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Bill Perkins accusa, Dan Cates ammette: “Sì, ho sbagliato a fare ghosting su un’app”

Dopo le accuse di Bill Perkins, confermate anche da Dan Bilzerian, Dan Cates ha preso la parola per ammettere di aver fatto ghosting durante una partita privata su un app. I temi, delicati, sono molteplici: dalla pericolosità di giocare su questo tipo di applicazioni poco sicure, al comportamento tutt’altro che etico di uno dei top player mondiali.

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28/05/2020 10:30

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Qualche giorno fa, Bill Perkins aveva annunciato di avere tra le mani un caso scottante capace di far impallidire quello che aveva coinvolto Mike Postle. Anzi, Perkins è stato addirittura vittima, suo malgrado, di cheating su un’app mobile americana non autorizzata, in una partita privata high stakes.

Fino a ieri avremmo dovuto utilizzare il condizionale, ma sono arrivate parole di conferma dal “carnefice” di Perkins, nientemeno che Dan ‘jungleman’ Cates. E allora proviamo a ricostruire la faccenda dall’inizio.

Bill Perkins lancia il sasso

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Tutto parte da questo tweet, che Bill Perkins ha pubblicato lo scorso 24 maggio, e che recita testualmente: “C’è uno scandalo cheating nel poker, in corso, che fa sembrare quello di Mike Postle una fesseria. Difficile farmene una ragione. Sono molto deluso da tante persone. Qualcuno che voi definireste un eroe del poker. Una persona/pro ha dimostrato la sua integrità, altri hanno fallito miseramente”.

Dopo l’ovvia ridda di commenti scatenati sotto al post principale, Perkins ha chiarito che il giocatore integerrimo a cui si riferiva era Jason Koon, senza inizialmente voler rivelare chi, invece, si fosse macchiato di cheating.

Rispondendo alle domande dei suoi follower, Bill Perkins ha poi spiegato di aver definito questo scandalo più grave di quello di Postle “per la quantità di denaro coinvolto”.

Dan Bilzerian entra in tackle

Con la solita grazia che lo contraddistingue, pari ai movimenti di un elefante in cristalleria, qualche giorno dopo è intervenuto nella discussione anche Dan Bilzerian, citando tale Sina Taleb e accusandolo di cheating. In buona sostanza, Taleb avrebbe lasciato giocare Dan Cates con il suo account, durante la stessa partita privata su un’app di poker a cui aveva partecipato Perkins.

Inizialmente, Cates aveva risposto così: Non posso discutere in dettaglio per motivi legali, ma le informazioni non sono corrette. Non ho mai giocato una sola mano con Bilzerian. Parlerò a tempo debito, ma molte persone facevano evidentemente ghosting su quel sito. Si tratta di un’app.

Non è la prima volta che uno scandalo colpisce Dan Cates. Nel 2011, fu coinvolto in una situazione di cheating con José ‘Girah’ Macedo e Hasseb ‘Dogishead’ Qureshi.

 

Bill Perkins

Bill Perkins

 

L’ammissione di Dan Cates

Mercoledì 27 maggio, finalmente, Dan Cates ha dato la sua versione completa, che vi riportiamo qui tradotta:

“Per esser chiari, ho iniziato a giocare con Sina (che non si chiama Taleb di cognome) l’8 maggio, e alla fine ho giocato pochissime sessioni, nessuna delle quali contro Dan Bilzerian.

Ho giocato poche mani contro Bill Perkins, che si era seduto in una partita in cui secondo me era evidente come diversi pro stavano facendo ghosting. Ho pensato che siccome tante persone su quel sito stavano usando dei pro per giocare al posto loro (cosa piuttosto chiara dall’alto livello di gioco), allora sarebbe stato accettabile per me giocare. Sfortunatamente Bill si è trovato in mezzo al fuoco incrociato, e mi dispiace molto.

Mentre non credo sia giusto che sia stato chiamato in causa solo io, per qualcosa di cui molti erano molto più colpevoli di me, accetto che la mia punizione sia sproporzionata rispetto a quella di un normale giocatore, perché sono un modello per la community del poker. Ritengo di avere alti standard etici e aspiro a liberarmi da qualsiasi ingiustizia, ma commetto ancora degli errori e mi dispiace per le mie azioni. Farò del mio meglio per comportarmi correttamente in future”.

I rischi delle poker app

Come molti utenti di Twitter, tra cui parecchi pro, hanno fatto notare a Bill Perkins, giocare su un’app di poker non legata ad una vera e propria poker room, può rappresentare un pericolo. Queste app, infatti, non sono create per il gioco a soldi veri e quindi non rispettano gli standard di sicurezza e integrità ai quali, invece, le poker room devono attenersi.

Bill Perkins si è difeso dicendo che si trattava di una partita privata ad invito, ma la sostanza non cambia: in queste app i controlli sono scarsi, per non dire inesistenti, e per nessun motivo si dovrebbe giocare per soldi veri.

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