualche modo ci sono sempre riuscito.
Io ricordo un Tavolo Finale ad un EPT, quinta stagione, Varsavia nel 2008, al termine del quale chiudesti settimo e Dario Minieri terzo. Che ricordi ti lasciano esperienze di quel tipo?
“Lo ricordo come il mio primo tavolo finale importante, quello di Varsavia con Darietto Minieri. È qualcosa che ti lascia dentro un’emozione incredibile, qualcosa che mi rimarrà dentro per sempre”.
Non ricordo, se non qualche sparuto caso, di una gran carriera online da parte tua. Sbaglio o prediligi il live?
Da sempre ho preferito il live all’online, anche se i miei periodi di maggiore presenza davanti al computer hanno sempre e solo riguardato il cash game, davvero raramente i tornei, o altre discipline”.
Quali sono stati i tuoi momenti peggiori? Ci sono state delle situazioni difficili da risolvere? Come ne sei uscito?
“Come tutti i giocatori che stanno al tavolo da tanto tempo, ho avuto i miei momenti di difficoltà, anche abbastanza pesanti, non mi vergogno a dirlo. Ma anche in quei momenti ho sempre cercato di tenermi a galla senza mai buttarmi giù. Alla fine ciò che è importante è per prima cosa la salute e la famiglia dalla quale trai quella linfa vitale che ti serve per uscire dai momenti bui, ma questo pensa che valga per tutte le professioni”.

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Noi ci conosciamo, penso, almeno una dozzina di anni e, questo non lo sai perchè credo di non avertelo mai detto, mi ha sempre fatto impazzire mettermi a guardare le tue mani perchè ho sempre notato che uscissi da situazioni difficili utilizzando soluzioni al Turn completamente fuori di testa, tanto da considerarti il miglior giocatore che io abbia mai visto su quella singola street. Era, ed è, solo una mia impressione?
“Vero, io e te ci conosciamo da tantissimi anni e a parlare con te mi vengono quasi i brividi, a ripensare alle trasferte, alle avventure, alle risate. Purtroppo non ci sono i circuiti che c’erano una volta, sono stati sostituiti da altri, purtroppo in Italia si gioca sempre meno.
Anche se qualcuno di questi tornei è davvero bene organizzato, giocare con 2.000 o 3.000 persone non è mai facile, e, soprattutto, non è facile arrivare tra i primi.
A parte che me lo dicesti in altre occasioni, è vero, il turn è veramente una strada fondamentale per il mio gioco, la preparazione della mano è spesso costruita nella mia testa per inventarmi qualcosa in quella street, che sia per valore o che sia in bluff”.
La maschera, il volto e il modo di fare di Andrea Benelli, sono una delle cose più accattivanti del circuito pokeristico. Molti dei tuoi amici fanno a gara per passare una serata, una cena con te. Il video di Eros Nastasi divenuto virale al Final Table di Skimizzi è un pezzo di storia del poker italiano che fa ancora oggi ridere. Ti sei mai chiesto per quale motivo sia così?
“Vero anche questo. Durante gli anni, dopo che dai e prendi cornate di ogni tipo, impari, per forza, a rimanere concentrato al tavolo, anche perchè, se è vero, come credo sia vero, che un giocatore come me abbia una certa edge sulla maggior parte del field italiano, è altrettanto vero che tu quella edge la devi dimostrare sul campo. A parole non serve. Poi quando finisce il gioco, il torneo, sono sempre il primo “a fare il chiasso” come si dice in Toscana, il primo a organizzare, bevute, mangiate a fare dei video divertenti come quello di Eros, che è veramente passato alla storia, non so quante visualizzazioni ha fatto e quando lo rivedo mi scappa da ridere come se fosse sempre la prima volta”.
Dai quasi l’impressione di avere una doppia personalità: quella al tavolo, sempre molto serio, composto, concentrato. E quella fuori dal tavolo, un po’ sbarazzina, da eterno bambino alla ricerca del divertimento. Come riesci a dividere le due cose?
Non penso di avere una doppia personalità, penso che sia semplicemente una dote innata quella di saper spezzare e suddividere bene le due cose. Alcune volte mi è capitato di sentire persone che mi hanno scambiato per presuntuoso o antipatico, ma non è così, anzi penso di essere sempre piuttosto umile e disponibile con tutti. Anche con quelli che magari ti hanno visto nei blog, oppure in qualche video in streaming e ti raccontano delle mani banalissime che faresti volentieri a meno di sentire, perchè quei colpi tu, invece, li reputi normalissimi. Ho sempre pensato che regalare un sorriso a tutti, non costi davvero nessuna fatica.

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