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Giovanni Carboni: “liquidità europea anche con gli inglesi? Si è possibile! Vi spiego come. La Francia…”

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16/10/2016 23:30

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Essere o non essere… è questo il dilemma? Liquidità o non liquidità? Progetto da condividere con la Francia o con i britannici e/o danesi, per un poker online sempre più internazionale? L’Italia ha di fronte a sé diverse opzioni, tutte interessanti, ma un giorno i nostri players potrebbero confrontarsi sia con i cugini francesi che con altri giocatori europei ed extra UE.

Giovanni Carboni, managing partner di Carboni&Partners–Egla, sta lavorando da diverse settimane a varie soluzioni e ci spiega, nel dettaglio, come sia possibile dal punto di vista tecnico avere, in futuro, un poker globale pur sempre sotto controllo degli enti regolatori europei, garanti per la sicurezza e la tutela dei giocatori. Aspetti non secondari e che non vanno trascurati, ma il noto consulente entra in dettagli del progetto, molto interessanti.

Una cosa è chiara: l’Italia domani potrebbe già aprire i suoi confini e far sedere i propri giocatori a tavoli con players stranieri. Il nostro paese dovrà solo far attenzione a scegliere i partner giusti e con le giuste regole, valutare pro e contro: ad esempio con la Francia vi è l’aspetto interessante che possono giocare sulle piattaforme .fr tutti i residenti europei, ma al tempo stesso vi è l’ostacolo della tassazione nel cash game.

Come sottolineato, mai come in questo momento i Monopoli di Stato hanno il merito di voler – in tutti i modi – vagliare le alternative possibili. Logico che la “rivoluzione” francese sia stata una scossa per tutti i potenziali partner ed enti governativi europei.

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Con il voto francese favorevole alla liquidità condivisa e i recenti sviluppi, l’Italia ha davanti a sé diverse soluzioni. Secondo te quale può essere la migliore? E quella più probabile? E’ possibile vedere i giocatori italiani sfidare i francesi oppure potrebbe realizzarsi un progetto più internazionale con il coinvolgimento della Gran Bretagna? Quante possibilità ci sono che l’Italia aderisca ad un progetto di liquidità internazionale secondo le tue attente valutazioni?

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In teoria sarebbe desiderabile l’adesione al modello della liquidità internazionale, alla quale partecipano anche operatori “qualificati” che non dispongono della licenza di uno dei Paesi dell’Unione che hanno introdotto una legislazione nazionale del gioco. Ho usato l’espressione “qualificati” perché gli operatori e i Paesi di appartenenza sono sottoposti ad un processo di selezione, del quale in futuro anche l’Italia potrebbe essere parte attiva. In pratica le condizioni di contesto rendono più difficile l’adesione dell’Italia a questo modello nel breve termine. La scelta non è autonomamente nelle mani del solo regolatore e non è l’automatica applicazione di norme di legge.

Si parla molto di liquidità come se fosse un progetto al momento teorico o ideale, ma in Europa esiste e già da diversi anni.

Un certo numero di stati membri dell’Unione hanno già introdotto una legislazione nazionale del gioco – Gran Bretagna, Danimarca, Belgio, Estonia, Romania e Bulgaria – e già consentono ai propri cittadini di giocare a poker con players di altri Paesi che hanno un conto di gioco presso operatori, anche extracomunitari, che non dispongono della licenza nazionale.

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Giovanni Carboni

Dal punto di vista tecnico conosciamo i limiti dell’eventuale accordo con i francesi, ma questi ostacoli possono essere aggirati o in qualche modo risolti in sede di trattativa? A Parigi possono fare un passo indietro per venire incontro a noi?

Il limite – ma direi piuttosto l’ostacolo – all’accordo per la liquidità con la Francia è il livello di tassazione eccessivamente differente. Il regolatore francese ne è consapevole, ma anche in Francia le decisioni coinvolgono il livello politico. Il problema riguarda comunque solo il poker cash. Offrire il gioco con la rake italiana sarebbe per gli operatori un disastro sul mercato francese dove già oggi operano in perdita. Quindi gli operatori non lo faranno, salvo scellerate strategie di dumping. Se fosse invece adottata la rake francese molti giocatori italiani scapperebbero indignati sul mercato illegale. Solo l’erario francese farebbe festa sulla pelle di tutti, compreso lo Stato italiano. Questa analisi, se spiegata come si deve, verrà capita e non può non essere condivisa.

