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Full Tilt Poker: 440 milioni agli azionisti, fondi in Svizzera?

Scritto da
20/09/2011 23:09

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chris-fergusonHoward Lederer, Chris Ferguson, Ray Bitar e Rafe Furst sono i principali registi del dissesto finanziario di Full Tilt Poker (FTP), secondo le accuse del super procuratore federale Preet Baharara che ha paragonato la gestione della room al più classico “schema Ponzi”. Accuse pesanti che non agevolano il compito all’Alderney Gambling Control Commission, costretta a trovare una soluzione entro oggi, quando è in programma il terzo (ed ultimo) giorno dell’udienza. La Commissione deve decidere se revocare la licenza del sito oppure mantenere la sospensione.

Si preannuncia una giornata molto calda al Park Plaza Hotel di Londra: siamo venuti a conoscenza che – nonostante le brutte notizie provenienti dagli USA – i legali della nota sala da poker sono intenzionati a chiedere una proroga per avere il tempo di perfezionare l’acquisizione ed il rifinanziamento della room. Ci riusciranno? Attendiamo in queste ore il responso ufficiale dell’AGCC.

Ma facciamo un passo indietro: in questi mesi, i procuratori federali hanno avuto modo di indagare sulla vicenda della red room, grazie a nuove indagini e alla documentazione sequestrata (durante il blitz del black-Friday)  negli istituti bancari. A seguito di queste ulteriori ricerche, il Dipartimento ha deciso – poche ore fa – di aggiornare lo stato di accusa presentato il 15 aprile e di procedere nei confronti dei quattro azionisti di Tilt.

Nel mirino è finita in particolare Tiltware, la holding di controllo del gruppo, appartenente a 23 azionisti. I quattro indagati fanno parte del consiglio direttivo (tra parentesi le relative quote): Bitar (7.8%), Lederer (8.6%), Furst (2.6%) e Ferguson (19.2%); quest’ultimo è anche presidente del board.

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Il Dipartimento di Giustizia sostiene che dal 2007 al 2011, ai membri del consiglio di amministrazione siano stati liquidati 440.000.000$. Secondo la pubblica accusa quei soldi appartenevano ai giocatori e non alla società. Inoltre i quattro indagati  – sempre secondo i procuratori – hanno mentito sulla sicurezza dei fondi dei players. Nel 2008 e nel 2009, i responsabili del sito hanno inviato diverse email ai giocatori, assicurando loro che “a differenza di alcune aziende del nostro settore, i soldi depositati nei vostri account appartengono solo a voi, non a Full Tilt Poker”.

rafe-furstNella nuova denuncia, Bharara afferma che “la società non aveva fondi sufficienti per ripagare i giocatori e il 31 marzo, nei conti bancari vi erano solo 60 milioni, a fronte di 390 milioni che appartenevano ai giocatori di tutto il mondo, di cui 150 milioni negli Stati Uniti”.

Ad oggi il debito si è ridotto di 90 milioni ed ammonta a circa 300.000.000$, a testimonianza che alcuni players sono stati pagati, attraverso canali privilegiati. Vi ricordate della storia raccontata da Todd Brunson? E il rimborso dei fratelli Dang? Potete rinfrescarvi la memoria qui.

Forbes ha pubblicato la tesi accusatoria di Preet Baharara. Il super procuratore nominato dal presidente Obama sostiene che i membri del consiglio di FTP si siano arricchiti utilizzando i fondi dei giocatori. Gran parte di questi flussi – per i magistrati – sarebbero finiti in banche svizzere ed altri istituti di credito fuori dagli USA. In particolare i federali sostengono che Bitar si sarebbe appropriato illecitamente di 41 milioni e Lederer 42. Ferguson sarebbe entrato in possesso di almeno 25 milioni sugli 87 assegnati a lui personalmente.

L’utilizzo scorretto dei soldi dei giocatori veniva coperto dalle continue entrate che la room riusciva ad assicurarsi con il versamento dei clienti. Con l’inizio del 2010 il sito ha però iniziato a vivere una crisi di liquidità importante, a causa dell’applicazione rigorosa delle norme federali UIGEA negli USA.

La rete – sostiene Baharara – che garantiva l’elaborazione dei pagamenti della room, è stata seriamente danneggiata nell’agosto del 2010: i manager di Tilt non potevano più prelevare ed avere accesso ai conti bancari dei giocatori degli Stati Uniti. Ed invece di fermarsi hanno continuato come se nulla fosse, creando un buco gigantesco.

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Buco da 130 milioni
In queste settimane eravamo venuti a conoscenza di un fatto inusuale: le norme UIGEA avevano creato una grossa falla nel sistema dei pagamenti, con il risultato di creare un forte ammanco di cassa: si parla di circa 120/130 milioni di dollari, maturati negli ultimi mesi del 2010 e all’inizio del 2011.

Cosa accedeva? In parole povere, i soldi erano accreditati sugli account ma nessuna transazione contestuale veniva effettuata; i fondi rimanevano depositati sui conti correnti bancari dei players e Tilt registrava così perdite importanti. Non vi era alcuna reale movimentazione di denaro. E se la si legge tra le righe, anche la tesi di Bharara lascia uno spiraglio alla difesa di Full Tilt Poker, almeno sulla buona fede degli azionisti che non si sarebbero appropriati indebitamente di tali somme.

ray-bitarFull Tilt truffata?
Questa versione dei fatti è supportata anche dalle dichiarazioni di uno dei ‘pentiti’ (Bradley Franzen) che si è costituito a Manhattan, nei giorni successivi al black-friday. Inoltre, nell’ultimo comunicato, Full Tilt Poker ha denunciato di essere stata truffata da un gestore per i pagamenti elettronici per circa 42 milioni di dollari.

Fondi fantasma
Ed anche i procuratori federali, confermano questa teoria: da agosto del 2010, FTP permetteva ai players di giocare ma con soldi non reali, visto l’incapacità della room di poter gestire correttamente le transazioni bancarie. La procura quantifica in 130 milioni i “fondi fantasma” che hanno provocato un deficit enorme. Si giocava – sostengono i procuratori – con soldi finti. E naturalmente tutto ciò ha creato un disequilibrio grave sulla gestione dei fondi interna di FTP, visto che tali flussi venivano utilizzati anche per altre operazioni e non erano destinati agli account dei clienti.

Post Black Friday
Dopo il 15 aprile, la red room ha dovuto rinunciare al 50% delle proprie entrate, dovendo chiudere i battenti nel principale mercato che rappresentava la metà del proprio fatturato (Stati Uniti).Tutto questo ha creato un grave dissesto e la gestione “allegra” dei fondi ha messo nei guai gli azionisti.

La cosa più grave – secondo gli atti dell’ accusa pubblicati da Forbes – è che Bitar e soci hanno continuato ad accettare soldi dai giocatori anche dopo la chiusura negli States (a seguito dell’accordo con il Dipartimento di Giustizia), quando erano consapevoli della grave crisi finanziaria che aveva colpito il sito. In base ad alcune intercettazioni, si è venuto a sapere che Lederer a giugno ha comunicato ad alcuni soci che l’azienda aveva in cassa solo 6 milioni di dollari. Bitar si sarebbe compromesso con un’email interna del 12 giugno facendo capire di essere a conoscenza della grave situazione finanziaria.

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