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Carl Icahn: perché il numero 1 di Wall Street investe nel gambling

pokerclubCarl Celian Icahn può essere considerato uno dei Corporate raider più noti e discussi di Wall Street per la sua politica aggressiva e per le sue note strategie speculative, attuate sulla pelle di aziende e multinazionali. E’ stato per anni regista di operazioni al limite che gli hanno consentito di accumulare un patrimonio personale di 20 miliardi di dollari (fonte Forbes). Un vero squalo.

Uno squalo che però ha fiutato un altro affare: speculare sulla carcassa del Boardwalk di Atlantic City, un terreno che lui conosce alla perfezione.  La perla dell’Atlantico è al tracollo, cinque casinò dovrebbero chiudere i battenti entro fine anno, Icahn permettendo.
Il prezzo degli immobili è al minimo storico (per questo diversi fondi fiutano l’affare: comprare a poco per rivedere in futuro).

Nel 2013, le revenues dei casinò sono scese a 2,9 miliardi, rispetto ai 5,2 miliardi del 2006. Il calo è un problema per lo stato del New Jersey che incassa l’8% dei proventi delle case da gioco. L’anno scorso le entrate fiscali sono stati pari a 205 milioni di dollari, destinate a finanziare programmi per anziani e disabili. Le politiche sociali dello stato potrebbero quindi eclissarsi.

L’ultima proposta è quella di aprire slot rooms nel nord del New Jersey e, con ogni probabilità, nel 2015 sarà indetto un referendum per ribaltare una legge, in vigore da 40 anni, che assicura il monopolio del gambling ai casinò.  Ma il rilancio di Atlantic City sembra dipendere in gran parte proprio dallo “squalo” Carl Icahn che sta per mettere in atto una speculazione su due casinò-hotel della città (Trump Plaza e Trump Taj Mahal).

Il raider di Wall Street fa leva sulla minaccia di ricorrere al tribunale fallimentare.  I fondi d’investimento controllati dal miliardario di New York risultano essere i più importanti creditori della società Trump Entertainment che controlla i due casinò (Donald Trump detiene solo il 10%, dopo la vendita nel 2011), entrambi in grave crisi finanziaria.

Icahn vanta sulla holding un credito di 285 milioni di dollari e sarebbe disposto a prenderne il controllo e salvare il Trump Taj Mahal con un investimento di 100 milioni, a condizione però che i sindacati accettino condizioni durissime. D’altronde l’alternativa è il fallimento con la perdita di almeno 4.000 posti di lavoro.

Il businessman è sicuro del rilancio dei casinò conoscendo molto bene il mercato: detiene il 68% del Tropicana Las Vegas Entertainment che, a sua volta, controlla il Tropicana di Atlantic City, uno dei pochi casinò che non ha conosciuto la crisi, in New Jersey.

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Vorrebbe quindi applicare i suoi standard organizzativi anche alle due sale da gioco, per riuscire a salvare anche i precedenti investimenti e, in futuro, guadagnare ma solo dopo averli rimessi in carreggiata.  D’altronde lo stesso Donald Trump aveva minacciato legalmente i casinò di levare il proprio nome, perché non rispondevano a “standard qualitativi alti”.

Ichan può premere il grilletto (presentare istanza fallimentare) oppure risollevare i due casinò, fondati parecchi anni fa proprio dal vecchio Trump. E lo stesso Ichan potrebbe scontrarsi proprio con l’immobiliarista newyorkese che sembra disposto a riprendersi i suoi due gioielli, a poco costo. La guerra sul Boardwalk è appena iniziata.

 

Editor in Chief Assopoker. Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo.