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Phil Hellmuth

La storia della WSOP, primi anni 90: inizia la dinastia Hellmuth

Per quanto riguarda l’edizione numero 55 delle World Series Of Poker, è cominciato il conto alla rovescia che riverserà nella città del peccato migliaia di giocatori da tutto il mondo per provare a flirtare con il tanto agognato braccialetto.

Assopoker seguirà come ogni anno la kermesse del Nevada, con frequenti aggiornamenti e il racconto di tutti i tornei, giorno dopo giorno, con i nostri molteplici report.

Ma per cominciare a prepararci per le WSOP, prendiamo spunto da un pezzo uscito su un altro sito del settore, per darvi un’infarinatura di ciò che successe negli anni 90.

Il passaggio dagli anni 80

Mentre il blocco degli anni 80 si chiuse con la vittoria di un Main Event da parte di Phil Hellmuth, nella foto im homepage, il più giovane vincitore della storia, il segno del cambiamento arrivò subito, poiché proprio nel 1990, il Main Event fu portato a casa dal primo giocatore non americano della storia dei vincitori, l’iraniano-britannico Mansour Matloubi.

Negli anni precedenti, segnatamente nel 1987 e nel 1988, fu Johnny Chan a mettere al polso il braccialetto più importante e il record spetterebbe a lui, ma, pur essendo nato in Cina, già al momento della vittoria di quei due tornei, aveva preso la cittadinanza statunitense.

Nel 1990, in un tavolo finale per la prima volta a 9 left, chiuse al nono posto Stu Ungar, notizia che sbalordì il mondo del poker, non tanto per l’ennesimo risultato del talento più incredibile che un tavolo da poker abbia mai conosciuto, ma per il fatto che al Day 3, Ungar ebbe un’overdose da sostanze stupefacenti che non gli permise di partecipare a buona parte delle giornate successive, ma il suo stack accumulato fino al suo grave problema, era talmente corposo che gli bastò per ripresentarsi al tavolo negli ultimi giorni di torneo.

I side event aumentano

Come scrive Poker.org, quello fu il periodo in cui i side events cominciavano a diventare sempre più numerosi, tanto che essi davano la possibilità a campioni già affermati, di vincere ulteriori braccialetti.

Parliamo ad esempio di Doyle Brunson e Byorn Wolford, che nel 1991 riuscirono a vincere eventi al di fuori del Main Event che fu conquistato da Brad Daugherty, ottimo divulgatore della scena pokeristica internazionale e autore di libri importanti scritti a quattro mani insieme a Tom McEvoy.

L’anno successivo fu il momento di Men Nguyien, che tutti ricorderete con il soprannome di “The Master” ed Erik Seidel, che proprio nel 1992 si scrollò di dosso lo scomodo titolo di eterno secondo e Phil Hellmuth cominciava a costruire la casa dei suoi 17 braccialetti, il record che difficilmente verrà superato da qui all’eternità.

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Il Main Event fu assalito da un numero di iscritti meno elevato rispetto all’anno precedente, primo caso nella storia, 215 e Hamid Dastmalchi, vincitore di un braccialetto nel 1986, vinse il primo premio da 1 milione di dollari.

Erik Seidel

Il 1993, anno dei notables

Quell’anno, il 1993, ci fu una grandissima battaglia tra i giocatori più forti del mondo o, almeno, tra quelli che tali venivano considerati.

Phil Hellmuth mise in tasca altri tre braccialetti, chiudendo in heads up un altro torneo, il che scatenò una sorta di rivalità tutta americana con Ted Forrest, anche lui vincitore di tre braccialetti, mentre, per la cronaca, il vincitore del Main Event dell’anno precedente, vinse nel 2023 il titolo PLO da $2.000 di iscrizione.

ted-forrest
L’ultimo acuto di Ted Forrest è stato alle WSOP 2014, quando sconfisse Phil Hellmuth nel Razz.

Jim Bechtel conquistò il titolo e il premio di $ 1 milione, battendo Glenn Cozen dopo solo tre mani di gioco in heads-up.

In quella occasione Cozen entrò all’atto finale con uno stack formato da pochissimi bui e poco riuscì a fare nel giro di tre mani, la cui decisiva fu la terza in assoluto, quando le mise tutte 7 4 , chiamato dal suo avversario con j 6 , per un baby board che gli consegnò la vittoria del Main Event con “jack alto”.

"C'è chi pensa che sia impossibile prendere parte a tutti i tavoli finali dei tornei a cui si partecipa. Questo è vero per tutti. Tranne per chi li racconta".
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