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Ramon Colillas: “non giocherò high roller ma voglio fare il poker player professionista e la vincita del PSPC…”

A Sochi abbiamo incontrato Ramon Colillas per capire non solo il giocatore ma anche l'uomo. Ecco quali sono i suoi progetti futuri nel poker e nella vita.

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26/03/2019 23:21

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dal nostro inviato Luciano Del Frate
Krasnaya Polyana (Sochi – Russia). Vincere 5 milioni di dollari e non sentirli, o meglio non sentirne il peso, la pressione. E’ questo lo status di Ramon Colillas, uomo che spuntato dal nulla (vincendo un Platiun Pass) è volato alle Bahamas, ha battuto tutti (professionisti e amatori) e si è laureato il primo campione del PokerStars Players Championship (PSPC). Soldi e notorietà sono arrivati così all’improvviso, difficile non perdere il contatto con la realtà. Ma il catalano sembra aver mantenuto quel senso di equilibrio che l’ha portato alla vittoria alle Bahamas.

Ramon Colillas

 

Ramon è un ragazzo solare ma che fa intravedere una punta di timidezza, con la testa sulle spalle, conscio anche dei suoi limiti.  Lo abbiamo conosciuto a Sochi, in Russia durante la conferenza stampa organizzata dal team di Pokerstars a margine dell’EPT. C’ è stato modo di parlare con Ramon anche privatamente e le prime sensazioni sono state confermate in questo breve heads up insieme al suo traduttore spagnolo.

Il suo nuovo ruolo da Ambasciatore di Pokerstars lo appassiona: ” mi piace scherzare ai tavoli con gli amatori” ma rivela di essere diventato un bersaglio mobile ai tavoli: ” quando entro in azione mi sento molto osservato ed ogni giocatore vuole vincere per forza la mano contro di me”. Ed è successo anche a Sochi. Nel day 1A si è scambiato un paio di carezze con l’italiano al tavolo, Pier Domenico Verrelli (qualificato con uno Spin su PokerStars.it).  Ne è nato un bel duello con colpi bassi da una parte e dall’altra. Questo è il poker.

Nel day 2 è invece stato eliminato nei primi livelli dal lussemburghese (di origini cinesi) Zhang.

Ramon Colillas: “nessuna spesa folle…”

Qui a Sochi, al confine tra la Russia e la Georgia, si chiedono in molti cosa abbia combinato il nuovo campione del PSPC con i 5 milioni di dollari in cassa.  Si é concesso una spesa folle? In realtà gli impegni da ambasciatore del poker nel mondo l’hanno tenuto lontano dalle tentazioni: “vi assicuro che ho pochissimo tempo da dedicare a me stesso, senza dubbio certe cifre aiutano a vivere più rilassati, servono per la tranquillità mia, della mia famiglia, ma viaggio molto e mi alleno parecchio per questa sfida, non mi sono ancora fermato”.

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Il bankroll é importante… e non passa inosservato nel suo caso: “Questi soldi mi aiuteranno a lavorare e sostenere la mia sfida nel poker. I soldi hanno un valore relativo, a me interessa molto competere”. 

Il bankroll e gli high roller “che non giocherò”

Rivela che ha intenzione di intraprendere la strada del professional poker player: “Si, voglio giocare a poker ed utilizzerò una parte di quei soldi per sostenere la mia carriera nei tornei” ma ha le idee chiare sul suo percorso: “ voglio evitare gli high roller, non mi sento pronto. Devo ancora crescere e studiare molto”.

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“Quest’ anno giocheró tutti gli EPT e gli eventi vicino casa (Barcellona, ndr). Ma andró un mese a Las Vegas“.

La preparazione di un poker pro

Ramon si sta preparando con un’attenzione quasi maniacale sia sotto il profilo tecnico che atletico. E’ uno sportivo, ha giocato per molto tempo a calcio: “la gente ignora quanta preparazione ci sia dietro ad un poker player. Preparazione atletica, studio tecnico del gioco e tanta psicologia”. 

“Ho giocato a calcio ma da giovane ho dovuto dire addio alla mia passione perché ho subito un grave infortunio. L’unico modo per rimanere in questo mondo era fare il coach tra i giovani, così alleno i bimbi da diversi anni. Sono un grande tifoso del Barcellona ma non dite che sono il Messi del poker, ho tanto lavoro da fare ancora.  Spero solo di incontrare al prossimo EPT catalano il mio idolo Piqué. Ronaldo? Un buon giocatore…” e ci scappa una risata maliziosa sul rivale di sempre.

Gli chiedono se ha qualche rito ed é superstizioso: “non lo sono affatto. Sono solo abitudinario, mi piace prepararmi bene psicologicamente prima di un torneo”

Quando fisico e mente vanno di pari passo

Come Patrik Antonius la preparazione fisica rimane un punto fondamentale della sua attività pokeristica, non a caso durante le fasi finali del PSPC si é dimostrato uno dei più lucidi al final table.

Ramon_Colillas

Ramon Colillas

“Essere pronto sotto il profilo fisico vuol dire per me essere al top psicologicamente. Mi aiuta a livello mentale”.

Per questa ragione ” mi alleno quasi tutti i giorni anche se negli ultimi mesi ho viaggiato molto e non è facile essere costanti”. Le sue giornate le passa a studiar il giocoe: “faccio tanta review sulle mie hand history e mi confronto con gli altri players “. Ed ora sta provando a capire il field qui a Sochi. “Come giocano i russi? Ancora ho giocato poco ma in certi tavoli erano molto aggressivi, in altri passivi” (lo abbiamo intervistato prima del day 2).

Ramon Colillas: “niente coach ma tanto lavoro”

Ramon crede di poter vincere la sfida da solo: “non ho un coach, sono un autodidatta” e sul nuovo gioco lanciato da Pokerstars: “non ci ho ancora giocato per mancanza di tempo ma è un gioco divertente con tanta azione, appena posso lo provo”.

Infine l’ ultimo pensiero è per la liquidità condivisa tra Spagna, Francia, Portogallo e si spera anche con l’Italia: “è un fatto molto positivo, un’ opportunità per i giocatori spagnoli ed europei. Più azione con prize pool pazzeschi”.

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