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Emiliano Conti e il boom dei tedeschi: “in late stage hanno ancora qualcosa più di noi”

Emiliano ContiAll’interno del dibattito nato dal nostro articolo sul momento difficile degli italiani agli EPT, e proseguito con l’analisi delle ragioni dietro al boom dei tedeschi nel poker live, ecco l’intervento di uno degli azzurri più stimati ed ascoltati, quando si parla di MTT: Emiliano Conti.

Il top player fiorentino concorda sulla bontà del movimento tedesco, e ci regala il suo punto di vista sulle ragioni di questo divario di risultati tra i nostri giocatori e quelli teutonici. “I tedeschi sono dei super-duri“, esordisce con onestà il giocatore noto online con i nickname “ifac2gud2win” e “laurarossi90“, che poi spiega “ma in realtà, nel confronto con gli skillati italiani, c’è un aspetto in cui essi (e i ragazzi stranieri in generale) fanno ancora la differenza: il late stage!”.

Per quelli tra voi che non masticano molto di dinamiche MTT, per “late stage” si intende la fase decisiva, ovvero quella successiva allo scoppio della bolla, in cui sono rimasti molti meno players e si gioca per fette sempre più importanti di montepremi. L’abitudine ad arrivare a questa fase con uno stack importante è l’elemento a cui allude Conti: “Sì, perchè nella fase finale noi siamo meno abituati a dinamiche “skilled vs skilled” o “pro vs pro”. Loro invece hanno vissuto queste situazioni già molte più volte di noi.”

In cosa si traduce questo? “Ad esempio, in Italia l’abitudine a giocare queste fasi contro un alto numero di giocatori bravini, medi o scarsi, fa sì che ad esempio si utilizzino range “normali”, mentre in dinamiche “bullo vs bullo” tali range sarebbero largamente insufficienti e andrebbero dunque adeguati, allargandoli con decisione in rapporto alle caratteristiche dell’aggressività avversaria.”

Max HeinzelmannPensiamo ad esempio a mani come quelle Shaun Deeb vs Max Heinzelmann al Main WSOP 2011 o a quella ancora più famosa Duhamel-Cheong al final table del Main 2010. A prima vista il 6-bet allin del tedesco con A6 o quello di Cheong con A7 possono sembrare delle giocate nonsense, ma ovviamente tali appaiono solamente a carte viste, e solo perchè l’avversario di turno aveva un mostro assoluto in mano (AA per entrambi, poi scoppiati nel caso di Deeb). In realtà sono spot figli di complesse dinamiche da late stage, e delle quali molte volte non si ha memoria perchè non andate a showdown. Per intenderci, se Heinzelmann pensasse che Deeb – in quella situazione – lo 5-betta solo con KK-AA, mai e poi mai avrebbe fatto quella mossa con A6: evidentemente il range che aveva assegnato al forte collega era tale da prevedere un suo fold un tot numero di volte.

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“E’ così”, annuisce Emiliano Conti, che aggiunge un altro elemento nelle difficoltà degli italiani di cui si parla in questi giorni: “I tornei online italiani non sono la migliore palestra possibile, sotto questo aspetto. Sono davvero rari i tornei in cui la struttura regge fino in fondo, permettendo ampi margine d’azione anche in late stage. E’ difficile fare tutti questi discorsi 20-left quando l’average è di 25 big blinds…

Discorso pienamente condivisibile, quello del toscano, che conclude con un’affermazione per certi versi sorprendente: “Sono tanti i giovani tedeschi molto forti che ho incontrato live e anche online e che in late stage hanno quel cambio di marcia in più rispetto a noi, anche se in realtà non credo che siano più forti di noi tout court: credo anzi che in early stage e a livello di stack management noi italiani abbiamo raggiunto livelli molto alti, e in queste fasi siamo anche più bravi di loro. Ma è in late stage che si fa la differenza!”.

Altro sasso lanciato, altro interessante contributo alla discussione. Se volete partecipare e dire la vostra. l’appuntamento è sempre sul nostro Forum!

"Assopoker l'ho visto nascere, anzi in qualche modo ne sono stato l'ostetrico. Dopo tanti anni sono ancora qui, a scrivere di giochi di carte e di qualsiasi cosa abbia a che fare con una palla rotolante".