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10-10 dal big blind dopo un raise e una 3-bet: Doug Polk spiega cosa fare

Riprendendo la celebre mano tra la Ho, Kempe, Bicknell e Farrell al Main Event WSOPE 2017, Doug Polk ha regalato qualche perla di strategia

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03/07/2018 16:03

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Da diversi mesi i followers di Doug Polk gli chiedevano di analizzare una mano del Main Event WSOPE dello scorso anno. Si tratta di uno spot che vide protagonisti quattro professionisti molto noti: Rainer Kempe, Kristen Bicknell, Neil Farrell e Maria Ho. Tutti avevano mani molto forti e sul flop la Ho decise di passare il secondo set più alto su un board con tre carte a cuori. Un fold che fece discutere ma che la professionista californiana difese con convinzione.

A distanza di quasi un anno da quella mano, Doug ha deciso di dire la sua. Si tratta di una super analisi che proponiamo in due articoli distinti, uno sul preflop e l’altra sul postflop. Chi volesse ascoltarla interamente può farlo (in inglese) sul canale YouTube del professionista di Las Vegas.

In questo articolo riporteremo le interessanti argomentazioni di Polk sulla fase preflop. Doug ammette che lo spot è molto complesso, ma trova che il call di Maria Ho con 10-10 fuori posizione sia sconsigliabile. In spot del genere, è sempre meglio adottare la strategia del “push or fold”.

Maria Ho impegnata nel Main Event WSOPE (courtesy Kings Casino/Alin Ivanov)

L’action

Prima di riportare l’analisi di Polk, ecco un riassunto della mano.

Blinds 8.000/16.000, ante 2.000

Cutoff: Rainer Kempe (95 big blind) rilancia a 34.000 con 9 9
Bottone: Kristen Bicknell (53 big blind) chiama con a **pkj*
Small Blind: Nial Farrell (65 big blind) rilancia a 152.000 con a k
Big Blind: Maria Ho (58 big blind) chiama con 10 10

Kempe e Bicknell chiamano

L’analisi di Doug Polk

Kempe apre standard e la prima vera decisione è quella che deve prendere Kristen con a j da bottone”, dice Polk. “In questo caso si può chiamare o rilanciare, io mixerei bene entrambi. Ma una delle ragioni per cui preferisco chiamare è che hai la possibilità di vedere un flop con una buona mano, mentre se 3-betti e il tuo avversario va all-in o 4-betta dovresti foldare senza poter realizzare l’ottima equity. Lei chiama, e lo avrei fatto anche io”.

Doug si mette poi nei panni di Neil Farrell, che è il chipleader del tavolo e ha A-K dallo small blind.

“Qui devi sempre 3-bettare e farlo con una size piuttosto grande, perché sei fuori posizione e non vuoi che ti vengano a chiamare suited connectors e coppiette. Hai una mano di valore e devi estrapolare il valore subito, fin dal preflop. Non dimenticare che in un multiway pot costringere al fold gli avversari preflop è già un ottimo risultato con A-K. Neil rilancia a 152.000, mi piace la size”.

Doug Polk: “Mai cold-callare fuori posizione in un 3-bettato”

“Maria Ho ha 10-10 dallo small-blind, una situazione davvero particolare”, prosegue Doug Polk. “Prima di dire cosa è giusto fare qui, voglio parlare della sua intera strategia in questo spot dal punto di vista dei range. Questo spot, onestamente, è molto fastidioso. Quando succede che qualcuno apre, c’è un flat e una 3-bet è davvero difficile non foldare gran parte del range. Devi avere mani molto forti per chiamare perché le pot odds sono quasi sempre pessime“.

“Per questo motivo, dico sempre che quando sei fuori posizione in un pot 3-bettato nel quale non sei l’original raiser, non dovresti avere un range di cold-call. Hai odds pessime e se chiami stai giocando sostanzialmente face-up: quella mossa puoi farla solo con un range ben definito.

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L’analisi dei range di open e 3-bet

Prima di spiegare cosa dovrebbe fare Maria Ho con la sua coppia di 10, Doug fa una bella analisi dei range di Kempe e Farrell.

“Il range di raise preflop di Kempe è compreso tra il 20% e il 24% della mani. Il call del bottone è irrilevante in questo caso. Ciò che dovrebbe preoccupare Maria è il range di Farrell dallo small blind”.

“C’è da dire che dallo small blind flattare è quasi sempre sbagliato, quindi il range di Neil include anche broadway offsuited, piccole coppie, alcuni Assi suited e alcuni suited connectors. Alla fine devi sempre ragionare in base ai range: quanto 3-betta dallo small blind Neil? Io direi tra l’11% e il 13% delle mani“.

Polk aggiunge anche che il range di open di Kempe è di circa il 22-24%. Maria starebbe quindi giocando contro range del 22-24% (Kempe) e dell’11-13% (Farrell). Il range della Bicknell, come detto, è irrilevante: nella quasi totalità dei casi sta flattando per foldare di fronte a una 3-bet e una 4-bet.

Contro i range di Kempe e Farrell, come si comportano due Dieci?

“Vincere 15 big blind rischiandone 58 non è poco”

“In questo scenario, pushando i 10 si viene chiamati solo un quarto o un terzo delle volte dal range di Farrell“, dice Polk. “E quando c’è il call, si ha comunque una equity del 30-35%. C’è da dire anche che ogni tanto Maria potrebbe essere chiamata da Rainer, ma Rainer qui è in uno spot molto difficile: non può chiamare serenamente sapendo che alle sue spalle c’è un giocatore che ha 3-bettato e deve ancora agire. Probabilmente chiamerebbe un push solo con J-J+ e A-K+“.

Secondo Doug, flattare con 10-10 è una mossa controproducente e rischisosa. Molto più semplice andare all-in.

“Pushando, Maria rischierebbe 58 big blind per un piatto di 15 big blind. Non è poco! È un bel piatto da vincere uncontested”.

E se Maria decidesse di non pushare? A quel punto, secondo Polk, ci sarebbe una sola opzione: foldare.

“Se invece pensi che i range siano più stretti, diciamo quello di Neil non sia dell’11-13% ma il 6% e quello di Rainer sia del 18% invece del 24%, allora dovresti foldare. Non è facile foldare 10-10, lo so benissimo, ma a quel punto diventerebbe necessario”.

Doug Polk

10-10 fuori posizione in un 3-bettato? Push o fold

Per Doug in questo caso è un chiaro push o fold.

“Il mio consiglio ai giocatori amatoriali è: non chiamate mai se non sapete cosa fare, perché vi metterà sicuramente in una situazione difficile postflop. Decidete se potete pushare oppure no. In caso contrario, foldate”.

Maria Ho decide invece di chiamare. Polk non critica totalmente questa scelta perché in determinate situazioni e soprattutto se effettuata da una professionista e non da un “random” può anche avere una sua logica.

“Ora, se Farrell fosse stato sul bottone e Maria sul big blind, l’unica strada sarebbe stata davvero 4-bet o fold. Ma in questo caso Neil gioca fuori posizione rispetto a Maria e questo permette a Maria di giocare il suo intero range in call. In questo modo può includere mani con le quali non potrebbe pushare. Questa situazione è resa ancora più complicata dal fatto che Maria è in posizione sul 3-bettor ma fuori posizione rispetto all’original raiser. Il suo call non può essere sbagliato a priori, dipende da quanto è in grado di bilanciare il suo range con questo call”.

In conclusione, però, Doug ribadisce il concetto:

“Un buon consiglio per gestire queste situazioni è di rilanciare o foldare“.

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