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Lifeban e confisca di 250.000$ per Jake Schindler su Pokerstars

Jake Schindler ha scelto di aprire un thread su Twoplustwo per raccontare una vicenda che, indipendentemente dalla sua eventuale colpevolezza, sta sicuramente distruggendo la sua carriera di poker pro. Il player americano ha accumulato più di 4 milioni di dollari dal vivo e anche nel poker online ha vinto diverse centinaia di migliaia di dollari (nonostante non abbia voluto dire quale sia il suo nickname), ma d’ora in avanti gli sarà quasi impossibile continuare a grindare i tornei: Pokerstars ha deciso di bannarlo a vita sia dalla sua poker room, sia dal suo circuito live, e di confiscargli tutto il bankroll online, pari a circa 250.000$.

Una decisione durissima, che, confisca a parte, era già stata presa in Italia nei confronti di Gabriele Zappalà e Angelo Mirabella. Nel caso dei due grinder italiani la motivazione riguardava l’account sharing, mentre per Schindler si tratta di una questione ben diversa, anche se sicuramente gravissima. Secondo quanto racconta lo stesso pro statunitense su Twoplustwo, Pokerstars lo avrebbe contattato un anno fa circa per comunicargli che era sotto investigazione in quanto sospettato di aver giocato online dagli Stati Uniti.

Schindler sostiene di aver fornito tutti i documenti richiesti dal reparto di sicurezza e di aver scambiato più di 50 email per spiegare la sua situazione e provare a dimostrare la sua innocenza. Dopo qualche mese di botta e risposta, Pokerstars avrebbe però deciso di lifebannarlo e soprattutto di sequestrargli tutto il bankroll presente sul conto del player americano.

jake

Alla base dei sospetti del colosso con sede sull’Isola di Man ci sarebbero dei dati inequivocabili secondo i quali Schindler avrebbe giocato sulla piattaforma tramite un remote desktop: indipendentemente dalla sua reale ubicazione, collegandosi in questo modo era come se fosse fisicamente in Canada, paese dal quale è possibile giocare a poker online. A quanto pare, però, Pokerstars avrebbe individuato questa irregolarità e avrebbe deciso di bloccare immediatamente il suo conto e confiscare i fondi.

Ciò che fa infuriare Schindler è il fatto che non ci sarebbe alcuna prova che lui si trovasse negli Stati Uniti mentre utilizzava il computer in remoto. Il giovane professionista sostiene di non aver mai giocato da territorio statunitense e che Pokerstars non abbia alcuna prova a riguardo: semplicemente avrebbe deciso di agire con questa punizione severissima assumendo che utilizzasse questo metodo per giocare dagli USA.

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“Ho fornito a Pokerstars ricevute del noleggio auto e del prelievo agli sportelli bancari che dimostrano la mia presenza in Messico e in Canada nel periodo incriminato”, scrive Schindler su Twoplustwo. “Ma loro insistono a chiedermi continuamente altre prove. Hanno visto che avevo affittato una Remote Desktop Connection in passato e hanno pensato che l’unica spiegazione plausibile fosse che stessi giocando dagli USA mascherando la mia ubicazione. In realtà non c’è alcuna ragione per credere che io non fossi in Europa quando utilizzavo quella connessione in remoto”.

La decisione di Pokerstars sembrerebbe essere definitiva e per la carriera di Jake Schindler gli effetti sono devastanti. Tuttavia, il player statunitense non ha alcuna intenzione di arrendersi: “Credo che stiano utilizzando un approccio predatorio solo perché avevo una grossa somma di denaro sul conto. Un eccessivo rispetto delle regole nel mio caso va contro il buon senso. Sto parlando con diversi avvocati e sto pianificando un reclamo ufficiale alla Gaming Commission. Farò di tutto finché Pokerstars non rivedrà la sua decisione riguardo i fondi sequestrati e il mio ban dall’EPT”.

Messa in questi termini, la decisione di Pokerstars sembra eccessiva ma sul web sono in molti a sostenere che Schindler non abbia raccontato tutta la verità, perché il più grande sito di poker online al mondo non si esporrebbe mai in maniera così netta senza avere prove schiaccianti della sua colpevolezza. Una eventuale battaglia legale (per ora solo velatamente minacciata) portata avanti da Schindler potrebbe fornire importanti indicazioni sullo sviluppo della vicenda.

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