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Analisi di una mano con Daniel Negreanu: una piccola lezione di psicologia del poker

Scritto da
07/12/2010 08:07

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Un po’ come capita nei film polizieschi, dove all’arresto di un sospettato l’investigatore di turno lo avverte che tutto quello che dirà potrà essere usato contro di lui, anche per campioni come Daniel Negreanu ogni singola informazione al tavolo può essere sfruttata per outplayare un avversario.

Ed infatti è quello che ci dimostra in questo spot giocato al WPT Championship del 2010, un torneo da 25.000 dollari di buy-in ospitato dal Bellagio di Las Vegas.

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Con bui 100/200, l’azione arriva allo small blind che open-raisa di 600. Negreanu, in posizione di big blind, 3-betta fino a 2.000, ripetendo esattamente la stessa sequenza di puntate che si era verificata qualche mano prima quando Daniel aveva hero-callato con K5 un tentativo di bluff dello stesso avversario. “Avevo fatto di nuovo 2.000, ma questa volta con un coppia di otto” racconta Negreanu, “e dopo il mio re-raise l’altro giocatore mi ha subito detto che se l’aspettava una mossa del genere. Da quel suo commento ho capito che potevo value-bettare anche mani più weak, tanto probabilmente mi avrebbe callato light”.

L’oppo da small blind aggiunge le altre chips ed il flop si presenta con 10 10 7 . Check di villain e Negreanu betta 2.800: “Probabilmente non aveva un altro 10 se due erano già sul board” continua Daniel, che in carriera ha vinto quattro braccialetti delle WSOP e due titoli del World Poker Tour. “Lui ha fatto call ed ho subito pensato che avrebbe invece rilanciato se avesse avuto una coppia alta. Quel suo flat-call mi sembrava piuttosto weak, tipo a seguire con una mano come A-high o qualcosa del genere.”

Sul turn scende un 5 : lo small blind checka di nuovo mentre Daniel punta invece altri 4.200. “Era una value bet: con A-high mi avrebbe chiamato ancora”. La previsione è giusta perché infatti arriva il call ed il dealer può così girare il river che è un 2 . Villain opta ancora per un check e Negreanu spinge nel piatto altre 10.000 chips. “Poteva mettermi su un missed draw, e quindi ritenere che il suo A-high fosse comunque buono. Infatti mi ha chiamato, e poi ha buttato le carte nel muck di fronte alla mia coppia di otto.”

“Vedete”, conclude il Pro di PokerStars, “valutare lo stato psicologico di un avversario, grazie ad alcune mani giocate in precedenza, può essere di grande aiuto quando si torna ad affrontarlo di nuovo a poca distanza di tempo. Su quel board ho giocato abbastanza tranquillo, perché sapevo in che stato mentale fosse l’altro. E’ stato facile exploitarlo ed ottenere il massimo valore. Probabilmente, invece, contro un opponent sconosciuto non avrei bettato al river. Mi sarei limitato ad un check nella speranza di poter comunque vincere il piatto.”

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