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Curiosità · WSOP 2019

Il Campione del Mondo Hossein Ensan, il pittore iraniano mister EPT “Dario grande giocatore, ha perso perché sono stato più fortunato”

La storia di Hossein Ensan, il pittore non professionista del poker, nato in Iran (ma naturalizzato tedesco) e che in pochi anni ha ottenuto risultati straordinari nell'European Poker Tour, confermando il suo talento (ma anche la sua umiltà) a Las Vegas, per il Main Event WSOP. Ha avuto dei problemi con il fisco spagnolo. Ecco chi è il nuovo Campione del Mondo che abbiamo conosciuto 4 anni fa a Malta, durante uno dei suoi numerosi final table.

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17/07/2019 19:13

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Il nuovo campione del Mondo Hossein Ensan, 53enne tedesco ma di origini iraniane

Un’occasione così forse ci ricapita tra 50 anni: avere uno dei nostri più forti e con maggiore esperienza a giocarsi il titolo mondiale, è un evento raro. L’amarezza e la delusione possono essere comprensibili per noi italiani, vicini ad ottenere un risultato importante in una delle competizioni sportive più prestigiose (ancora volete paragonare il poker alle slot o alle lotterie?) storico. A mitigare questo senso di vuoto e a consolarci non può che essere la figura del vincitore, Hossein Ensan, un ragazzo umile e tranquillo che abbiamo conosciuto. Sammartino lo stima da molti anni, sia come giocatore che come uomo.

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Il nuovo Campione del Mondo

Hossein Ensan è il nuovo Campione del Mondo dopo aver giocato un grandissimo heads-up contro l’italiano ed aver dimostrato di avere versatilità, spirito di adattamento e capacità di lettura contro uno dei giocatori più forti al mondo.

Sammartino ha diverse qualità: è un maratoneta (può giocare anche 20 ore di fila e rimanere lucido) e non è assolutamente facile da leggere. E’ uno dei più completi, non a caso è un ottimo cash gamer. Alla vigilia era considerato dai media internazionali, il finalista più skillato e con maggiore esperienza sulle spalle. Per questa ragione, quella di Ensan è una bella impresa, nonostante le sue numerose vittorie all’EPT, partiva sfavorito.

A 3 players left possedeva però il 63% delle chips sul tavolo ed ha cercato di far valere il suo deep stack, come aveva affermato alla vigilia. Aveva la strada in discesa, spianata ed è stato bravo e coraggioso a percorrerla senza errori. A volte la discesa è più pericolosa della salita.

Ha eliminato sia Alex Livingston che Dario Sammartino in poco meno di 200 mani e 9 ore di battaglia. Il fatto che MadGenius non vedesse carte ha trasformato la partita (in heads-up) in una guerra in trincea che Ensan ha saputo affrontare con intelligenza e senza mai farsi prendere dalla foga.

Sapeva che questo era forse il suo torneo mentre l’italiano è stato costretto alla rincorsa per quasi tutta la durata del tavolo.

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La delusione di Dario è la nostra delusione: un’occasione così ci ricapita tra 50 anni? In ogni caso questo è il poker e vittorie e sconfitte vanno sapute accettare. Sammartino è un top player mondiale e l’ha dimostrato anche a Las Vegas (photo courtesy of Pokernews)

 

La storia: da Barcellona a Malta ed i guai con il fisco spagnolo

Il tedesco afferma di fare il pittore e di non essere un professionista, ha un’umiltà di base che è fuori dal comune a questi livelli. La sua vittoria non è così casuale, già all’European Poker Tour, negli ultimi anni, ha ottenuto straordinari risultati, proprio a testimoniare di come il poker (nel lungo periodo) sia uno skill game.  E’ vero, rischiamo di cadere nella retorica, ma è meglio sottolinearlo sempre, di questi tempi.

Ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente durante uno dei suoi primi final table, nel maggio del lontano 2015 a Portomaso a Malta, durante l’EPT. Era uno dei finalisti. A quel tavolo finale c’erano fior di players di talento come il polacco Dominik Panka e il cash gamer francese Valentin Messina (runner-up). Vinse Jean Montury nella notte dopo un heads-up interminabile.

Hossein Ensan fu uno dei primi ad alzarsi (sesto) e, nonostante la delusione, nel post gara fu molto gentile e simpatico. Ho capito che quel ragazzo aveva un carattere molto aperto e rispettoso.

Dario lo stima anche sotto il profilo umano: “è un bravo ragazzo, ci conosciamo da tanto tempo, I love him” ha detto al termine dell’heads-up.

La sua intervista video ai colleghi di Pokernews, puoi guardarla qui:

Volevo conoscerlo (e a Malta non ho perso l’occasione) perché l’anno prima era arrivato terzo all’EPT Barcellona, nel 2014: un altro risultato importante che però gli ha portato anche guai. Aveva incassato nell’occasione oltre 650.000 euro ma il fisco spagnolo, nonostante fosse cittadino e residente in Germania, gli ha presentato un bel conto salato (ne parliamo qui). Una vicenda assurda ed inedita e dopo la vincita di stamani da 10 milioni di dollari, è probabile che gli agenti del fisco iberico tornino alla carica. Ma la sentenza di Cristiano Blanco alla CGE dovrebbe fare scuola.

Mister EPT: la picca di Praga

La sua avventura con l’European Poker Tour è proseguita con successo: nello stesso anno, nel 2015, ha vinto il Main Event dell’ EPT Praga, per oltre 750.000 euro. In un paio d’anni si è qualificato per 3 final table del Main e nel 2017 è arrivato terzo nell’High roller da 10.000 euro sempre nella capitale della Repubblica Ceca, paese che lo ha visto (due anni fa) trionfare nel WSOP Circuit. A Las Vegas la definitiva consacrazione poche ore fa: aveva due match point e li ha sfruttati con freddezza.

 

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“Perché ho vinto contro Dario? Sono stato fortunato”

Poche ore fa, con ancora l’adrenalina nelle vene per la vittoria più importante della sua carriera, ha spiegato come sia riuscito a battere l’italiano: “È un grande del poker ed è un ottimo giocatore”, ha detto Ensan. “Ma nel breve periodo, in una partita secca, hai bisogno di carte, run, hai bisogno di hittare le mani e di sicuro di parecchia fortuna. La fortuna e le mani sono state dalla mia parte da 3 left in poi”, ha commentato in maniera molto umile ed onesta.

Osservatori imparziali senza avere la possibilità di vedere le mani di Dario, hanno detto in modo molto sportivo che Ensan ha condotto un grande heads-up meritando la vittoria.

I due protagonisti, in particolare Ensan, ma anche l’italiano, hanno dimostrato di essere in sintonia anche nell’analisi finale.

Il peperoncino di Hellmuth e la classe di Dario e Hossein

Dario ha detto chiaramente di aver giocato “un poker perfetto fino all’heads-up”. Poi cosa è successo? “sono stato per lunghi tratti card dead”. L’italiano ha provato lo stesso a resistere, ma non era facile.

Phil Hellmuth ci ha messo un pò di peperoncino  (ne parliamo in un articolo a parte) durante la telecronaca su ESPN, ma Dario non ha colto la provocazione. Se non giravano le carte all’Amazon Room c’era poco da fare. Questo è il poker e va accettato. Sia vittorie che sconfitte vanno accolte con classe, quella classe che sia Ensan che Sammartino hanno dimostrato di avere. Una grande lezione di sportività di entrambi.

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