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Fantasy Sports boom! Fenomeno da $ 70 miliardi e 41 milioni di utenti

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La scorsa settimana il noto player high stakes Brian Hastings ha sfiorato la vittoria nel Millionaire Maker di DraftKings. Alla fine il milione di dollari è finito nelle tasche di un altro poker pro: Matt “SamENole” Smith.

Negli States l’attenzione dei media è focalizzata sulla possibile regolamentazione del poker e del betting online ma i Fantasy Sports stanno cannibalizzando la liquidità del mercato e nessuno sembra accorgersene.

La popolarità di questi giochi legati agli sport professionisti americani, è incredibile. Nel Millionaire Maker, per fare un esempio, si può partecipare versando un buy-in di 27 dollari. La scorsa settimana, il montepremi ha toccato i 2,2 milioni. I team iscritti nel week end sono stati 92.400. Numeri pazzeschi se paragonati a qualsiasi gioco online. Ma esistono leghe di ogni tipo, con regole chiare e rigorose. In alcuni casi, i team sono gestiti come vere e proprie franchigie, con giocatori vincolati per anni ai fanta-manager.

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In modo del tutto paradossale, il fantacalcio in salsa a stelle e strisce non rientra nei divieti dell’UIGEA, non essendo ritenuto un gioco d’azzardo (ma il poker lo è?) e in rete si è creato un business pazzesco.

Alla fine, si tratta di un gioco e di  un modo più sofisticato per “scommettere” e questo aspetto sta levando spazio vitale soprattutto al betting sportivo (soffocato da una regolamentazione che lo rende lecito sono in pochi stati) ma anche agli altri giochi online.

I colossi che controllano il settore sono Yahoo Sports ed ESPN ma c’è spazio per tutti. Proprio un network di media grandezza, come DraftKings, può vantare 41 milioni di utenti registrati tra Stati Uniti e Canada. Non a caso, ad agosto un fondo d’investimento ha deciso di finanziare la piattaforma per 40 milioni di dollari.

Wall Street oramai investe e scommette negli Sport Fantasy che hanno riscosso un successo superiore al fantacalcio in Italia, per un semplice motivo: il calcolo sull’esito degli incontri avviene in modo più obiettivo, sfruttando le statistiche degli sport americani.

Il fantacalcio, al contrario si basa sulle pagelle dei quotidiani sportivi, ovvero su valutazioni soggettive dei giornalisti. La varianza è inoltre più accentuata.

Negli States invece ci sono regole oggettive e rigide, che fanno dei Fantasy Sport dei veri e propri skill games. Per alcuni si tratta di una scienza (quasi) esatta.

Inoltre c’è da calcolare una liquidità diversa: negli USA tutto è amplificato e il potere di spesa è superiore. Però il successo del FantaFootball, ad esempio, non è paragonabile neanche al poker online, durante il suo boom.

Il bombardamento pubblicitario sui network televisivi (ESPN su tutte) è impressionante.

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Un altro business collaterale è rappresentato della “stampa” di settore: sempre più blog offrono preziose statistiche a pagamento.

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Diversi grinder hanno deciso di abbandonare il poker per studiare e monitorare le leghe professionistiche come NFL, NBA, NHL etc. L’ultimo è stato Anthonty ‘TPiranha’ Pirone che ha annunciato il suo addio al texas hold’em per i fantasy sports.

Il business è notevole. La Fantasy Sports Trade Association stima che 32 milioni di americani spendono circa 467 dollari all’anno: circa 15 miliardi complessivi.

Lo sport più seguito e “scommesso” è il Football americano: con circa 11 miliardi di spesa. E bene, le cifre fanno paura perché la lega professionistica NFL ha un turnover annuale pari a 10 miliardi di dollari. In poche parole, il prodotto “derivato” è cresciuto più del mercato principale.

Forbes, nel 2013, addirittura ha pubblicato stime impressionanti sul mercato: calcolando anche il tempo impiegato in media da ogni singolo utente per gestire un team (circa 3 ore a settimana), il mercato può arrivare anche ad un giro d’affari di 70 miliardi di dollari. Cifre forse esagerate e gonfiate, ma i dati sul Fantasy Football sono comunque reali ed impressionanti.

Questo tipo di gioco inoltre è destinato a crescere perché difficilmente gli appassionati di sport diminuiranno in futuro. E l’industria del betting dovrà comunque fare i conti con questo fenomeno (tutto nord americano) se un giorno le scommesse dovessero essere legalizzate anche online negli States.

Editor in Chief Assopoker. Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo.