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“Erano suited” e altre amenità da non dire al tavolo da poker

Erano suited“. Ci sono delle frasi che ci rimangono impresse se vengono pronunciate ad un tavolo da poker, soprattutto se denotano scarsa cognizione di causa in un contesto così importante nel quale ci si impegna a guadagnare dei soldi che gli altri componenti del tavolo, al contrario, perderanno.

Ma se non vogliamo dare l’impressione di essere gli ultimi arrivati e non convincere tutti che il pollo al tavolo è quello che siede al posto numero 6, dove siamo seduti noi, allora è meglio che, a parte esercitarci a parlare il meno possibile, pensiamo ad accendere il nostro device, ci mettiamo un paio di AirPods e facciamo partire la nostra musica preferita, senza dover dare spiegazione alcuna.

“Son sicuro di essere avanti, ma non ti chiamo”

Abbiamo spesso stigmatizzato i comportamenti di Shaun Deeb, non esattamente un personaggio comodissimo al tavolo, sia per le sue indiscusse doti di giocatore, che per le schermaglie dialettiche che ama originare per mettere in difficoltà i suoi avversari, come in questo caso.

Pochi giorni fa ha invece foldato un punto molto forte al PSPC contro Xuan Liu, dicendole a chiare lettere che non avrebbe chiamato pur sentendosi avanti, visto che il tavolo era “piuttosto scarso”.

In generale uno come Deeb può permettersi di dire una frase del genere, i risultati lo precedono, ma un giocatore medio dovrebbe evitare di farsi dei nemici al tavolo, se non sa come affrontare determinate situazioni.

“Check in the dark”

Qualche volta può essere una tattica interessante e può ottenere lo scopo prefissato di mettere in difficoltà l’original raiser che ha aperto sul nostro Grande Buio e noi abbiamo chiamato.

Il problema è quando ad adottare questa tecnica è il più sbruffone del gruppo che pensa che una mossa del genere possa valere per tutte le occasioni: bene, non è così. Un atteggiamento di questo tipo può andare bene in determinate occasioni e con determinati avversari, ma in realtà è una mossa che non porta effetti immediati e tanto meno a medio lungo termine, perché stiamo essenzialmente limitando le nostre possibilità di azione, visto che in alcuni spot, a seconda del flop, può esserci la possibilità di “leadare“, anticipare, cioè, l’eventuale continuation bet del nostro avversario.

Tenetevi sempre una possibilità, il check in the dark, solo molto raramente e a seguito di determinate dinamiche che si vengono a creare al tavolo.

“Le ho giocate perché erano le mie carte”

Tutti noi abbiamo delle carte che reputiamo più “amiche” di altre: “con la coppia di 10 non posso foldare praticamente mai”, “quel QJ a cuori mi ha sempre fatto vincere”, “coi connectors suited bassi non posso perdere”.

Buona parte delle persone tiene per sé questo tipo di convinzione, ma palesarla ai compagni di tavolo è sbagliato per decine di motivazioni, la regina delle quali è che chi avrà più dimestichezza a quel tavolo, parliamo di poker live, vi bollerà come giocatori poco esperti e, con ogni probabilità, occasionali.

Che questo faccia o meno al vostro gioco, potrebbe essere un nuovo argomento da affrontare, ma i fake tells li affronteremo in un altro momento.

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“Questa sedia mi porta malissimo”

Sedie, dealers, musica nelle orecchie: tutto può essere messo in discussione quando pensiamo che ci siano dinamiche che non ci portano fortuna. Il condizionamento da questo tipo di situazioni è piuttosto difficile se crediamo fermamente alla fortuna e alla sfortuna di agenti esterni a tutto ciò che riguarda il gioco.

La fattispecie è tutto ciò che ruota attorno alla superstizione e il giocatore medio italiano è spesso travolto da essa, per cui ogni scusa è buona per cambiare la sedia, non salutare il dealer, cambiare le hit da ascoltare.

Solitamente i giocatori migliori danno un’importanza piuttosto limitata alla superstizione, per questo motivo tengono presente chi, al contrario, ha un’impellente esigenza di toccare ferro ad ogni mano distribuita…

Certo, è una sorta di debolezza comprensiva, per chi ci crede, ma senza gesti apotropaici, solitamente si vive meglio…

“Erano suited”

Siamo giunti al caposaldo delle frasi storiche che un buon giocatore non dovrebbe dire mai. Una sorta di manifesto ideologico dello stolto, che per giustificare un call pre flop al limite, si inventano la storiella dello stesso seme in virtù della quale non si poteva foldare.

I più scafati al tavolo drizzeranno le antenne dopo una frase di questo tipo e, con ogni probabilità la utilizzeranno al momento del bisogno, quando in una meccanica simile a quella appena osservata, ripeteranno lo stesso errore.

La bellezza di questo gioco? La discrezione.

"C'è chi pensa che sia impossibile prendere parte a tutti i tavoli finali dei tornei a cui si partecipa. Questo è vero per tutti. Tranne per chi li racconta".
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