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Phil Hellmuth svela la qualità che ha fatto la differenza nella sua carriera: “E non si può insegnare”

Qualche giorno fa raccontavamo gli esordi difficili di Phil Hellmuth nel poker, svelati dallo stesso 16 volte campione WSOP nel podcast di Dan “Jungleman” Cates. Oggi ci soffermiamo invece su un altro aspetto affrontato dal leggendario player, sempre nella stessa occasione. Stavolta si parla di doti, o meglio della dote che più di ogni altra ha fatto la differenza nella carriera di Phil Hellmuth.

Phil Hellmuth e la GTO: episode #2 di una antipatia a pelle

Jungleman sa bene i tasti che deve toccare, quando parla con uno come Phil Hellmuth. Così, quando si nominano le tre lettere “G”, T” e “O” Phil parte a spron battuto. “Sapevo dall’inizio che la GTO aveva qualcosa di sbagliato, ma per un paio d’anni non avevo mai realmente speso del tempo per darci un’occhiata. Poi l’ho approfondita per un 1-2 ore e mi son detto “wow, ecco cosa mi stanno combinando ‘sti ragazzi, mi stanno floatando. Sembra incredibile ma due giorni dopo avevo un altro braccialetto al polso. Infatti il giorno dopo partiva il No Limit Hold’em turbo e, sapendo che mi avrebbero floatato al flop, ho semplicemente bettato tutti i flop e pestato anche su tutti i turn. In questo senso tutti quei ragazzi che pensavano di outplayarmi in realtà mi stavano regalando soldi. La cosa curiosa è davvero che proprio prima di quel torneo mi ero deciso a dedicare un’ora di studio alla GTO. Come ho accennato prima sapevo che ha delle falle e ne ho avuto la conferma. Non scenderò nel dettaglio di quelli che penso siano i difetti della GTO, poiché in qualche modo inducono certi giocatori a fraintendere il No Limit Hold’em.

I solver “lavorano” per Phil?

“Ti dirò, penso che anche i solver abbiano lo stesso problema. Io non ne ho mai usato uno in vita mia, ho studiato la GTO per un’ora e non mi è piaciuta, ok, ma guardando i tornei high roller mi accorgono che fa fare a chi la segue un sacco di errori madornali. Potrei sbagliarmi ma credo che i solver creino molta azione perfetta per il mio stile di gioco, che è super tight. Perciò se questi mettono sempre un sacco di chips in mezzo io sono contento, perché è lo stile contro cui mi trovo meglio.”

Le reading skills chiave di tutto: “Devono guardarmi in faccia”

Diciamo subito che l’argomento non è nuovo, poiché lo stesso Hellmuth aveva già detto cose analoghe in una intervista a Cardschat del 2019. Detta così sembra qualcosa di simile a un classico delirio di onnipotenza di Hellmuth, che però poi spiega un po’ meglio cosa intende, e la discussione si fa interessante. “La cosa che cambia tutto sai quale è, Jungleman? Che live, questi ragazzi, per fare le loro mosse devono guardarmi in faccia. Ovviamente molti provano a nascondersi dietro qualcosa, ma la verità è che qualche info me la danno sempre. L’abilità a prendere tell e riconoscere pattern è qualcosa che hanno solo i giocatori “eletti”, ed è quella che ti permette di capire se gli avversari sono deboli, molto deboli, forti o molto forti, e usare tutto ciò a tuo vantaggio.

Perciò ti dico che, qualsiasi strategia usino contro di me, quando lo fanno live ho sempre la possibilità di leggerli.”

Phil Hellmuth: “le capacità di lettura sono innate, non insegnabili”

Dan Cates concorda restringendo però il contesto ai tornei live in cui si gioca molto deep, ma in particolare alle situazioni come i final table importanti, in cui la pressione per il risultato è alta e dunque nascondere i tell diventa più difficile. Lì, forse, chi ha un background online manca di queste qualità o le sottovaluta. Phil Hellmuth, ovviamente, concorda: Le abilità di lettura sono qualcosa di innato. Ho provato a trasmetterle ai miei coachati, ma la verità è che questa qualità ce l’hai o non ce l’hai, ed è questo che demarca la differenza tra me e il resto del mondo. O meglio, tra il resto del mondo e noi ristretta minoranza che abbiamo questa dote. Per esempio Daniel Negreanu è un altro che ce l’ha ed è questa la ragione che ci fa rimanere sempre sulla cresta dell’onda dopo tutti questi anni.”

L’importanza delle reading skills nei giochi Limit

Phil Hellmuth spiega poi dove questa abilità di lettura diventa fondamentale: Nei Limit games sapere leggere l’avversario ha un valore inestimabile. Infatti c’è gente ancora convinta che Phil sia un giocatore solo da No Limit Hold’em, ma la verità è che sono il primo ad avere centrato 7 tavoli finali in 7 specialità differenti in una edizione WSOP, e nessuna di queste era No Limit Hold’em (per la precisione PLO, PLO h/l, Razz, Dealer’s Choice, Seven Card Stud, No Limit 2-7 Lowball e H.O.R.S.E., ndr).

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Ricordo di aver foldato a Omaha Hi/Lo A358 con A3 suited, qualcosa che odio fare. Ricordo che ero sullo small blind e pensai “Dio mio questo ce l’ha stavolta, ha qualcosa come A2Kx e mi tocca foldare”. Si può discutere matematicamente se fosse giusto giocare la mano o no, ma i blinds erano molto alti e sapevo che entrando in quella mano avrei potuto perdere tutto il mio stack.”

Quel bluff, a Rozvadov

Phil ne racconta un’altra, accadutagli a un evento 8-game mix delle WSOPE 2019 a Rozvadov: “Eravamo circa in 20, non credo fossimo in the money ancora. In una mano di Razz uno mi rilancia, io avevo un 2 esposto e KQ coperti, e in totale avevo letteralmente 2 big bets dietro. Così, quando gli ho 3-bettato avevo di fatto messo metà del mio stack in mezzo. Lui ci pensò per un minuto, poi disse “Phil ce l’ha sempre” e folda.

Avevo capito che era debole e ne approfittai, così quella big bet e mezzo guadagnata mi diede un po’ di respiro. Sai come andò a finire? Che feci final table arrivando terzo. Poi, quattro giorni dopo, c’era il 25k sempre 8-game mix. Ero super chipleader ma fu una di quelle volte in cui ero davvero stanco, altrimenti avrei vinto quel braccialetto. Invece arrivai secondo dietro questo ragazzo che non conosceva metà dei giochi.”

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"Assopoker l'ho visto nascere, anzi in qualche modo ne sono stato l'ostetrico. Dopo tanti anni sono ancora qui, a scrivere di giochi di carte e di qualsiasi cosa abbia a che fare con una palla rotolante".