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Sam Trickett: “Non esiste una strategia universale per i tornei, tutto dipende dal tavolo”

Sam Trickett non avrebbe dubbi tra GTO e strategia exploitativa: per lui non può esistere un approccio sempre corretto. Ci si deve sempre adattare al tavolo

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09/09/2017 08:52

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Ultimamente il dibattito tra GTO e strategia exlploitativa sta spopolando nel mondo del poker. Dopo Daniel Negreanu e il top player tedesco “bencb789“, anche Sam Trickett ha toccato l’argomento.

Nel corso di una chiacchierata con Paul Phua, il professionista britannico ha messo in chiaro il suo punto di vista, che si rifà (forse inconsapevolmente) alla strategia exploitativa. Secondo Trickett, infatti, non esiste un modo universale di giocare in maniera ottimale (come suggerisce invece la GTO). Al contrario, bisognerebbe sempre adattarsi agli avversari che si ha davanti. Tanto nel cash game quanto nei tornei, tanto online quanto live.

Sam Tricket: “Pensate a come giocare solo dopo aver osservato il vostro tavolo”

“Molte persone mi chiedono quale sia la migliore strategia per giocare un torneo di poker“, dice il campione di Newcastle. “La mia risposta è che dipende da tanti fattori, ma soprattutto dal tavolo“.

Trickett rivela di non avere una strategia generica. Gioca a sensazione, in base al modo in cui i suoi avversari rispondono alle sue azioni. E sostiene di non comprendere come si possa approcciare diversamente un torneo di poker.

“Non puoi dire a priori: “oggi giocherò molto tight” oppure “farò tanti bluff“. Se tutto il tavolo gioca tight, la strategia migliore è giocare loose. Quindi non ho un approccio generale per un torneo. Mi piace sedermi al tavolo, osservare i miei avversari e decidere come muovermi“.

L’importanza della hand selection

Fatta questa premessa, Sam sostiene che la hand selection (la selezione delle mani da giocare) sia l’unico aspetto immutabile in un torneo di poker: il range si definisce quasi esclusivamente in base alla fase del torneo.

“Un aspetto che è sempre valido, indipendentemente dal tavolo, è la selezione delle mani. Quando giochi deep stack nei primi livelli di un torneo dovresti avere una hand selection completamente differente rispetto alla late stage”.

In particolar modo, Trickett consiglia di non fare troppo affidamento, in early stage, alle mani di buon valore preflop ma troppo “leggibili” postflop. Non è così che ci si costruisce un big stack nei primi livelli.

“Mani come J-Q off o K-J off difficilmente ti faranno vincere piatti importanti nella early stage di un torneo. Al contrario, gli Ax suited o le piccole coppie sono tipologie di mani che hanno più valore perché potenzialmente ti permettono di vincere grandi piatti quando chiudi i progetti o setti”.

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Gli shove da preflop

Rivolgendosi a un pubblico non particolarmente esperto, Sam  si discosta dalle strategie matematiche di push/fold come l’ICM e ribadisce che anche gli all-in preflop dipendano esclusivamente dal tavolo.

“Tutto dipende da chi hai al tavolo: se sei short dal bottone e sui blinds ci sono giocatori tight, dovresti ampliare il tuo range di push. Al contrario, se alla tua sinistra c’è un big stack dovresti restringerlo. Non c’è una strategia sempre giusta“.

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L’importanza di bullare con un big stack

Infine, Sam Trickett offre un consiglio a tutti i neofiti: se vi trovate con uno stack molto grande in un torneo, non giocate in maniera conservativa ma aggredite a più non posso. Ecco perché:

“Quando hai uno stack grande, devi essere consapevole che generalmente i tuoi avversari non vogliono essere coinvolti in un big pot contro di te, perché sanno che tu puoi permetterti di prendere dei rischi. La strategia giusta in questi casi è rilanciare con più mani e 3-bettare con maggior frequenza. I giocatori tendono a non volersi scontrare con chi ha tante chips. Quindi devi essere più aggressivo”.

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