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Poker Usa: il colpo di mano di Reid contro le room estere

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18/09/2012 15:47

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harry-reidNegli States, il partito Repubblicano ha dichiarato guerra al gambling online, i Democratici invece hanno preferito non prendere una posizione ufficiale in merito ad una futura legge federale ma nel loro programma di governo (per i prossimi quattro anni), non vi è – neanche per sbaglio – la parola poker.

In un contesto decisamente sfavorevole, nel difficile scacchiere di Capitol Hill, si sta muovendo con astuzia, il potentissimo Senatore, eletto nel Nevada, Harry Reid, uomo di fiducia di Caesars, MGM e della temibile lobby di Las Vegas. E’ giusto premettere che l’operazione è a dir poco difficile però potrebbe ottenere risultati favorevoli insperati.

Reid ha cambiato strategia: questa volta non proverà un altro “golpe” solo con la forza e i numeri che possono offrire le anatre zoppe (i parlamentari a fine mandato che non saranno rieletti) come fece nel 2010, quando provò a far passare un suo disegno legge a favore del poker online ma ostativo nei confronti di tutti i siti che, in quel momento, stavano operando offshore.

Il leader dei democratici in Senato, ha studiato un piano preciso per riuscire a conquistare anche i più scettici e soprattutto aggirare il partito dell’anti-gambling. Insieme a Jon Kyl, ha redatto un disegno legge che prevede un rafforzamento della normativa restrittiva dell’UIGEA (ed anche del Wire Act), sempre più intransigente nei confronti dei bookmakers e casinò online.

In poche parole, saranno previste misure ancora più rigorose e repressive per tutte quelle piattaforme che operano in maniera non autorizzata (al momento sono vietate dall’UIGEA solo le transazioni finanziarie e bancarie ma non la raccolta gioco).

Il testo però prevede un’eccezione per il poker online e le scommesse ippiche fuori dagli ippodromi. D’altronde, Reid si fa forte della recente interpretazione del Dipartimento di Giustizia sul Wire Act che esclude il poker dall’ambito di applicazione di questa vecchia legge degli anni ’60.

poker-americanoIn questo modo Reid accontenterebbe l’opinione pubblica e i falsi moralisti, ed in particolare i Repubblicani che dinanzi al loro elettorato, mostrerebbero i muscoli e misure ancor più rigorose verso il gioco online (con i nuovi limiti UIGEA rafforzati).

Il partito conservatore è da sempre contrario ad ogni forma di gambling su internet, soprattutto per indebolire l’industria dell’e-gaming e arginare il problema della corruzione nello sport con le scommesse (le leghe professionistiche NBA, NFL e NHL sono contrarie e spingono i Repubblicani ad una politica rigorosa per il web). Con il piano di Reid, lo spauracchio del betting sarebbe scongiurato.

Sarà inoltre istituito un ufficio di supervisione per il poker online che farà parte del Dipartimento del Commercio e che sarà finanziato con una parte della tassazione prevista (il 2% del rake andrà a finanziare proprio questa nuova autorità).

In questo modo il poker potrebbe trovare finalmente una sua disciplina a livello federale: il disegno legge però non ha la pretesa di scavalcare la volontà degli Stati. Ogni assemblea statale dovrà votare la legge firmata da Reid per permettere la disciplina del poker online entro i propri confini.

Previsto, per il momento, un mercato chiuso alla liquidità internazionale ma sarebbe, pur sempre, una buona notizia per l’industria dell’e-gaming che, nel giro di un anno, vedrebbe i due principali mercati (USA e Germania) verso la legalizzazione, con un boom di ricavi inaspettato.

Nel caso di fallimento dell’UIGEA 2, la lobby di Las Vegas ha un piano alternativo: forzare la mano ed allargare la liquidità del Nevada (il mercato online interno sarà presto realtà) agli altri stati dove non è vietato il poker, in modo da creare una piattaforma interstatale.

Harry Reid tiene gelosamente custodito nel cassetto il suo disegno legge ma emergono le prime indiscrezioni: le licenze di gioco, nei primi due anni, saranno concesse solo ai casinò già autorizzati negli States. 

Le rooms come Full Tilt Poker e PokerStars.com che hanno operato offshore nel recente passato, non potranno entrare nel nuovo mercato a stelle e strisce prima di 5 anni. Stesso discorso per i network che operano ad oggi come Merge e Revolution.

Reid insomma sembra apparecchiare la tavola per le major di Las Vegas. D’altronde questa mossa era facilmente prevedibile.

Il Dipartimento di Giustizia ha firmato un accordo con PokerStars.com che non prevede alcuna pregiudiziale per il rientro di Stars e Full Tilt, a condizione che la legge lo permetta. In poche parole, il DoJ non opporrà alcun veto ma l’ultima parola spetterà – naturalmente – al legislatore federale o statale e Reid sembra orientato alla protezione degli interessi dei propri sponsor elettorali.

Vediamo quali sono i punti chiave del disegno legge Reid-Kyl:

  • harry-reid-usaLa tassazione prevista è  del 16% sul rake lordo: il 2% andrà al Governo federale e il 14% allo stato o alla tribù (gli indiani gestiscono nelle riserve diversi casinò). Il livello di prelievo fiscale è notevolmente superiore a quello previsto in Nevada (solo del 6,75%) ma in linea con l’aliquota applicata in Gran Bretagna (15%). E’ inoltre nettamente favorevole rispetto a Francia (35%-40%), Italia (20%), Spagna (25%), Danimarca (25%).
  • Prevista anche una white list per i gestori delle carte di credito che potranno operare e gestire le operazioni con le rooms.
  • Mercato chiuso alla liquidità internazionale
  • Nei primi due anni le licenze per il poker online saranno assegnate solo ai casinò terrestri statunitensi.
  • Per cinque anni sarà impedito l’accesso alle rooms che hanno operato offshore.

Le probabilità di successo (considerando il contesto politico) non sono alte, ma la strategia individuata da Reid (legalizzare il poker online, con una legge travestita da “UIGEA 2“, dai contenuti ultra conservatrici contro il gioco su internet) in tutti i casi è giusta e potrebbe anche convincere l’opinione pubblica statunitense.

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