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Dario Alioto: “Un pro che pensa solo al profitto immediato uccide i suoi clienti”

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10/11/2015 16:00

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Nella seconda parte della nostra intervista, Dario Alioto parla dei cambiamenti apportati da Pokerstars ai tavoli High Stakes, dei Supernova Elite e di come sia mutata la figura del giocatore professionista di poker nel corso degli ultimi anni.

Per anni sei stato un regular del PLO High Stakes, anche ai tavoli Nosebleed di Full Tilt Poker prima dell’apertura del .it. Come giudichi la scelta di eliminare ogni tipo di rakeback per questi limiti? Come cambierà questo scenario in particolare?

È evidente che si voglia impedire agli amatori che “shottano” in MTT di dilapidare le proprie vincite con delle visite agli high stakes. E l’idea di Pokerstars sembra essere che se proprio hanno voglia di farlo, allora possono sempre cimentarsi al casinò online.

Contestualmente si disincentivano grosse vincite a fronte di un “rakato” misero. Un top reg per vincere 50.000€ al 25-50€ potrebbe metterci delle ore e pagare meno di mille euro di rake; per arrivare a 50.000€ di profit nei sit&go dovrebbe pagare un multiplo in rake, stessa cosa negli MTT, dove per ogni 50.000€ di prizepool si fanno almeno 4.000€ di rake.

I tempi in cui agli High Stakes Online si giocavano partite talmente ricche da attirare migliaia di osservatori e nuovi giocatori

I tempi in cui agli High Stakes Online si giocavano partite talmente ricche da attirare migliaia di osservatori e nuovi giocatori

A loro non conviene permettere che ciò accada, sono sempre stati molto lenti nell’inserimento di stakes più alti e lo hanno sempre fatto con un certo ritardo rispetto a Full Tilt Poker. Ai tempi erano in qualche maniera obbligati, perché quelle partite nosebleed attiravano molti appassionati che tra una railata e l’altra avrebbero inevitabilmente giocato. Adesso sono solo controproducenti: chi vuole vedere una partita alta può vederne continuamente in tv o in streaming, non servono più come veicolo per attirare i giocatori online.

Dal punto di vista amministrativo, come giudichi l’operato della nuova proprietà di Pokerstars? Alcuni parlano di scarsa riconoscenza verso i Supernova Elite che hanno generato milioni di euro di rake nel corso degli anni…

Non credo che Pokerstars abbia un debito di riconoscenza verso i grinder. Al limite dovrebbe essere il contrario. Credo anzi che abbia voluto deludere di proposito una buona porzione dei propri grinder.

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Sono certo che la loro intenzione sia quella di dimezzare, se non peggio, la loro presenza sul sito. Prima dell’introduzione dei Supernova Elite, la percentuale di grinder era dell’1% , attualmente è del 2% e probabilmente in precedenza è stata anche superiore a questi numeri. Sotto l’1% la loro presenza era utile per lo sviluppo dei volumi di gioco, oltre tale soglia era deleteria.

Con gli attuali cambiamenti possono permettersi di mantenere un 2% di grinder, ma se la metà di questi abbandonasse la piattaforma per sempre non sarebbe affatto un problema, perché finché si sta attorno all’1% il traffico non andrà in crisi. Contestualmente diminuiranno significativamente i cashout dei vincitori, che sono i primi competitor della pokeroom quando sono in esubero.

Più volte hai criticato i professionisti del giorno d’oggi. Prima di passare alla “frase incriminata” del tuo post su Facebook, ti va di spiegarci com’è cambiata la figura del giocatore professionista di poker negli ultimi dieci anni?

La figura del Poker Pro deve il suo successo dei tempi d’oro a quell’aura mitologica che lo avvolgeva. La loro conoscenza non era facilmente accessibile, le loro giocate non venivano considerate opinabili. Il rispetto della loro sensibilità, delle sensazioni avute al momento di prendere una decisione, anche se sbagliata, erano sacrosante. Vi erano limitatissime possibilità di imparare a giocare veramente se non tramite dei percorsi particolarmente complicati e tortuosi. L’esperienza necessaria per essere vincenti si accumulava in anni e anni di gioco.

Non era tecnicamente possibile avere un Top Pro di vent’anni.

Un tempo, qualunque Top Pro aveva un’età nella quale, grazie al suo vissuto, non commetteva tutti quegli errori che commette tipicamente un ventenne in delirio di onnipotenza, sia a livello professionale, che a livello di comunicazione. Negli ultimi anni ho provato sincera vergogna di essere definito Professional Poker Player, perché ormai la maggioranza dei colleghi incarnava un modello al quale non avrei mai voluto essere associato!

Sentire Annette Obrestad dichiarare pubblicamente che Doyle Brunson è un interdetto perché in tutta la sua vita ha giocato meno mani di lei in un anno, è una cosa che mi annichilisce. E questa cosa succede continuamente, la sto provando anche sulla mia pelle.

Un Dario Alioto 23enne dopo la conquista del braccialetto WSOPE nel 2007

Un Dario Alioto 23enne dopo la conquista del braccialetto WSOPE nel 2007

Ragazzi che non avrebbero mai concluso niente nella vita, pur avendo tante doti, che grazie al coaching dell’amico, grazie al forum, grazie ai video, grazie ai software, vincono cifre esagerate . E poi credono di poter godere di una dignità superiore di chi ha fatto un percorso simile in un momento storico ben diverso, ma senza poter contare su nessuno, solo sulle proprie forze e con difficoltà ben superiori; scusate se è poco!

