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Blackjack (Shutterstock)

Blackjack: perché il MIT è stata l’unica squadra vincente tra i contatori di carte a Las Vegas?

“21, Grande Baldoria!” . Il film di grande successo del 2008 di Robert Luketic, “21”, è ispirato alle vicende della mitica squadra di contatori di carte del MIT Bleackjack Team che per quasi 20 anni è riuscita a sconfiggere i casinò di Las Vegas e Atlantic City.

Al Massachusetts Institute of Technology l’avevano studiata proprio bene grazie anche a consulenti molto esperti (lo scopriremo in seguito).

Blackjack tra house edge e “contatori” di carte

Per chi non conosce bene le dinamiche del blackjack, questo è un gioco nel quale l’house edge teorico dei casinò è bassissimo, quasi vicino allo zero, se il giocatore è abile e skillato. Chi gioca rispettando la matematica e le regole base, non parte così svantaggiato. Di conseguenza, a seconda della casualità, in una singola partita il gambler può anche vincere e parecchio. Nel lungo periodo però è destinato a perdere.

Se però il giocatore è molto bravo nel contare le carte, può anche avere un edge sul banco. Il vero problema è quello di non essere scoperto, ma non è così semplice. In genere osservando gli schemi di puntata dei counter, i manager della sicurezza delle case si accorgono prima o poi dell’ “inganno” .

Contare le carte nei casinò è consentito?

Negli Stati Uniti, come nella maggior parte dei casinò del Mondo, contare le carte è teoricamente consentito. A Las Vegas, essendo i casinò delle vere proprietà private, possono però bannare il giocatore come presenza non gradita, perché scoperto a contare ai tavoli di blackjack.

In passato poteva succedere di molto peggio e le leggende sul deserto del Nevada si sprecano.

Oggi i casinò ti invitano semplicemente a uscire dalla propria proprietà privata. Ma non è mai una bella esperienza.

A Atlantic City, le case da gioco operano come delle concessionarie (in Nevada hanno delle vere e proprie licenze), il discorso si complica perché c’è si un interesse privato da tutelare ma anche uno pubblico (quello dello Stato del New Jersey e dei giocatori). Bannare un giocatore non è così semplice (ma può accadere) come a Vegas.

Blackjack: quando il conteggio è vietato dalla legge

Negli USA è vietato dalla legge (secondo anche recenti sentenze molto autorevoli) contare le carte ai tavoli di blackjack organizzandosi a squadre contro il banco. Proprio quello che faceva la squadra del Massachusetts Institute of Technology (MIT).

Perché il MIT è stato vincente e longevo?

Rispetto a altre squadre che hanno avuto vita più o meno breve (molte di queste a Las Vegas rimanevano unite solo per alcuni anni), il MIT Team è stato molto longevo (ha operato per quasi 20 anni). Perché?

La squadra del MIT era organizzata e vissuta come una vera e propria azienda. Una società nella quale vi erano dei veri team leader, giocatori e perfino investitori puri.

Come è nato il mito del Blackjack MIT Team?

Tutto è iniziato nel 1979, quando il giocatore professionista di blackjack Bill Kaplan passeggiava per il campus del MIT a Cambridge, nel Massachusetts. Trovò un volantino che invitava gli studenti a unirsi al MIT Blackjack Club.

Questo club universitario esclusivo aveva un solo e unico obiettivo: fare tanti soldi grazie ai nuovi casinò di Atlantic City, facendo sedere ai tavoli verdi le menti più raffinate degli Stati Uniti.

Kaplan cercò di aiutare fin dall’inizio la squadra, ma era convinto che il team non avesse le skill necessarie per vincere a lungo termine: si affidava a un sistema di conteggio troppo complesso.

Però l’idea lo stuzzicava e non si diede per vinto. Incontrò così un altro blackjack pro, JP Massar e i due iniziarono a delineare una strategia.

Kaplan per proseguire la sua avventura nel MIT pose delle condizioni inderogabili:

Scopri tutti i bonus di benvenuto
  • Struttura di tipo aziendale
  • Kaplan e Massar team leader
  • Sessioni continue e intense di allenamento
  • Fondi ben divisi tra investitori e players
  • Chi voleva entrare a far parte del team doveva superare prove molto dure

Le condizioni furono accolte. Queste sono state le fondamenta di una straordinaria storia di successo.

La storia del MIT Blackjack Team

Il MIT Blackjack Team vide la luce nel 1980. I ragazzi e le ragazze della squadra iniziarono a danzare a Atlantic City con un bankroll di $90.000. Presto lo raddoppiarono.

Nel 1984 il team era composto da circa una trentina di membri, provenienti dal Massachusetts Institute of Technology ma anche da Harward.

All’apice del successo, il team complessivo era formato da 80 persone. Vi erano squadre impegnate a Las Vegas, Atlantic City, nei Caraibi e in Europa.

Il segreto della longevità

In molti hanno giustificato i successi del MIT con il fatto che la squadra fosse frequentata da geniacci delle Università più prestigiose degli Stati Uniti. In realtà, a faare la differenza fu l’organizzazione come una vera impresa. Un aspetto che ha fatto la differenza. Le altre squadre di contatori avevano tutte vita breve.

Gli altri team dopo un periodo di successi si sfasciavano per via di una pessima gestione del denaro e delle vincite. Al MIT accadeva esattamente il contrario. Lo svela Kaplan in un’intervista al Boston magazine.

“La maggior parte delle squadre sono fallite per via della gestione del denaro. Non sono mai riuscite a giocare per molto tempo”.

“Ci sono decine di migliaia di persone che hanno cercato di vincere la partita nel long term. Ma il MIT è stata l’unica squadra che ha davvero vinto anno dopo anno, perché l’abbiamo gestita come un’azienda”.

“Il conteggio delle carte è difficile da fare individualmente. Uno dei vantaggi principali di un team è quello di poter unire le risorse finanziare e avere un capitale che fa la differenza nel lungo periodo”. Bankroll più profondo significa maggiori garanzie di sopravvivenza e convivenza migliore con la varianza, ma anche maggiore attrazione per gli investitori perché i profitti sono senza dubbio più alti.

Nella prossima puntata scopriremo quali siano stati gli effettivi guadagni del team.

COMPARAZIONE GIOCHI
Editor in Chief Assopoker. Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo.