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Fatima Moreira De Melo ad Assopoker: “la differenza tra uomini e donne nel poker e nella vita”

Intervista esclusiva con l'ex campionessa olimpica olandese che parla della sua vita a 360 gradi e del suo rapporto con il mondo del poker e dello sport.

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15/02/2018 15:30

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L’intervista è stata curata dal nostro inviato Stefano Atzei durante uno dei suoi numerosi viaggi per l’Europa, in questo caso ha incontrato Fatima a Praga.

Sono passati appena due mesi dal suo ultimo risultato live, una splendida deep run al PokerStars Championship Main Event chiusa al 18° posto per 30.000€ spaccati, l’equivalente di circa 35 mila dollari americani. Negli ultimi anni siamo stati abituati a vederla ai tavoli da gioco, specie da quando è entrata a far parte del Team di PokerStars, sebbene la sua notorietà non provenga dal mondo delle due carte.

Fatima Moreira De Melo, olandese di origini portoghesi, è stata una campionessa di hockey su prato fino a poco tempo fa: con la sua nazionale è riuscita addirittura a conquistare un mondiale (nel 2006) e un Oro olimpico (nel 2008), per poi uscire dal giro nel 2012.

Fatima De Melo del team di PokerStars durante il Pokerstars Championship a Praga con vicino Alessio Isaia

Atleta, pokerista, cantante (vedere per credere, andate a curiosare su Youtube per ammirare le sue doti canore) e ‘life enthusiast‘ aggiungeremmo noi – dopo aver avuto il piacere di chiacchierarci per una mezz’oretta – Fatima non è soltanto un ottimo spot per il poker, ma per la vita in generale.

 

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Dal prato al tavolo verde, da uno sport fisico a uno mentale, non tutti sarebbero stati in grado di reggere lo stacco. Eppure lei è riuscita a ritagliarsi la propria dimensione anche in un mondo, come quello del poker, dove le donne sono gemme rare.

Quest’oggi vi proponiamo una intervista esclusiva che avevamo in serbo da diverse settimane, il punto di vista di una sportiva di successo che non ha timore di mettersi in discussione alla soglia dei 40 anni. Ecco a voi Fatima Moreira De Melo.

Nella tua carriera da sportiva la dinamicità è stata un tratto distintivo: come ti senti ora a stare intrappolata in una sedia?

Sin da bambina ho sempre adorato i giochi da tavolo, sebbene le persone mi conoscano come giocatrice di hockey, ma non ho mai preso seriamente in considerazione una carriera da giocatrice professionista. Poter di diventare un’atleta e una giocatrice professionista è stato un sogno sin da allora. Sai, specialmente quando sei piccolo non pensi al futuro ma vivi il momento, il che è una bella cosa, anche se crescendo ho cominciato a distaccarmi da quello che era il mio istinto. Inizialmente ho pensato di studiare medicina e diventare una dottoressa, poi invece ho studiato legge pur non riuscendo a sfondare…Ma d’altronde le cose nella vita non vanno mai esattamente secondo i piani.

In Olanda le persone sono abituate a pianificare qualsiasi cosa e in molti mi chiedevano: dove ti vedi da qui a 5 anni? Non ho mai saputo rispondere…Ogni volta che ho pianificato qualcosa è andato diversamente, faccio semplicemente quello che amo e sono fortunata a poterlo fare. Soltanto dove c’è una vera passione riesce naturale investire tante energie in ciò che si fa e questa è stata la mia più grande fortuna. Il poker non è uno sport dinamico, almeno a livello fisico, ma richiede un grande sforzo mentale: non ci si annoia mai, a meno che non sia il gioco in sé a non piacerti.

Io mi alzo dal tavolo più spesso di qualsiasi regular, faccio stretching e sono anche molto attiva dal punto di vista comunicativo…Sono me stessa. E se voglio fare dello sport, la mattina gioco a tennis (quando trovo qualcuno con cui giocare…) è una sorta di warm-up prima di cominciare un torneo. Ci sono anche delle volte in cui ho la sensazione di non riuscire più a stare seduta al tavolo e in quei casi non ci penso sù due volte, mi alzo e vado a prendere una boccata d’aria fresca.

Qual è secondo te la ragione preponderante , il trigger, che spinge una persona ad approcciarsi al poker oltre al mero fattore economico?

Penso che a qualsiasi livello nel poker vi sia una combinazione di fattori che attraggono persone differenti. C’è chi semplicemente si diverte a giocare, che sia bridge, monopoli o poker cambia poco, chi invece adora la competizione, chi l’interazione…In generale a chi gioca a poker piace la competizione altrimenti farebbe yoga o si metterebbe a disegnare. I pokeristi hanno un altro tipo di mentalità, adorano usare la testa per risolvere un problema. Molti cominciano a giocare grazie agli amici, si divertono a competere con loro usando la logica e questa combinazione è di per sé affascinante. Poi ovviamente c’è anche chi gioca solamente per il brivido, i gambler per intenderci.

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Competizione, prestigio, ambizione, divertimento, rischio: a qualsiasi livello esiste questo mix. Uno dei motivi per cui mi piace il poker consiste nella possibilità di incontrare persone diverse, non avrei mai pensato che il mio lavoro mi portasse a viaggiare così tanto e conoscere gente proveniente da qualsiasi angolo del pianeta. La mia migliore amica ad esempio è di Barcellona, anche lei una professionista.

