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La storia dell’EPT: tra conferme e novità, arriva il ciclone Dario Minieri (seconda puntata)

Dopo aver parlato della stagione d’esordio, nel segno di Luca Pagano, proseguiamo il nostro viaggio nella storia dell’EPT cavalcando l’ordine cronologico, per una Season 2 che consacra definitivamente il successo dello European Poker Tour e segna il passaggio dall’online al live di un personaggio che avrebbe segnato la storia del poker nostrano negli anni a venire: Dario Minieri.

I numeri crescono, il poker Texas Hold’em sta ormai esplodendo in tutta Europa, anche se in Italia dovremo aspettare ancora tre anni prima che della legalizzazione del poker online, con il primo torneo ufficiale disputatosi il 2 settembre 2008.

 

 

L’EPT dà i numeri

La seconda stagione dello European Poker Tour riparte nuovamente da Barcellona, ed è subito evidente come la fame di Texas Hold’em non si sia certo arrestata, anzi. L’evento cresce, e passa dai 229 iscritti del 2004 ai 327 dell’EPT Barcellona 2005, un aumento quasi del 40% su base annuale.

Il torneo viene vinto a sorpresa da Jan Boubli, cinquantenne dentista che si toglie lo sfizio non solo di incassare una prima moneta da €426.000, ma di beffare giocatori come Patrik Antonius (3°) e Gus Hansen (5°), già due dei top player europei più noti del pianeta.

L’Italia ricomincia bene. A Barcellona, nel 2004, Luca Pagano aveva chiuso sul terzo gradino del podio, mentre nel 2005 è Dario Alioto a raggiungere il final table. Purtroppo però, ‘Ryu’ verrà eliminato al 7° posto, portandosi a casa €52.000.

Patrick Mortensson trolla tutti

Il 2005 non è ancora l’epoca delle fake news incontrollate, ma tra i partecipanti all’EPT Barcellona c’è chi si diverte a trollare i reporter.

È il caso di Patrick Mortensson, 4° al final table, che ai media racconterà di essere il campione nazionale svedese di Monopoli e di vendere auto di lusso di mestiere, oltre ad essere un talento del golf.

Ah, sempre all’EPT Barcellona fece la sua prima comparsa un altro giocatore nordico, giovane ma dallo sguardo già minaccioso: Ilari ‘Ziigmund’ Sahamies.

La scuola nordica impartisce lezioni

Dopo una serie di piazzamenti di prestigio, all’EPT Baden dell’ottobre 2005 Patrik Antonius riesce a mettere e mani sul suo primo e finora ultimo European Poker Tour Main Event.

Il Bell’Antonius si impose su un field relativamente piccolo, 180 giocatori, piegando in heads-up la resistenza del norvegese Gunnar Ostebrod e rimpinguando il suo bankroll con una prima moneta del valore di €288.180.

 

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EPT Season Two

 

Il dominio dell’Europa del Nord (Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca) sull’EPT continua anche a Dublino, alla fine dello stesso mese, dove gli svedesi Mats Gavatin e Henrik Olander si piazzano rispettivamente al 1° e al 2° posto, con Jonas Molander 9° a chiudere un final table composto soltanto da svedesi, britannici e irlandesi.

Nel gennaio 2006, Mads Andersen è profeta in patria, andando a vincere l’EPT Copenaghen davanti, guarda un po’, all’ennesimo nordico, il norvegese Edgar Skjervold. E indovinate chi conquisterà la tappa successiva a Deauville? Ovviamente uno svedese, Mats Iremark.

Arriva Dario Minieri

Nell’ultima tappa della seconda stagione dell’EPT, quella più prestigiosa, un ragazzo romano piazza la sua prima bandierina nello storico circuito professionistico europeo. Si chiama Dario Minieri, e da tempo sta distruggendo i tavoli del poker online.

Dario ottiene un buon 22° posto da €16.800, in un field di 298 player su cui si impone l’ancor più giovane americano Jeff Williams. Quella bandierina all’EPT Montecarlo segna l’inizio dell’epoca d’oro di Dario Minieri, che nel 2007 si presenterà alle World Series of Poker, facendo sognare l’Italia per almeno un paio di giorni.

Il 13 e 14 luglio 2007, infatti, il nome di Dario Minieri risulta al 1° posto del WSOP Main Event. Anche gli Stati Uniti scoprono il nostro ‘Caterpillar’ e il suo stile super aggressivo, fatto di puntare, rilanci e bluff senza paura.

Alla fine il Darietto Nazionale chiuderà al 96° posto su oltre 6.000 iscritti. Ma, come dicono proprio gli anglofoni, the best is yet to come