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Strategia badugi: i consigli di Chris “DeathDonkey” Vitch

Scritto da
24/12/2011 11:14

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Chris 'DeathDonkey' Vitch alle WSOPChris “DeathDonkey” Vitch è un affermato professionista di poker e stimato coach, considerato su 2+2 una delle autorità del forum, quando si parla di Badugi.

Quello che vi riportiamo non è altro che un estratto di un suo articolo introduttivo al Badugi, gioco apparso nelle poker room da circa un paio d’anni, che pur non essendo praticato su vasta scala  vanta comunque una sua cerchia di appassionati.

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“C’è una sorta di aura leggendaria attorno al Badugi, perché è una variante di poker su cui non esiste letteratura – esordisce l’autore – un po’ perché è poco praticato, un po’ perché chi lo sa giocare bene non vuole che la massa venga educata a questo. Viene visto come un gioco di poker dove le abilità richieste sono minime, adatto ai gambler, e molti giocatori vi si approcciano con questa idea in testa”. A tutto vantaggio, evidentemente, di chi ha ben chiaro che le cose non stanno così.

Si tratta di un gioco simile al 2-7 triple draw, e chi non conoscesse le regole del badugi può trovarle in un nostro articolo precedente. Andiamo quindi al succo della questione, ovvero a consigli di strategia sul Badugi dati da un esperto.

“Il modo migliore in cui posso descrivere come si svolge una partita, è suddividendola in due sottoparti ideali, mettiamo A e B. La situazione A è quella in cui nessuno si dichiara servito fin dall’inizio, la situazione B è quella in cui un giocatore si dà servito, il che può comportare due cose: che abbia un badugi o che sia assolutamente in bianco”.

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Chris Vitch ci tiene subito a sottolineare un paio di concetti a lui cari: “Supponiamo che nessuno si sia dato servito: è fondamentale che vi rendiate conto se il vostro draw sia il migliore possibile o meno. Questo perché nel badugi il migliore draw possibile è in realtà il nuts momentaneo. Se nessuno migliora la sua mano, vincerete allo showdown con quello”.

Questo porta “DeathDonkey” a voler scardinare uno degli errori più comuni: “In generale, i giocatori sono troppo passivi con ottime two-card-hands, mentre giocano troppo aggressivamente brutte three-card-hands. E’ meglio una starting hand come A2xy, piuttosto che 678x. Quest’ultima deve trovare un badugi per sentirsi a proprio agio, mentre quando migliorate il vostro A2xy avrete una forte three-card-hand. Fra l’altro, è più probabile che si verifichi quest’ultima ipotesi, rispetto alla precedente”.

Ammettiamo invece che qualcuno si dia servito fin dall’inizio, polarizzando il proprio range fra badugi ed air. Questo cambia di molto la vostra situazione: “Un badugi servito come KQJT è in coinflip contro la best three-card-hand, A23x. Dovete quindi assicurarvi di avere le pot odds giuste per cercare di trovare un badugi migliore del suo”.

Sottolinea infatti “DeathDonkey”: “Se la situazione A si basa tutta sulla lettura delle mani avversarie – identificando ad esempio i fish in coloro che permettono agli avversari di draware a poco prezzo – la situazione B è legata alla statistica, ed è in qualche modo più robotica della prima, meno adatta a giocate particolari”.

Il badugi, come del resto tute le varianti di poker, ha bisogno di essere consolidato dall’esperienza per poter essere giocato in modo “confident”: partendo dai punti sottolineati da Chris “DeathDonkey” Vitch sarete certamente sulla giusta strada.