Anche per questo ho deciso di eclissare la mia attività di gioco. Non sono interessato a far parte di questo carrozzone. Non credo che oggi ci sia alcun vantaggio economico nel pubblicizzare la propria attività pokeristica. La mia passione per il gioco è viva più che mai, tanto quanto l’avversione per ciò che l’ambiente pokeristico è diventato.

Il tuo discorso è chiaro, ma non capisco che male c’è nell’essere un ragazzo di vent’anni che grazie a studio e fatica diventa un top professionista del poker online… D’altronde tu avevi solo 23 anni quando hai vinto il braccialetto WSOPE e ti sei imposto a livello internazionale come uno dei più forti giocatori di Pot Limit Omaha.

C’è che a 20 anni credi di aver capito tante cose e invece hai capito ben poco della vita. Una volta, servivano anni per poter arrivare ad un certo livello di reputazione e questo permetteva al giocatore di crescere anche come uomo e non solo come giocatore. Sono certo che Annette stessa col passare del tempo stia covando dentro di sè il desiderio di prendere a schiaffi quella giovane Annette che anni fa sparava considerazioni che non ci aspetterebbe di sentir dire da una persona adulta, nemmeno per scherzo.

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Quindi il tuo non è un discorso di natura prettamente tecnica, ma anche e soprattutto di rispetto. C’è qualche riferimento particolare ai grinder italiani?

Non serve fare riferimenti, è una cosa che succede in tutti gli ambienti e in tutte le parti del mondo. È anche il bello dei vent’anni: se vado a guardare le cose che scrivevo o dicevo a 20 anni mi sembra di leggere mio nipote, eppure sono passati solo dieci anni. Però, con tutta l’arroganza e presunzione che potevo avere, ho sempre nutrito grande rispetto nei confronti di chi mi aveva preceduto. C’è sempre da imparare da chi ha fatto qualcosa prima di te.

Passiamo al post su Facebook: hai scritto che “quella del Poker Pro tornerà a essere una figura speciale, non una cosa che possono fare tutti”. Ti andrebbe di elaborare questa frase che ha suscitato molte polemiche?

Quello che conta della figura del Poker Pro è la percezione che si ha di questa figura nell’immaginario collettivo.

Negli ultimi anni la qualità del PPP è stata misurata in proporzione al suo hourly rate e al numero di ore giocate in un anno. Praticamente in proporzione ai profitti. Abbiamo visto come è andata, ed è palese che una categoria di Poker Pro che pensa solo al profitto immediato stia uccidendo i suoi stessi clienti più velocemente di quanto non se ne creino! Ho assistito a scene imbarazzanti da osservatore anche su Pokerstars.it. Ho visto Supernova insultare pesantemente e ripetutamente i loro “clienti”, mentre i moderatori facevano finta di niente postando solo degli script preimpostati.

Ho sempre creduto che fosse doveroso per un Poker Pro il rispetto assoluto verso coloro che gli danno il pane, ma negli ultimi anni tutto ciò è sembrato superfluo se non uno spreco di energie. Adesso Pokerstars sta facendo in modo di invertire questa tendenza.

Per me è significativo, è un punto di partenza perchè non si continuino a ripetere gli errori del passato. Un Poker Pro deve essere di stimolo per l’industria, per questo non ci saranno più Team Online, torneranno a contare la dignità, la rispettabilità e la serietà del professionista, non il suo grafico.

Il Poker ha bisogno di persone che portino positività, come il tennis ha avuto bisogno di Federer, come la Ferrari ha bisogno di Vettel, anche il poker ha bisogno di Poker Pro che possano invogliare le persone a giocarvi contro.

Quello che forse è stato travisato maggiormente riguarda ciò che intendo io per Poker Pro: per me non è quello campa col giochino, ma quello che agisce da professionista. È sempre stato questo il mio pensiero, l’ho spesso manifestato pubblicamente. In qualunque mestiere, se fai seriamente il tuo lavoro non lasci il cliente scontento, anche se si tratta di turisti che verranno da te una volta sola nella vita. Forse un tempo si poteva fare, ma nel 2015 non più, perché la reputazione di un’attività assume nel tempo una importanza sempre più virale.

Però negli ultimi anni la qualità del Poker Pro è stata misurata quasi esclusivamente in base alle relative vincite, anche se magari si tratta di persone che hanno annientato il movimento più con il loro modo di fare che con i loro prelievi. Forse, finalmente le aziende capiranno che bisogna promuovere l’immagine del Poker Pro diversamente e tutto dipende dalle loro scelte strategiche. Se le aziende saranno sensibili in questo senso, anche i grinder più cinici dovranno capire che non conviene a nessuno fare qualcosa che non renda felice prima di tutti il cliente!

Per questo ho detto che tornerà ad essere una figura speciale: non sarà più un mero esercizio di intelletto, studio, applicazione e autocontrollo. Servirà carisma, quello che cercano i brand quando hanno bisogno di un testimonial. Altrimenti potrebbero mettere anche un modello sconosciuto a fare pubblicità.

Ogni Poker Pro deve diventare un testimonial del poker e questo sapranno farlo in pochi, solo chi si riconosce in certi valori, tutti gli altri rimarranno solo grinder e non credo avranno vita facile con le nuove politiche.

Se questo non è un ritorno alle origini, non saprei come altro definirlo…

Leggi la prima parte dell’intervista QUI