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Sheldon Adelson finanzia Trump per il Russia Gate: donati $500.000 e per l’online sono dolori

Sheldon Adelson, il nemico numero 1 per il poker online negli Stati Uniti, sta finanziando nuovamente Trump nella battaglia legale del Russia Gate.

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03/02/2019 20:15

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Sheldon Adelson, principale finanziatore della campagna elettorale del Partito Repubblicano nonché presidente di Las Vegas Sands (operatore di casinò numero uno al mondo) è noto per la sua campagna lobbistica contro il gioco online.

Donald Trump vicino a Sheldon e Miriem Adelson il giorno del suo giuramento a presidente degli Stati Uniti

Non a caso, da quando i Repubblicani sono entrati alla Casa Bianca, è cambiata – non a caso – la politica del Dipartimento di Giustizia (le nomine dei vertici sono affidate al Governo) verso l’online. Prima delle dimissioni dell’ultra conservatore (accusato in passato di razzismo) Jeff Session il DoJ si è inventato una bella re-interpretazione del Wire Act, un’anacronistica legge federale voluta dai fratelli Kennedy nel 1961 per frenare l’ascesa delle scommesse telefoniche in tutti gli Stati. Anche il poker online – dopo l’ultimo aggiornamento – rientra nell’ambito di applicazione di questa legge federale che mette a grosso rischio la liquidità condivisa inter-statale.

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Adelson è stato promotore del “Restoration of America’s Wire Act” (RAWA) e a forza di finanziare il partito di Donald Trump è riuscito ad ottenere quello che voleva.

Il Wall Street Journal punta il dito proprio su questo stretto legame tra Adelson e Trump (come del resto avevamo previsto in tempi non sospetti) che ha portato al RAWA. Il giornale economico sostiene che questo cambio di rotta sia stato imposto ed ispirato al Dipartimento di Giustizia nell’aprile del 2018 da un lobbista molto vicino ad Adelson. Accuse mirate e dettagliate. Ma non ci voleva molta fantasia per capire chi fosse il regista di questa contro-rivoluzione, alquanto ridicola, considerando che stiamo vivendo in un’epoca digitale. Ma negli States, le logiche della politica sono queste ed è apprezzabile che siano almeno sotto la luce del sole.

 

L’ultimo atto di questa saga, vede Sheldon Adelson e sua moglie Miriam donare 500.000$ per il Patriot Legal Expense Fund Trust. Si tratta di una raccolta fondi per sostenere le spese legali per lo scandalo “Russia gate” che vede coinvolto e sotto indagine il presidente in carica Trump, nel mirino del procuratore Robert Mueller che sta investigando sulle eventuali interferenze del Governo russo nelle elezioni presidenziali del 2016 che hanno visto trionfare The Donald.

Sono sempre più stretti gli interessi tra Adelson e Trump: la moglie Miriam lo scorso novembre è stata insignita della Medaglia d’onore per la libertà assegnata dal presidente solo a pochi eletti o elette. Lo stesso Adelson è uno dei principali finanziatori dello Stato d’Israele ed ha gradito la politica estera di Trump riguardo il Medio Oriente.

Adelson sta guidando la lobby dei casinò terrestri statunitensi nel crowdfunding per pagare le spese legali e tutelare l’attuale inquilino della Casa Bianca.

Phil Ruffin insieme alla moglie

Il presidente di Las Vegas Sands non è da solo: un altro boss dei casinò è in prima linea in questa raccolta fondi. Si tratta di Phil Ruffin,uno degli uomini più ricchi d’America. Ha costruito la sua fortuna gestendo sale da gioco e ippodromi e poi diversificando nell’immobiliare. E’ un grande amico di Donald Trump e un giocatore di poker. In realtà nell’ambiente è conosciuto per essere un fish degli high stakes.

Phil Ruffin è proprietario del Treasure Island e co-proprietario del Trump International di Las Vegas.

Ma poco importa: la lobby dei casinò terrestri si sta spaccando e la partita contro MGM e Caesars (che hanno forti interessi nell’online e con il Partito Democratico) la stanno stavincendo Adelson e Ruffin, mentre Wynn rimane più defilato dopo i recenti scandali sessuali.

Purtroppo per l’online ci sono poche speranze negli Stati Uniti, almeno fino a quando il partito Repubblicano sarà alla Casa Bianca e controllerà almeno un ramo del Congresso.

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