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NYT: “Trump ha perso 1,17 miliardi dai casinò di Atlantic City”. Donald: “tutte balle, ho guadagnato 10 miliardi!”

Il New York Times ha messo le mani sulle dichiarazioni fiscali di Donald Trump e sostiene che la gestione dei casinò ad Atlantic City sia stato un flop. In realtà un'inchiesta del Washington Post e della CNN smentiscono in parte questa ricostruzione. Ecco la verità.

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10/05/2019 11:45

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E’ noto a tutti che il  Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non gode di “buona stampa”, per usare un eufemismo. L’ultima polpetta avvelenata gliel’ha servita il New York Times che ha analizzato i dati fiscali degli ultimi 30 anni dell’attuale inquilino della Casa Bianca.

Negli USA si è creato, soprattutto durante la campagna elettorale presidenziale, un lungo dibattito sulle capacità di The Donald in qualità di imprenditore, visto che il candidato repubblicano ha concentrato il suo spot elettorale proprio su tali capacità, presentandosi come uomo di successo nel campo immobiliare.

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Il casinò Trump Taj Mahal

I tre casinò di Trump ad Atlantic City

Come noto, negli anni ’80, lanciò tre casinò: Trump Plaza, Trump Castle e Trump Taj Mahal ad Atlantic City. Al tempo la città del New Jersey garantiva buoni incassi per via della vicinanza da New York (molto gamblers della Grande Mela potevano giocare a poche ore di macchina senza dover prendere l’aereo per Las Vegas). Peccato che tutto sia durato pochi anni.

Le varie crisi economiche e l’apertura dei casinò nella vicina Pennsylvania nei primi anni 2000, hanno senza dubbio gettato la città nella crisi.

NYT: “ha perso 1,1 miliardi di dollari”

Secondo la ricostruzione del Times, in base all’elaborazione delle perdite dichiarate all‘IRS (l’agenzia fiscale federale statunitense), Trump perse in quel lungo ed intenso decennio 1,17 miliardi di dollari nella gestione dei casinò che portavano il suo nome.

Trump ha sempre ripetuto che l’esperienza e la gestione dei casinò fu per lui un trampolino di lancio: “Atlantic City rappresenta una fase di crescita per me molto importante. I soldi che ho fatto in quel momento sono stati incredibili”.

Il periodo riguarda gli anni dal 1985 fino al 1994. Il New York Times (e non solo) però sostiene che Trump abbia comunque più volte rischiato il fallimento.

A queste vecchie accuse che si ripetono in modo ciclico, Trump rispose in modo lapidario durante la precedente campagna elettorale: “mai andato in bancarotta” e in un vecchio tweet del 2014 rivendicò di aver guadagnato 10 miliardi di dollari.

Trump: “ho guadagnato 10 miliardi, mi dispiace!”

Durante la corsa alla Casa Bianca si parlava con insistenza del fallimento dei due casinò che portavano ancora il suo nome ma che non erano di sua proprietà da tempo. Trump nel 2014 rispose con questo tweet: “Non ho nulla a che fare con Atlantic City da 21 anni (ottimo tempismo). Per i perdenti e gli haters: non sono mai andato in fallimento. Ho fatto più di 10 miliardi di dolllari, mi dispiace!”.

Secondo il NYT perà Trump per tre volte ha cercato protezione dalla bancarotta nel 1991, nel 2006 e nel 2009 ed ha anche dovuto chiedere allo stato del New Jersey un salvataggio per 65 milioni di dollari. Un’altra inchiesta dello stesso giornale dell’ottobre del 2018 ha fatto trapelare che l’attuale presidente degli Stati Uniti dovette dismettere l’impero immobiliare di New York da 1 miliardo di dollari di suo padre per continuare a mantenere i casinò.

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Donald e Melania Trump

La storia di Trump immobiliarista: le origini

Su Trump però vi è molta disinformazione: ci risulta che il padre investì sempre nelle zone periferiche di New York, seppur ottendo, in termini economici, dei buoni risultati. Ma il salto di qualità per gli investimenti della famiglia sono arrivati sotto la gestione del giovanissimo Donald. Il figlio è stato il primo (anche grazie alla sua abilità nell’ottenere degli sgravi fiscali e nuovi finanziamenti) a realizzare progetti faraonici ed ambiziosi, con  investimenti importanti nel centro di Manhattan quando era poco più che ventenne. Proprio dai suoi progetti visionari si è arrivati poi alla Trump Tower ed altri progetti nel cuore della Grande Mela.

C’è quindi da fare chiarezza sia su quello che dichiara la stampa, molto spesso faziosa contro Trump e quello che sostiene lo stesso Presidente. A volte si assiste ad uno scambio continuo di mezze verità da una parte e dall’altra.

Facciamo molta attenzione a quando un imprenditore dichiara gli utili o le perdite al fisco.

