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Il pensiero fisso al lungo periodo è il vero mantra del poker

Il poker e il lungo periodo. Me lo sono detto diverse dozzine di volte nel corso degli anni, spesso dopo essere stato eliminato da  un grande torneo o aver perso troppo in una sessione di cash game. “Questa è l’ultima volta che gioco“. Tuttavia, è inevitabile che, dopo un giorno o due, il prurito torni. Allora mi riprometto di migliorare il mio gioco, motivarmi e tornare in sella. È un ciclo che hanno passato tutti e alla fine ho dovuto accettare una dura verità: non lascerò mai il poker.

Il lungo periodo nel poker

Il fatto è che il poker è troppo radicato nella mia vita. È il mio lavoro, il mio hobby e, nonostante quanto lo odio a volte, la mia passione. Non smetterò mai del tutto, ma ciò non significa che non dovrei smettere di fare certe cose. Ad esempio, devo smettere di giocare quando non lo sto facendo al meglio, smettere di prendere decisioni sbagliate e smettere di essere il mio stesso peggior nemico. Per troppo tempo ho ignorato quella voce nel profondo che dice cose come “esci dalla mano” e “non farlo”. La vera chiave del successo, in un gioco come il nostro, è entrare con la mentalità che tutto deve essere fatto in relazione al lungo periodo.

Penso che il motivo principale per cui non ho ascoltato quella voce è perché spesso non riesco a guardare al poker nel lungo termine. Invece, ogni volta che gioco sono concentrato su quella partita, quel singolo momento, senza pensare al futuro. Pensare in questo modo serve volte, ma spesso mi porta sulla strada delle decisioni sbagliate (ad esempio, giocare male, tiltare, buttare la gestione del bankroll fuori dalla finestra). Ma non voglio smettere.

Ad esempio, lo scorso fine settimana mi sono recato alle Twin Cities per il finale della quinta stagione del Mid-States Poker Tour (MSPT) a Canterbury Park, la prima sala da gioco che abbia mai visitato in vita mia e alla quale sono molto affezionato per varie ragioni. Non giocavo tornei di poker da mesi e non vedevo l’ora di tornare in pista. Ho venduto un po’ di action e sono andato al torneo pronto a sparare due proiettili nel Main Event da $1,100 di buy-in, che alla fine ha attirato 432 partecipanti ed è stato vinto da Peixin Liu per $106,483.

Il mio piano d’azione per il weekend pokeristico

Il piano era di giocare il Day 1a di venerdì e idealmente avanzare in modo da risparmiare un proiettile e avere il sabato libero. Se avessi fallito, avrei pianificato di sparare il mio secondo proiettile al Day 1b. Purtroppo le cose non sono andate così. Ho perso circa il 15% del mio stack iniziale nella seconda mano della giornata e nei successivi sei livelli mi sono lentamente dissanguato. Sono stato preda di una lunghissima card dead e il mio stack è diminuito quando i bui sono aumentati. È stato allo stesso modo sia frustrante che insoddisfacente.

Alla fine sono stato eliminato quando sono andato all-in con a 3 da una coppia di Kappa. Non è apparso nessun asso sul board e sono uscito senza riuscire quasi mai a mettere le mani nel mezzo. Ora la cosa più intelligente sarebbe stata passare la notte e tornare il giorno seguente per riprovare, proprio come avevo programmato. Invece, ho ignorato ancora una volta la voce della ragione. Volevo ancora giocare, e pensavo che le mie pessime carte potessero non durare così a lungo. La registrazione tardiva era ancora aperta, quindi ho deciso di sparare il mio secondo proiettile direttamente al Day 1a.

Nel Livello 9 (400/800/100), Mark Sandness, che ha vinto l’evento di apertura della Stagione 5 di MSPT, ha aperto con un rilancio a 1,700 da middle position e Aaron Johnson ha chiamato. Da HiJack ho spillato k j , Bill Criego ha chiamato dal bottone e il big blind ha messo altri 900 per originare un’azione a cinque su un flop k 10 2 .