Con la Gran Bretagna gli ostacoli sono più di natura tecnica o politica secondo te?

La Brexit, con il conseguente indebolimento del ruolo della Gran Bretagna al tavolo dei regolatori europei, ha reso più complicato un problema che ci sarebbe stato lo stesso. Trovo fondamentale che i Paesi dell’Unione, compresa la Gran Bretagna, continuino a lavorare assieme. Se dovesse nascere un modello europeo, penso sarebbe auspicabile che ci fosse dentro il più grande numero possibile di Paesi, inclusi quelli che partecipano anche alla liquidità internazionale, come la Gran Bretagna e la Danimarca.

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Come potrebbero partecipare a questo modello europeo Danimarca e UK che già aderiscono ad un altro tipo di liquidità?

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Questi potrebbero prevedere tavoli segregati aperti agli operatori dotcom e altri tavoli condivisi con i Paesi europei che escludono il dotcom. I primi avrebbero rake più favorevoli ed i secondi sarebbero perciò meno attraenti, ma ritengo che sia comunque la strada verso una più unanime adozione del modello internazionale.

Una soluzione originale e molto interessante. La Gran Bretagna sta lavorando anche ad un accordo con il New Jersey in tal senso. Puoi spiegarci come in UK vengono gestite le licenze in ottica di liquidità condivisa?

La Gambling Commission inglese consente agli operatori B2B titolari di licenza inglese di accogliere sulla propria piattaforma operatori, anche esterni all’UE, purché rispettino le leggi della giurisdizione di appartenenza e a condizione che il titolare della piattaforma abbia accertato l’”idoneità” delle persone fisiche che detengono interessi finanziari nell’operatore e l’adozione da parte dell’operatore di valide procedure di identificazione dei giocatori e di misure antiriclaggio coerenti con le direttive comunitarie. La stessa abilitazione potrebbe darla un’altra Authority europea, ad esempio quella danese. E magari in futuro, perché no, quella italiana.

A volte vi sono dei pregiudizi riguardo al field internazionale ed ai livelli di tutela del giocatore, pregiudizi a nostro modo di vedere totalmente errati.

Una liquidità condivisa esiste già tra i paesi UE con livelli di sicurezza e legalità adeguati. Possiamo pensare che Gran Bretagna e Danimarca siano insensibili alle esigenze di protezione del giocatore e di legalità? Si tratta di una liquidità 5 volte maggiore di quella che potrebbero realizzare assieme Francia e Italia.

In Francia hanno dovuto modificare la legge, in Italia invece tutto dovrebbe essere già pronto, almeno in via teorica, ma in caso di “sbarco” sul dot com?

La norma introdotta alcuni anni fa con la legge di Stabilità attribuisce esplicitamente ai Monopoli la facoltà di organizzare giochi assieme ad altre amministrazioni dell’Unione. In tal senso – in punto di diritto – assieme a e tramite la Gran Bretagna, o la Danimarca, l’Italia potrebbe organizzare il gioco del poker aperto, indirettamente, anche ad operatori esterni all’Unione.

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Di fatto quindi non esistono limiti di natura tecnica per strutturare, anche domani, la liquidità condivisa nel poker e negli altri giochi.

La liquidità transnazionale non presenta complessità di tecnologia. Lo prova il fatto che esiste già. Le problematiche rilevanti riguardano la sicurezza e la legalità. C’è inoltre un fondamentale problema di equilibrio economico, qualora siano presenti squilibri eccessivi di tassazione tra i Paesi aderenti. Una differenza di tassazione rilevante – come quella della Francia rispetto agli altri Paesi – può costituire un problema, determinando uno svantaggio non accettabile per i Paesi che adottano una tassazione moderata.

Riuscirà la Francia a convincere altri partner europei nel suo progetto di condivisione del field?

Francamente, la Francia se vuole davvero condividere il poker con gli altri Paesi, dovrebbe coerentemente prendere atto che la tassazione che attualmente adotta è incompatibile e contraddice la sua istanza di liquidità condivisa. Il problema riguarda solo il poker cash, non quello a torneo.