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“Altro che poker online, è l’università ad essere truccata!” Matteo Fini racconta il suo “libro che non c’è”

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27/11/2015 18:18

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Una delle cose che accomunano molti teorici del rigged nel poker è l’essere inflessibilmente convinti di qualcosa che non sono in grado di dimostrare, mentre nella vita di tutti i giorni magari non si accorgono di inganni e truffe – quelle vere – che passano davanti ai loro occhi nella vita di tutti i giorni e in ambiti ben più importanti e pesanti, negli equilibri della società.

Prendiamo l’Università, ad esempio. Da lustri si sente parlare di baronati e raccomandazioni, ma anche qui si scade spesso nel mare dei luoghi comuni e degli stereotipi, nemici della verità. Poi arriva un ricercatore in statistica, guarda caso appassionato di poker, che prova a raccontare in un libro le zone grigie del mondo accademico, viste da dentro. E fa scoppiare un finimondo.

Parliamo di Matteo Fini, 37 anni, appassionato di rap e di poker ma soprattutto laureato in Scienze Politiche, con un dottorato di ricerca in Statistica nel curriculum, insieme a una decina di anni d’esperienza nell’insegnamento accademico.

La locandina del roadshow di Matteo Fini, che riprende la copertina del libro stesso

La locandina del roadshow di Matteo Fini, che riprende la copertina del libro stesso

Per chi non lo sapesse (come me fino a ieri sera), Matteo è figlio di Massimo Fini, intellettuale tra i più scomodi nel panorama italiano recente, mai allineato alla massa. Ma su questa parentela “pesante” torneremo più avanti.

Matteo scrive anche libri: il suo primo Non è un paese per bamboccioni era stato pubblicato da Cairo Editore. Ne avrebbe anche scritto un secondo, intitolato “Università e puttane”, scoperchiando con ironia alcuni storici problemi dell’università italiana. Ma questo libro non ha ancora visto la luce.

Fini aveva deciso di pubblicarne un paio di stralci sul suo profilo Facebook, anche per avere dei feedback da parte dei suoi seguaci. Il risultato è stato un totale terremoto: lettere di avvocati, diffide, minacce di querele da parte di ex colleghi, articoli con attacchi personali, amici che si “disamicano” eccetera. Il “libro che non c’è” diventa così un caso editoriale, ma anche un hashtag e adesso un “road show”. La prima tappa è andata in scena ieri sera al Palo Alto Cafè di Milano: di fronte a più di 100 persone, Fini ha raccontato tutto quanto gli è successo dal momento in cui aveva deciso di pubblicare parti del libro sui social, leggendo anche alcuni estratti da #illibrochenoncè.

Ho approfittato dell’occasione qualche domanda a Matteo, che oltre ad essere un ragazzo pieno di interessi è anche un affezionato assopokerista.

Ma quindi i concorsi sono più truccati dei server?
È tutto clamorosamente rigged. Va beh, che i concorsi in Italia siano qualcosa di non troppo limpido non è una novità che dico io. Ma il problema non è quello, bensì il fatto che ormai lo abbiamo accettato come costume e quindi ci muoviamo anche noi di conseguenza. È triste.

Battute a parte, mi pare che il vero punto in comune tra i due ambiti sia il concetto di “meritocrazia”. Da 1 a 10 quanto la applicheresti al poker e al mondo accademico?
Beh, il poker come sappiamo è un gioco che nel lungo periodo ti premia in qualche modo se fai le scelte giuste. In Università non importa se fai le scelte giuste o meno, tanto qualcuno ha già deciso che fine farai.

Un momento dello show

Qui e in basso due momenti dello show

Per te il poker è una dichiarata passione da diversi anni, anzi trovo strano che ancora nessuno ti abbia attaccato calcando la mano con i soliti clichè sull’argomento. Ma diamogli benzina: in che specialità ti cimenti (o ti cimentavi)?
Apro una parentesi: è il sogno di una vita essere intervistato da Assopoker, sito che apro tutti i giorni da quasi 10 anni 🙂 Per cui proverò a darti pure una risposta vagamente tecnica!

Come avrai sentito oggi (ieri, ndr) nel monologo, sono uno un po’ timido e fifone, per cui mi cimentavo nella disciplina a più basso rischio: i DON! Ho iniziato su pokerstars.com fino a quando non è arrivato il .it e allora grindavo infinito i double up 20/30 su iPoker e avevo anche ottenuto una piccola sponsorizzazione da PowerPoker/IziPlay (questa non te l’aspettavi eh??). Ti dirò, dal 2008 al 2010 circa che è un po’ il periodo in cui stavo chiudendo il mio rapporto di lavoro con la Statale di Milano e prima di iniziare i nuovi lavori mi sono proprio mantenuto così. E ci tengo a dire che riuscivo a mantenere un buon equilibrio tra profit e rake, anche perché in quegli anni ancora si poteva.

L’essere “dottore di ricerca in statistica” non serve a un cazzo se cerchi un lavoro. Ma almeno nel poker serve a qualcosa, no?
Assolutamente, sì! Ed è stato davvero incredibile scoprire come riutilizzare un qualcosa per cui ho sputato sangue ma che non mi stava restituendo quanto dovuto… Ovviamente sai meglio di me che, anche senza arrivare ai livelli di un Dottorato, avere un po’ di dimestichezza col calcolo in questo skill game male non fa. Poi nei DON era quasi tutto ICM per cui diciamo che partivo avvantaggiato!

I social possono essere un pericoloso veicolo di diffusione di bufale e ignoranza, ma il tuo caso dimostra come possano essere anche strumenti di verità. Dove sta l’equilibrio, secondo te?
Non c’è. O forse ognuno trova il suo. Io non l’ho trovato. Come dicevo stasera io sto malissimo quando leggo i commenti negativi e anche se sto poi benissimo quando leggo quelli positivi, che magari sono anche in numero maggiore, in realtà sto sempre più male che bene. Non c’è niente da fare, evidentemente devo lavorarci sopra.

Fra gli attacchi che hai ricevuto c’è anche quello di essere figlio di un giornalista che quindi “ha accesso a tutti i media”. A parte la notevole cit., essere figlio di un intellettuale – pur se marcatamente anti-sistema – non ha i suoi vantaggi?
Obiettivamente se vai a leggere i colophon dei giornali italiani i “figli di” si sprecano. E onestamente da giovane anche io ci ho provato, ma mio padre mi ha sempre boicottato! Poi per quanto riguarda il mio background e la mia professione attuale, voglio dire, capisco che uno possa avere il dubbio, lo concedo, ma poi vai a leggere un minimo la storia di mio padre e vai a leggere il mio CV e mi devi davvero spiegare dove mio padre abbia potuto aiutarmi visto che di metodi quantitativi non capisce una mazza!

fini-show

Cosa farai adesso, libro a parte?
Allora, nella vita reale io mi occupo di formazione e ricerca nel privato, poi porto avanti anche la mia passione per la comunicazione attraverso i modi più svariati, magari hai letto un mio libro, magari sei venuto a sentirmi parlare, come oggi, e cose così.
Ma quello che faccio adesso appena finisco di parlare con te è andare a spararmi una sessione fiume di cash game che mi hai fatto tornare una voglia incredibile!

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