Le persone che giocano regolarmente a poker sono molto molto autentiche, è gente a cui non importa affatto di uscire dal percorso prestabilito ma sceglie sempre quel che vuole fare realmente. Una cosa non comune ve lo assicuro, perché comunque ci vogliono gli attributi per agire in questo modo. Inoltre mi piace moltissimo il lato umano, capire cosa spinge una persona a fare determinate scelte, le sue motivazioni.

Quanto è frustrante, specie per una sportiva come te, vedere che la fortuna nel poker gioca un ruolo importante nel breve periodo, a prescindere dalle scelte che si fanno a l tavolo?

Si fa quel che si può, si impara dagli errori e si va avanti. Non importa quale mano ti viene servita, a volte si è più fortunati, altre meno. Solitamente mi piace paragonare il poker alla guida. La prima volta che sali sulla macchina non sai usare bene il cambio, non usi abbastanza gli specchietti e magari guardi solo la macchina che hai di fronte. Con l’esperienza e la pratica si cominciano ad assimilare certi meccanismi e si migliora. Poi ci saranno sempre giocatori più bravi, più preparati…Diciamo che se hai imparato a guidare da solo ci saranno più possibilità di schiantarti contro un albero rispetto a un pilota di Formula 1, eppure può capitare a entrambi. Questo spettro di possibilità è lo stesso che si presenta nel poker, come nella vita. Devi avere a che fare con gli imprevisti e saperti adattare anche se qualcosa va storto.

Una delle qualità migliori dei pokeristi è proprio la capacità di adattamento e la consapevolezza di sé stessi. In che modo reagisci a un certo tipo di eventi che ti capitano nella vita o al tavolo da gioco? Finché riesci ad adattarti le tue possibilità di vincere aumentano. Non puoi semplicemente schiacciare sull’acceleratore e sperare di arrivare a destinazione. Devi usare gli specchietti o qualsiasi altro elemento a tua disposizione per non fare un incidente e mettere a rischio la tua tournament life. Questo è il poker.

Fatima De Melo e Alessio Isaia

Che dire della GTO?

Penso che conoscerla sia di gran supporto, ma se tutti giocassero in quel modo…Prima c’era molta action preflop, con 5-bet e 6-bet shove che fioccavano mentre ora si gioca molto di più il board: tutti si adattano qualsiasi cosa accada. Conoscere la GTO va bene, aiuta a capire chi gioca in quel modo, ma se vuoi giocare live devi allenare anche altre skill oltre alla tecnica pura.

Chiudiamo con un argomento piuttosto scontato seppur mai banale: le donne nel poker. Quanto dovremmo aspettare prima di vedere un field più equilibrato e qual è secondo te la chiave per attrarre il gentil sesso ai tavoli da gioco?

Le donne sono pochissime, è un dato di fatto e la loro partecipazione non è qualcosa che si può forzare. Nell’hockey mi è capitato di allenare sia ragazzi che ragazze e quando insegnavo loro una determinata cosa i primi risultavano essere fin troppo sicuri di sé mentre le ragazze vedevano tutto in salita. Alla fine invece, i ragazzi erano sempre al di sotto di quel che erano le loro aspettative iniziali, mentre la controparte femminile si rivelava più brava di quanto non pensasse di essere.

Mi è capitato anche facendo degli workshop sul poker: le donne non si siedono al tavolo così velocemente come gli uomini. Preferiscono osservare, sono curiose ma non si mettono in gioco. E se non ci si mette in gioco non si imparerà mai. Gli uomini sono più presuntuosi, si buttano a capofitto sopravvalutando le loro capacità ma comunque ci provano e migliorano dai propri errori. Forse è la natura umana, per cui se devi procacciarti del cibo e combattere contro un orso, l’uomo è sicuramente più spavaldo mentre noi stiamo in disparte a sistemare le cose. Penso che le differenze principali risiedano nell’istinto, nella storia evolutiva e nel modo in cui le donne sono collocate nella società, che è ancora fortemente ‘male dominant’.

Sono ancora gli uomini a ricoprire le posizioni più prestigiose, fare più soldi eccetera. Per una donna che non guadagna chissà cosa è più difficile chiedere al marito 100 dollari per giocare a poker online piuttosto che per comprare cibo o un paio di scarpe. E’ una cosa che va di pari passo con l’emancipazione: le donne devono solo capire che bisogna buttarsi sulle cose se si vuole migliorare, non puoi aspettare che qualcuno ti serva il piatto pronto, devi lavorare per ottenere qualcosa e gli uomini sembrano essere più abituati a questo tipo di dinamiche. Io sono fortunata ad avere una buona autostima, nello sport come nel poker. Ci provo e se ‘busto’ pazienza.

Se il rapporto uomini/donne nel poker è lo specchio del livello di emancipazione femminile nella società? No, penso sia la fine dello spettro dato che il field è composto al 98% da uomini. Sarei molto curiosa di vedere come saranno le cose tra qualche secolo, quando probabilmente i rapporti saranno 50 e 50.

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