I registri fiscali dell’IRS – rivela il NYT – rivelano che Trump ha perso 1,1 miliardi dalla gestione del Trump Plaza, Trump Castle e Trump Taj Mahal. Ma siamo certi che questi numeri svelino l’effettiva gestione economica di quelle strutture? Rivelano in modo fedele le capacità di The Donald come imprenditore e “speculatore” ?

La vecchia inchiesta del Washington Post

Vi invitiamo a rileggere delle accuse (guarda caso sempre del 2016 in pieno clima elettorale) del Washington Post (altro giornale schierato apertamente contro Trump):

“E’ stato presidente del Trump Hotel Casinò Resorts di Atlantic City dal 1995 al 2009, il suo unico incarico come capo di una grande azienda a capitale pubblico (quotata). Durante questo periodo la compagnia ha perso più di un miliardo di dollari, come dimostrano i dati finanziari. Egli è stato anche amministratore delegato dal 2000 al 2005, periodo durante il quale le azioni da un massimo di 35$ sono passate a 17 centesimi“.

Come è possibile? Nel vecchio articolo il Washington Post accusa Trump non di scarse capacità imprenditoriali ma di avere usato le società che gestivano i casinò per i suoi interessi personali (nonostante la società fosse quotata in borsa). Sarà vero?

“Trump – prosegue il Washington Post – ha ricevuto più di 44 milioni di stipendio, più altri bonus. Inoltre la sua società ha beneficiato di decine di milioni di dollari a titolo di consulenze e di accordi per l’uso di marchi“.

“Ho fatto un sacco di soldi ad Atlantic City per me stesso”

In una intervista proprio al Washington Post Trump si vantava: “ho fatto un sacco di soldi ad Atlantic City: grandi affari per me stesso”.

Quando 25 anni fa la sua società – ha ricostruito il WP – ha debuttato al New York Stock Exchange, Donald è riuscito a raccogliere 140 milioni da parte degli investitori, 14$ per azione. Il Washington Post ci va giù duro: “Trump aveva detto che quel denaro sarebbe servito per l’espansione del Plaza e lo sviluppo di un casinò fluviale in Indiana. In realtà, gran parte di quel denaro è servito per pagare i prestiti (per decine di milioni di dollari) che Trump aveva personalmente garantito“.

“Con il miglioramento macroeconomico nazionale e di Atlantic City, all’inizio le azioni salirono a 35$ e la partecipazione di Trump fu rivalutata, a tal punto da farlo entrare tra i 400 uomini più ricchi degli USA secondo Forbes”.

Miglioramento macroeconomico nazionale o abilità di Trump? Bisogna capire se vi è obiettività di giudizio sul personaggio Trump da parte di giornalisti che fin dal primo giorno hanno osteggiato la sua corsa politica. Sicuro all’inizio per Atlantic City era un momento favorevole.

In ogni caso sia la CNN che il WP ci vanno giù pesante: “il successo iniziale durò poco. In meno di un anno la società pagò prezzi premium per due proprietà (sempre di Trump) fortemente indebitate come il Trump Taj Mahal e il Trump Castle”.

“Nel 1996 la società era indebitata per 1,7 miliardi di dollari”

La società ha pagato il Trump Castle 100 milioni in più del reale valore di mercato secondo gli analisti e il businessman è riuscito ad intascare 880 milioni cash. Entro la fine del 1996, gli azionisti erano oramai diventati investitori di una società indebitata per 1,7 miliardi di dollari, corrispondente al vecchio debito dello stesso uomo d’affari. La compagnia è stata costretta a spendere centinaia di milioni di dollari in interessi ogni anno, più delle entrate derivanti dai casinò (sempre in crisi), come dimostrano i documenti finanziari e contabili”.

La CNN afferma: ““Nel 1995, l’uomo d’affari di New York ha raccolto 140 milioni da investitori pubblici. Un decennio più tardi, Trump Hotels& Casino Resort ha presentato istanza di fallimento. La compagnia di casinò ogni anno ha presentato perdite fin da quando è stata quotata a Wall Street per più di $600 milioni dal 1995 al 2004” secondo l’analisi di CNNMoney.

DJT (una delle società che controllavano i casinò) ha pagato profumatamente Donald: ogni anno il suo stipendio era pari a circa 20 milioni. Ulteriori 18,5 milioni venivano corrisposti in base ad un contratto di servizio per consulenze varie, accordi di licenza in base ai quali poteva essere utilizzato il nome Trump etc etc”.

Il New York Times, da un certo punto di vista, conferma certi numeri anche oggi: “i registri fiscali mostrano che Trump ha perso 1,1 miliardi durante i suoi progetti”. Secondo il giornale di New York, anno dopo anno, Trump sembra aver perso più denaro di quasi ogni altro contribuente americano. IL Times ha svelato che le sue perdite principali sono state registrate nel 1990 e nel 1991 – più di $ 250 milioni ogni anno. “Nel complesso, il signor Trump ha perso così tanto denaro da essere in grado di evitare di pagare le imposte sul reddito per 8 dei 10 anni”.

Molto probabilmente per Donald Trump i casinò furono, sotto il profilo personale, un ottimo business, meno per i suoi piccoli investitori.

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