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Storie di Poker

David Peat, in arte ‘Viffer’: la storia e le origini di uno dei pokeristi più estrosi di sempre

David Peat, meglio conosciuto come ‘Viffer’, è stato un volto noto e ricorrente nei tavoli high stakes durante il boom del poker. Ex giocatore di biliardo di talento, nel Texas Hold’em ha probabilmente raccolto meno di quel che avrebbe potuto.

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19/11/2019 09:59

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Esistono giocatori di poker dal talento innato, eppure fisiologicamente incapaci di restare stabilmente nel gotha delle carte: bene, David Peat, in arte ‘Viffer’, è senza ombra di dubbio il prototipo di questo genere di player.

Il suo stile di gioco, fatto di lucida follia, è stato capace di mettere in difficoltà campioni del calibro di Phil Ivey, Daniel Negreanu e Phil Hellmuth, così come di vederlo soccombere nei confronti di professionisti molto meno skillati di lui.

Perché ‘Viffer’ è così. Genio e sregolatezza. Prendere o lasciare.

 

Viffer

David ‘Viffer’ Peat

 

Le origini di ‘Viffer’ (di nome e di fatto)

Come molti giocatori della sua generazione, ‘Viffer’ si è avvicinato al poker dopo un passato a guadagnarsi da vivere nelle partite di biliardo underground, dove ci si poteva giocare fino a $5.000 alla volta. Cifre importanti, sicuramente, ma per nulla paragonabili al denaro che girava ai tavoli nell’epoca d’oro del poker – soprattutto online.

Tra l’altro, l’origine del suo soprannome nasce proprio in una sala da biliardo, anche se il contesto è piuttosto “delicato”. Vi diciamo soltanto che c’entrano una ragazza ubriaca, una stecca da biliardo e una frase proferita da detta ragazza: “He just viffed me”, là dove al posto di “viffed” la fanciulla intendeva “sticked”, cioè “infilzata”…

Chiusa la parentesi sull’origine del suo soprannome, Peat decise per l’appunto di passare dal biliardo al poker, ma l’inizio della sua nuova carriera fu compromesso da un avversario che nessuno di noi vorrebbe mai incontrare lungo il cammino della propria vita: un tumore.

Al cervello per la precisione, e all’età di soltanto 23 anni.

“Stavo giocando a biliardo in Oklahom”, ricordava ‘Viffer’ in una vecchia intervista. “Tornai a casa col mal di testa. Tre giorni dopo mi trovavo in ospedale con un ascesso cerebrale sul mio nervo ottico. Passai un mese in ospedale”.

Peat e il poker online

Dopo aver recuperate la salute, Peat cominciò a giocare a poker online: “Iniziai su PokerStars all’$1/$2, anche se ricordo di aver depositato $400 e di aver giocato anche allo $0,10/$0,25. All’epoca lo stake più alto era il $2/$4”.

Da quei limiti alle partite high stakes da $500/$1.000, alle quali Peat ha spesso partecipato, il passo è decisamente lungo. Ma per ‘Viffer’ i soldi non sono mai stati un problema: “Non che gestissi il mio bankroll in realtà. Ma ero pieno di amici con tanti soldi. Non ho mai scelto contro chi giocare: giocavo con chiunque incontrassi.

Il baratro e la rinascita

La capacità di arrivare agli estremi, in entrambi i sensi, è un po’ il tratto che accomuna tutte le personalità più estrose. A volte, però, c’è chi arriva a toccare il baratro e ‘Viffer’ se l’è vista davvero brutta, per sua stessa ammissione.

“Ad un certo punto divenni un degenerato, di certo non una cosa buona per un giocatore di poker che vuole una carriera duratura”. Su questa parte molto delicata della vita di Peat avevamo già scritto in passato e perciò non ci dilungheremo, limitandoci a sottolineare l’ovvio: non è certo un esempio da seguire, tutt’altro.

Lo stesso ‘Viffer’ ha descritto quella parentesi come “un crossover tra Rounders, il Colore dei Soldi e Blow”.

I suoi incredibili swing

Online, ‘Viffer’ ha dato spettacolo, spesso in positivo e forse ancor più spesso in negativo.

Come quando si è scontrato con Jay ‘pr1nnyraid’ Rosenkrantz durante la sua 2months $2million Challenge. I due si sono dati battaglia ad un tavolo da $200/$400 su Full Tilt Poker, con Rosenkrantz che ad un certo punto si è ritrovato sotto di $250.000, incapace di trovare una contromisura allo stile non convenzionale del suo avversario.

Poi, ad un certo punto, Jay si accorse di un tell che Peat ripeteva spesso: un pot bet invece di un altro tipo di importo quando aveva un determinato tipo di mano. Rosenkrantz recuperò tutto grazie ad uno swing di mezzo milione di dollari.

“Online sono piuttosto pigro”, ammise poi ‘Viffer’. “Non uso nessun software e non ho idea di come giochino i miei avversari, perciò quando mi siedo ad un tavolo tiro solo a indovinare”.

I rivali storici

‘Viffer’ è sicuramente un personaggio controverso. Se lo guardi in faccia sembra un patatone incapace di far male a una mosca, ma dentro è un vulcano pronto ad esplodere in modi e tempi inaspettati.

Una personalità che si riflette naturalmente nel suo stile di gioco, uno stile capace di confondere persino Sua Maestà Phil Ivey:

Anche Phil Hellmuth ha avuto il suo bel daffare quando si è trovato contro David Peat. Un rapporto, tra i due, fatto di amore e odio: “Direi che al tavolo Phil Hellmuth è il più str***o che ci sia, ma lontano dal tavolo è il ragazzo più buono al mondo”.

Nonostante i suoi eccessi, ‘Viffer’ si è sempre dimostrato una persona generosa e attenta ai bisogni degli altri: “Ricordate ragazzi, siamo molto fortunati a partecipare a un gioco che ci fa guadagnare tanti soldi”, dichiarò una volta. “Se uscite a cena, date 50 dollari di mancia in più alla cameriera che ha tre figli: non cambierà la vita a voi, ma potrebbe cambiarla a lei.

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