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Steve Wynn, guai per il boss di Las Vegas: è accusato di essere un agente dei servizi cinesi, pressioni su Trump

Non finiscono i guai per Steve Wynn, il magnate visionario di Las Vegas che, grazie alle sue idee, ha cambiato la Strip e il volto della città delle luci (è stato lui a costruire per primo i mega-resort) per sempre.

Lo scandalo a luci rosse con le accuse di una sua ex dipendente per molestie sessuali che gli hanno fatto perdere il controllo della sua società (Wynn International) oltre a un risarcimento (attraverso un accordo extra giudiziale) di 7,5 milioni di dollari, l’hanno messo nel mirino del movimento #MeToo. Al tempo la sua azienda (capitalizzata per 17 miliardi) in borsa perse oltre il 20%.

Il Dipartimento di Giustizia all’attacco di Steve Wynn: accuse fondate o persecuzione a sfondo politico?

I guai non finiscono: è arrivata fresca fresca la causa civile da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense (DoJ) che lo accusa di essere stato complice dei servizi cinesi. L’affare è molto più complicato di quanto sembri.

Wynn ha chiesto l’archiviazione: secondo i suoi legali le accuse sono infondate.

Sorge il dubbio che, essendo stato una figura chiave dei Repubblicani negli ultimi 40 anni, nonché il tesoriere del Partito e della fondazione che ha raccolto fondi per la campagna elettorale di Donald Trump, su di lui si sia abbattuta la tempesta perfetta, alimentata anche da moventi politici.

Il dubbio resta, soprattutto in queste ore nelle quali è stata perquisita la residenza in Florida anche dell’ex presidente Trump, suo amico, reo di aver conservato dei documenti ufficiali nella propria cassaforte, documenti appartenenti – secondo l’accusa – alla Casa Bianca. Ma torniamo a Wynn.

Le Pressioni su Trump per l’estradizione di un businessman socio di Bannon

L’ottantenne magnate, tra gli uomini più ricchi e potenti degli Stati Uniti, si è visto puntare il dito dai procuratori federali per aver fatto pressioni proprio sull’allora inquilino della casa bianca (The Donald) affinché il ricco uomo d’affari cinese Guo Wengui, noto anche come Ho Wan “Miles” Kwok, tornasse nella Repubblica popolare cinese per affrontare le accuse di corruzione. Guo però è sempre stato ritenuto molto vicino all’ex presidente newyorkese essendo socio di uno sei suoi ex collaboratori più stretti.

Il problema principale è che non esiste un trattato di estradizione in vigore tra gli Stati Uniti e la Cina.

Chi è Guo Wengui, l’uomo che Pechino vorrebbe processare

Guo Wengui ha cittadinanza anche negli Emirati Arabi e controlla la Beijing Zenith Holdings. All’apice della sua ascesa era considerato la 73esima persona più ricca della Cina. Molto influente, in patrià però fu accusato di corruzione, rapimento, riciclaggio di denaro, frode e stupro. Tutte accuse naturalmente da provare. Il Governo di Pechino non l’ha però potuto processare.

Nel 2015 è fuggito negli Stati Uniti per evitare l’arresto e il tribunale.

Negli States ha trovato protezione e ha collaborato con Steve Bannon, un personaggio molto discusso, al centro dello scandalo Cambridge Analitica. dopo aver creato una rete di disinformazione sui social ha curato la campagna elettorale di Donald Trump che fu ritenuta molto sospetta per le metodologie usate su Facebook e Twitter.

Con Bannon, tra il 2018 e il 2020, Guo ha lanciato due progetti multimediali quali G News e GTV Media Group. E’ molto probabile che quindi sia stato protetto anche dall’amministrazione Trump (e vedremo che qui si intrecciano le sue vicende con quelle di Steve Wynn).

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Proprio sul suo yacht da 45 metri è stato arrestato dall’FBI Steve Bannon nel 2020. Coincidenze? Il vento stava cambiando dopo l’elezione di Biden?

Guo Wengui non è un santo: secondo il network CNBC ha utilizzato una rete di disinformazione online per promuovere l’uso di trattamenti non autorizzati (dall’ OMS) per COVID-19 e per promuovere teorie cospirative sui vaccini sviluppate da Pfizer e Moderna. Tutto da provare naturalmente.

