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Dove è finito il tesoro di Full Tilt? Spunta un’ipotesi…

Rileggendo la storia di Daniel Tzvetkoff, nel libro Alligator Blood di James Leighton, si possono comprendere molte cose sull’origine del Black Friday ed in particolare delle difficoltà finanziarie di Full Tilt e Absolute Poker. L’australiano ha creato danni ingenti anche a PokerStars: la room dell’Isola di Man ha però dimostrato, rispetto alle concorrenti, di aver le spalle larghe, soprattutto nel biennio 2009-2011. Lo scrittore inglese lancia anche un dubbio su dove sia finito il denaro delle rooms, transitato nelle mani di Tzvetkoff.

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Chris Ferguson ha denunciato nel 2009 Daniel Tzvetkoff e la sua società

Ai manager dei Full Tilt Poker, con ogni probabilità, gli si può imputare di aver mal gestito e supervisionato i flussi finanziari del sito e soprattutto di aver voluto insistere nell’accettare gioco negli States, quando oramai si era creato un vortice, un pozzo senza fondo nella gestione dei pagamenti. Per non parlare delle spese marketing milionarie.

Le rooms americane, per aggirare l’UIGEA, avevano “scommesso” (è il caso di dirlo) su canali e persone non proprio affidabili come Tzvetkoff e soci.

Ma riavvolgiamo il nastro: nel 2009, Pope e Clark avevano soffiato – almeno all’apparenza – il mega prestito (destinato a rimborsare PokerStars e le rooms clienti), sotto il naso di Tzvetkoff e di Sciacca.  Proprio nel 2009, i due soci di Instabill – dopo un mega party a Vegas tra escort, deejay famosi e campioni dello sport – , scoprono che non c’è più neanche un centesimo nelle casse della società.

Per questo motivo, Full Tilt e PokerStars rompono ogni rapporto con Instabill: ma i danni finanziari sono incalcolabili e, con ogni probabilità, minano la stabilità della red room: non ci sono più i fondi a copertura degli account

Lederer e Ferguson denunciano la società dell’australiano ma è troppo tardi, il buco inizia ad essere ingente e da quel momento le casse di Full Tilt vanno in sofferenza. 

E’ probabile che i boss di Tilt siano stati vittime di questa clamorosa truffa, ma il loro sbaglio è stato quello di non fermarsi e denunciare al mondo l’impossibilità di continuare ad operare. E così da vittime, sono diventati complici di una truffa ai danni dei players.

A luglio dello stesso anno, Instabill è oramai di fatto fallita, mentre Curtis Pope e John Scott Clark vengono arrestati. Anche Tzvetkoff è nel mirino delle autorità. 

Nell’aprile del 2010 viene fermato a Las Vegas dall’FBI. Messo alle strette dai federali, decide di collaborare. Il conto non può essere pagato, è troppo salato: 540 milioni di dollari (143 milioni solo di tasse non versate al fisco) più il rischio di finire in carcere per 76 anni. Le accuse sono pesanti: riciclaggio di denaro, cospirazione e frode bancaria. 

Dalle sue testimonianze, vengono ricostruiti tutti i passaggi e confiscati i conti delle poker rooms sparsi per il mondo. Le accuse di riciclaggio prendono corpo così come la chiara violazione dell’UIGEA. Le sue segnalazioni sono parecchio utili agli inquirenti: il Dipartimento di Giustizia di New York, il 15 aprile del 2011, fa scattare l’operazione “Black Friday”. E’ il colpo di grazia per il poker statunitense e per Full Tilt. 

Tzvektoff, la sua fidanzata Nicole  e i due figli rientrano nel programma di protezione dei testimoni in una casa ad Harlem, a New York, in attesa del processo. La posta in palio è dannatamente elevata.

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Tutti i suoi amici ricevono la cortese visita dell’ FBI, mentre Curis Pope, l’ex socio che l’aveva tradito e truffato, viene condannato a 21 mesi di reclusione dopo essersi dichiarato colpevole. 

Ma i soldi di Full Tilt e delle altre rooms dove sono finiti? Si tratta di una domanda ancora in attesa di una risposta.

Non ci sono prove che Pope e Clark abbiano mai restituito somme ingenti di denaro. Leighton però alimenta un’ipotesi clamorosa nelle pagine finali del suo libro: “Daniel Tzvektoff potrebbe essere riuscito a nascondere parte del tesoro. Né il liquidatore di Instabill, né il Dipartimento di Giustizia sono mai riusciti a trovare traccia dei milioni mancanti”. Tutto rimarrà nel mistero ancora per molto? 

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Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo. Editor in Chief.