Due check hanno visto Johnson puntare 3,700 e io sono andato all in per un totale di 14,000 con la mia top pair e il progetto di colore. Ero abbastanza sicuro del mio punto, ma non mi è piaciuto molto quando Criego è andato all in da bottone. Tutti gli altri hanno passato e Criego ha mostrato k 10 con una doppia coppia.

La mano del peccato

Ero dietro, ma secondo PokerNews Odds Calculator avevo ancora una buona probabilità, il 45,76%, di centrare il mio colore o una doppia coppia più grande. Il turn, un a non mi ha aiutato a migliorare direttamente, ma mi ha dato un ulteriore progetto di scala e la possibilità di counterfizzare la doppia di Criego. Avevo ancora il 38.64% di possibilità di vincere un piatto grande, ma purtroppo non è successo perché il 3 ha spezzato le mie speranze al river.

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Ero piuttosto in***. Non necessariamente perché ho perso – non penso di poter giocare quella mano in modo diverso (almeno dopo il flop) – ma piuttosto perché ancora una volta sono stato il mio peggior nemico buttando fuori dalla finestra il mio piano che, in partenza, a mente lucida, era ben strutturato. Ho commesso un errore, tradendo la fiducia in me stesso. Il giocatore di poker che è in me – e parte di questo deriva dal mio ego – voleva addirittura tornare il giorno successivo e sparare un terzo proiettile, che era tecnicamente un’opzione dato che avevo i soldi in tasca.

L’impulso era forte, ma quella voce nella mia testa diceva che c’erano troppe ragioni per non riprovare. Per prima cosa, ho deciso di sparare due proiettili, quindi andare oltre sarebbe stata una cattiva gestione del bankroll nel lungo periodo. Negli Stati Uniti c’è un detto che fa così: “solo perché ho bucato una gomma non è una scusa per bucarle tutte“. Semplicemente non ha senso. In secondo luogo, mi conosco ed ero sicuro al 100% che se fossi tornato al Day 1b e avessi fallito quello che sarebbe stato il mio terzo Buy In, sarei stato così arrabbiato che avrei pensato: “Beh, sono arrivato fin qui…” e quindi avrei proceduto a sparare un quarto proiettile, cosa che non volevo assolutamente fare.

Lungo periodo e quote degli amici

Infine, ho dovuto considerare coloro che sono stati così gentili da comprare un pezzo della mia action. Avevano investito in due proiettili – cosa per la quale ero incredibilmente grato – quindi cosa sarebbe successo se ne avessi sparassi un terzo con le sole mie risorse e poi fossi riuscito a vincere $ 100.000? Sarebbe stato fantastico per il mio conto in banca, ma una cosa negativa per la mia reputazione, che nel mondo del poker è tutto. Certo, probabilmente avrei potuto vendere più azione, ma non sembrava ragionevole dopo aver perso due proiettili in rapida successione e gravare ancora una volta sui quotisti.

In effetti, ogni parte di me voleva riprovare e lottare per la gloria e il premio finale. Ma sapevo che se voglio migliorare nel lungo periodo, allora dovevo iniziare ad ascoltare la voce della ragione. Ho preparato le mie cose, ho salutato i miei amici e ho deciso di fare le quattro ore di viaggio per tornare a casa, che per me era l’unico modo definitivo per allontanare la tentazione.

Mentre leggevo gli aggiornamenti live del blog di PokerNews dell’evento, non ho potuto fare a meno di chiedermi come sarebbe potuta andare. Era dura non essere lì, ma sapevo che smettere per quel particolare torneo era la cosa giusta da fare, ragionare nel lungo periodo. Il poker è una maratona, ma io sono un velocista. Se mai spero di riuscire, allora ho bisogno di sapere quando devo correre o devo fermarmi.

Articolo scritto da Chad Holloway, stimato giornalista e blogger, che collabora da anni con Pokernews.

"C'è chi pensa che sia impossibile prendere parte a tutti i tavoli finali dei tornei a cui si partecipa. Questo è vero per tutti. Tranne per chi li racconta".