Una volta caduta l’amministrazione Trump sono iniziati i guai anche negli Stati Uniti: Guo ha raggiunto un accordo con la Securities and Exchange Commission per pagare 539 milioni di dollari in rimborsi e multe, per alcuni investimenti non proprio lineari.

Le accuse gravi contro Steve Wynn, i suoi interessi commerciali in Cina

Ma non è un bel momento neanche per Steve Wynn che avrebbe voluto vedere Guo volare con un volo di sola andata per la Cina con le autorità di Pechino pronte ad accoglierlo a braccia aperte. Perché?

Secondo il Dipartimento di Giustizia, le sue pressioni nei confronti di Trump, per l’estradizione del ricco uomo d’affari orientale non sarebbero altro che l’esecuzione di ordini diretti da parte del Governo cinese, nella persona del Ministro della pubblica sicurezza Sun Lijun.

Steve Wynn in compagnia della moglie

Accuse gravissime, forse esagerate che sanno di strumentalizzazione: addirittura nella causa intentata dal DoJ verso Wynn si afferma che Wynn sia costretto “a registrarsi ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA) come agente della Repubblica popolare cinese”.

E’ molto probabile invece che vi siano degli interessi commerciali forti di Wynn, essendo Macao un pozzo d’oro per il Magnate di Las Vegas.

Wynn Macau è la sua vera fonte di ricchezza degli ultimi anni e, con ogni probabilità, il Governo cinese ha fatto pressioni affinché bussasse alla porta di Donald Trump, il presidente che ha contribuito a far eleggere con i soldi suoi, del defunto Sheldon Adelson (ex proprietario di Las Vegas Sands, la compagnia di casinò più influente nel Mondo e a Macao) e di mezza Las Vegas.

Non riusciamo a immaginare Wynn addirittura come un agente dei servizi segreti cinesi, ma nella vita non si può mai escludere nulla. Attendiamo delle prove concrete se verranno mai servite. E’ molto probabile invece che l’ottantenne businessman di Las Vegas abbia agito in maniera consapevole per salvare il suo impero a Macao.

Wynn ha rifiutato di registrarsi volontariamente nonostante fosse stato chiesto 3 volte dal Dipartimento di Giustizia, da qui la prima causa civile di questo tipo. Sembra assurdo ma è tutto vero.

Strumentalizzazione politica?

Si sente puzza di strumentalizzazione politica? Ricordiamo che negli States, per il sistema costituzionale, è il presidente a nominare il capo del Dipartimento di Giustizia che controlla tutti i procuratori federali. Non vi è quindi una reale divisione del potere politico, esecutivo e giudiziario (visto che la Casa Bianca può nominare anche dei giudici federali con l’approvazione del Senato).

L’azione difensiva di Steve Wynn

Per Wynn e i suoi legali si sente aria di persecuzione. La tesi difensiva è che non può essere costretto a essere registrato come un agente straniero perché è una chiara è violazione dei suoi diritti costituzionali.

Inoltre i legali affermano che anche se fosse vera questa azione di lobbying per conto della Cina nei confronti di Trump, l’etichetta di agente straniero dovrebbe comunque terminare appena è terminata tale condotta di pressione verso la Casa Bianca, ovvero dal 2017.

La memoria difensiva depositata afferma inoltre che, anche se le accuse di lobbying Trump per conto della Cina fossero vere, la clausola “agente straniero” dovrebbe non essere applicata nello stesso momento in cui la presunta lobbying fosse terminata, nel 2017.

Sarà una battaglia legale senza esclusioni di colpi. Il team legale di Steve Wynn è stato rafforzato da Robert Luskin, che ha rappresentato Lance Armstrong nella causa contro il ciclista per uso di dopping.

Una vicenda al limite dell’assurdo che testimonia la caduta di quello che era considerato l’uomo più potente di Las Vegas.

Nella foto in copertina Steve Wynn discute con Donald Trump, ex presidente degli Stati Uniti (photo courtesy of New York Times)

Editor in Chief Assopoker. Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo.
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