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Negli USA: si alla marijuana, carcere per chi gioca a poker

gregoire-pokerNegli stati di Washington e del Colorado è stato dato il via libera all’uso ricreativo della marijuana, a seguito dell’esito positivo dei referendum popolari tenuti una settimana fa. Chi pensa però a misure adottate in nome della libertà di scelta individuale si sbaglia di grosso ed è fuori strada. Negli stessi stati, chi gioca a poker online rischia il carcere.

Pokeristi: pene detentive
Nello stato di Washington, il poker su internet è considerato un crimine di classe C: si rischia una pena detentiva pesante, la stessa riservata ai pedofili o alla guida in stato di ebbrezza reiterata. La misura restrittiva nei confronti dei pokeristi è stata voluta dalla governatrice uscente Christine Gregoire. Chi si fa sorprendere online con le carte in mano, rischia guai grossi da quelle parti.

Carcere per l’online, high stakes per il live
Ma perché si è arrivati a tanto? E’ tutta una questione di business? Senza dubbio, considerando che è lecito giocare live ma non online. Le pene sono previste solo per favorire il business delle sale da gioco locali. Lo affermiamo con certezza perché la stessa governatrice, nel 2007 (durante il primo mandato) aveva supervisionato un accordo con le tribù indiane locali (che gestiscono i casinò) per aumentare il numero di slot machine (4.700) e un limite più alto a puntata fino a 20 dollari! Inoltre era stata permessa l’apertura di tavoli high stakes per il blackjack ed il poker!

Tutta una questione di business
Dietro ad ogni norma o proposta (come può essere un referendum) ci sono sempre interessi economici rilevanti. Con la legalizzazione della “maria” sono stati stimati ricavi per oltre mezzo miliardo di dollari per le casse dei due stati (ma c’è chi prevede, tra i favorevoli al proibizionismo, entrate molto più contenute, soprattutto a causa dei danni collaterali). Sarà applicata una tripla tassa del 25%: la prima calcolata sul passaggio dal coltivatore all’intermediario, la seconda allo scambio con il distributore e la terza che grava sul consumatore. Il business è senza dubbio importante per il fisco.

Affare da 13,7 miliardi
Secondo uno studio condotto da 300 economisti (tra cui alcuni premi Nobel), nel caso in cui la legalizzazione dovesse essere estesa a tutti i 50 stati, si avrebbe un risparmio di 13,7 miliardi di dollari annui. Secondo l’esperto in Economia, Harvard Jeffrey Miron, il governo federale risparmierebbe 7,7 miliardi spesi per la prevenzione e per far rispettare i divieti attuali, con 750mila persone arrestate ogni anno per detenzione illegale. Altri 6 miliardi arriverebbero dalle tasse applicate sulla commercializzazione.

Referendum federale?
In Colorado il referendum ha ottenuto il 53% dei consensi e nello stato di Washington ha riscontrato il 55% delle preferenze dei votanti. E’ stato bocciato in Oregon, mentre in Massachusetts è stata data luce verde per l’uso medico della marijuana, come già avviene in altri 17 Stati più il District of Columbia. In poche parole in una ventina di stati l’uso è già autorizzato e la prospettiva di un business colossale per l’erario sta convincendo una parte dell’opinione pubblica a promuovere un referendum federale.

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Anatre zoppe
Negli USA però non funziona sempre così e la libertà di scelta individuale in alcuni casi viene calpestata. Chi vuole la legalizzazione del poker online riscontra resistenze molto più feroci. Il partito repubblicano (che controlla la Camera) è intransigente sul gioco online. Il senatore democratico Harry Reid sta provando a far passare un disegno di legge pro poker, facendo leva su una cinquantina di ‘anatre zoppe‘ (i deputati in scadenza di mandato che non sono stati rieletti) ma la sua impresa pare ardua.

Il Poker online vale ‘solo’ 156 milioni
Il falsi moralisti c’entrano poco, così come le libertà individuali; è solo una questione di business e di numeri: la legge di Reid porterebbe entrate minime rispetto alla legalizzazione delle droghe leggere. In particolare, il disegno di legge (seppur appoggiato dalla potente lobby di Las Vegas guidata da MGM e Caesars E.) prevede la liceità in rete solo per il poker e vieterebbe le scommesse sportive ed i casinò online. Lo stesso senatore ha previsto l’applicazione di un’aliquota del 16%  (il 14% andrebbe diretta nelle casse dell’IRS) sul rake lordo.

poker-onlineFacciamo due calcoli: nel 2010, le rooms che operavano (senza autorizzazioni) negli USA prima del black friday, avevano registrato profitti complessivi (rake) pari a 981 milioni di dollari annui, quasi un miliardo (secondo uno studio condotto dalle Università di Amburgo e del Nevada). Con la tassazione prevista da Reid, per lo stato federale si arriverebbe a 156,9 milioni di dollari. Nulla in confronto ad altre liberalizzazioni.

Mercato interstatale
Tra pochi mesi partirà il mercato nel Nevada: 4 milioni di residenti potranno giocare sulle undici piattaforme autorizzate, con un sistema fiscale molto favorevole (6,75% sul rake lordo). La Gambling Commission di Las Vegas sta però lavorando con altre 10 realtà (esclusi naturalmente Colorado e Washington) per allargare la liquidità e creare un interessante mercato interstatale interno, ma i pokeristi dovranno sempre stare attenti ed in allerta, perché in certi stati non si scherza…

Editor in Chief Assopoker. Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo.