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Verso il Monopolio: PokerStars compra PartyPoker? E’ un bene per il Poker?

L’11 settembre 2001 è una data che in pochi scorderanno, anche nel poker online. Proprio quel giorno, Isai Scheinberg ha donato la vita alla sua creatura, destinata a diventare la prima room mondiale a seguito dell’approvazione della legge UIGEA, superando PartyPoker.

Siamo qui, dopo 14 anni a discutere se Stars rileverà la storica e diretta rivale, con implicazioni importanti sulla concorrenza del settore.

Il gruppo PokerStars, guidato da Amaya, sembra intenzionato a mettere le mani su PartyPoker, come ha rivelato Alex Dreyfus e come confermano i comunicati stampa pre-offerta da parte di GVC nei confronti di Bwin.party.

Fuori dai denti: in caso di vendita si creerebbe un regime di Monopolio a tutti gli effetti, a tal punto che attenti analisti si domandano se non sia necessario l’intervento dell’anti-trust europea.

 

Rational Group già detiene il 70% del mercato e, con l’acquisto di GVC di Bwin.party, ha scongiurato la fusione tra la seconda poker room per action nel cash game (888 Poker) e la seconda per ricavi (Party).

In poche parole, l’unica possibilità di accrescere la concorrenza, in maniera seria, all’interno del mondo del poker, è andata a farsi benedire. Come abbiamo scritto, il prezzo dell’operazione dovrebbe variare dai 300 ai 400 milioni di sterline.

Perché PokerStars vuole PartyPoker? Quali saranno gli scenari per il poker mondiale e italiano? Proviamo a rispondere alle prime domande.

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In un mercato sempre meno concorrenziali, quali saranno le future politiche di Amaya nel poker online nei confronti dei players?

PartyPoker serve al gruppo PokerStars?

Negli Stati Uniti, Amaya sta riscontrando serie difficoltà nell’entrare nei mercati regolamentati, per questioni legali (legate al Black Friday), politiche e di lobby. L’acquisto di PartyPoker gli consentirebbe di avere già una licenza operativa in New Jersey, con un brand molto noto in quelle zone, a meno che le autorità statunitensi non si oppongano all’operazione, aspetto che era trapelato durante la trattativa tra GVC e Bwin.party. Per scongiurare ogni sorta di problema, Amaya si era formalmente ritirata proprio per evitare implicazioni nel mercato statunitense e complicazioni nella trattativa. Ma ora che si è conclusa, si può tornare alla carica. PartyPoker era la prima room americana prima del 2006 e negli ultimi due anni ha investito una valanga di soldi nel marketing. E’ un brand molto conosciuto. Ma, a nostro avviso, ci sono anche ragioni legate a lobby molto potenti negli States. Il partito di opposizione all’arrivo di PokerStars negli USA è formato da Caesars e MGM, quest’ultima però legata proprio a PartyPoker (fornisce software e MGM fa parte dello stesso network). In questo modo, PokerStars scardinerebbe una sacra alleanza. Ci sarebbe però sempre la forte opposizione di Sheldon Adelson da aggirare.

PartyPoker crescerà sotto PokerStars?

Difficile pensare ad un rafforzamento della liquidità internazionale per PartyPoker nel caso dovesse passare sotto il controllo dell’Isola di Man. La filosofia del gruppo è sempre stata quella di non dividere la liquidità ma di accentrarla solo su PokerStars. Con le ultime modifiche al Vip System, di fatto, Full Tilt ha perso gran parte del proprio traffico, diventando un sito per giocatori occasionali. Per Pokerscout la red room è diventata la nona al mondo. Un disastro su tutta la linea. Con ogni probabilità FT diventerà la casa di giocatori amatoriali e appassionati di casinò. Seguendo questa logica, è probabile che l’asset di Party venga rafforzato negli Stati Uniti (con ulteriori investimenti nel marketing nei tre stati dove è consentito) ed in particolare in New Jersey. Il suo futuro però rimane un grosso punto interrogativo in Europa e nei mercati regolamentati. E’ probabile che si voglia evitare doppioni, d’altronde la liquidità è limitata e gli esperti marketing di Rational stanno spingendo sul brand, puntando sul pubblico generalista, con costose campagne televisive (vedi Neymar e Ronaldo), valorizzando il brand di Stars. La stessa cosa potrebbe essere fatta per Party negli States ma non avrebbe senso puntare su due marchi negli stessi mercati.  

Il portale PokerTube ha rivelato lo scarso interesse di PokerStars nei confronti del database di Party: molti clienti hanno già un conto aperto su PS e FT. Anche per l’Italia certe dinamiche saranno tutte da verificare, ma adesso sembra prematura qualsiasi previsione

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La vendita di Party è un bene per il poker?

In queste ore molti attenti osservatori si domandano se l’eventuale operazione possa essere salutata in maniera positiva da giocatori e operatori. Rational Group detiene già quasi il 70% di un mercato sempre più in crisi e con meno opportunità di business per gli altri operatori.

Chi ha investito in passato sta fuggendo da questo settore, proprio perché sempre meno concorrenziale. Logico che poca concorrenza non giova ai consumatori finali che potrebbero vedersi ridurre vip system e bonus. Ma è anche vero il contrario. Fino ad ora, la forza di PokerStars è sempre stata quella di guardare al cliente, garantendo un buon servizio. Il focus è sempre stato sul giocatore, una vecchia filosofia della famiglia Scheinberg che ha pagato negli anni in maniera chiara, con risultati sotto gli occhi di tutti. 

L’operazione Party però lascia scettici in molti. I dubbi aumentano di ora in ora su parecchi portali e blog. La presa di posizione più dura è quella di PokerTube:

Un monopolio sta emergendo e semplicemente non può essere una cosa positiva per il gioco. La concorrenza è da sempre il principale motore per i profitti e i successi di un mercato, un aumento del dominio di PokerStars rende tale scenario sempre meno positivo nel lungo termine per l’industria del gaming”.

Intervento anti-trust?

L’interrogativo di molti attenti analisti è se le autority anti-trust europee interverranno, in particolare in Gran Bretagna e nell’Unione Europea. GVC, prima dell’inizio delle trattative e la presentazione di un’offerta formale, ha assicurato che non ci saranno problemi.

Scott Longley, direttore della società di consulenza Regulus Insights, ha dichiarato: “non ci sono particolari problemi di concorrenza, perché in nessun paese ci saranno situazioni di monopolio”. Sicuro? Nessuno aveva ancora ipotizzato l’acquisto di PartyPoker da parte di Amaya-PokerStars. Il futuro sembra sempre più un’incognita, non solo per Party.

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Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo. Editor in Chief.