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Doyle Brunson: “non volevo che mio figlio Todd giocasse a poker ma… Vi svelo cosa farò”

Intervista con Doyle Brunson che svela alcuni retroscena curiosi sulla carriera del figlio e svela quali sono ancora le sue intenzioni con il poker.

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01/08/2018 15:20

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Doyle Brunson, The Legend. La leggenda texana continua a partecipare ad una delle partite più ricche del mondo  ogni giorno alla Bobby’s Room del Bellagio. Dopo anni quest’estate è tornato a giocare un torneo ed ha partcipato ad un evento WSOP, il $10.000 No-Limit 2-7 Lowball Draw Championship, riuscendo a qualificarsi al final table con il figlio. In una recente intervista racconta proprio come Todd abbia iniziato a giocare a poker.

WSOP 2018 Dario Sammartino

Dario Sammartino nel Championship di Deuce-to-Seven con Doyle e Todd Brunson

Fin dai primi anni della sua carriera, Todd è stato sotto l’ala protettrice del Godfather of Poker, il leggendario Texas Dolly ed in molti hanno immaginato che Brunson Junior avesse iniziato grazie agli insegnamenti del padre. Nulla di tutto questo.

“Quando era bambino non ho mai parlato a Todd del poker e della mia attività – rivela in un’intervista a Pokernews – e tutto sembrava scorrere in modo tranquillo ma al terzo anno di college (facoltà di Legge), aveva imparato a giocare. Lui era alla Texas Tech University che si trova a Lubbock, una classica “gambling town” (città dell’azzardo) texana, ed ha iniziato là a prendere confidenza con il poker. Quando tornò a casa mi disse: ‘io non voglio più tornare all’università. Io voglio diventare un professional poker player'”.

“La mia risposta – rispose Doyle – fu: ‘ma sei impazzitto? Io e tua madre non vogliamo che diventi un giocatore professionista’. Eravamo furiosi ma alla fine cercammo di convincerlo. Gli dissi: ‘vieni con me in alcuni giochi e vediamo…’. Al tempo vivevamo tutti in California ed andammo in uno dei casinò là. Io non lo aiutai affatto, volevo vedere come se la cavava. Capii subito che sapeva quello che stava facendo e non mi opposi più ai suoi progetti”.

Naturalmente si è trattato di una scelta di vita non semplice, neanche per il figlio del giocatore professionista più famoso di tutti i tempi. Una scelta molto difficile, considerando che la competizione nel poker è alle stelle e la selezione è feroce. Se un player riesce a diventare professionista ce ne sono altri mille che falliscono in questo obiettivo o comunque giocano solo per divertimento. Ma Todd è riuscito a coronare quel suo ambizioso e difficile progetto, con tanti sacrifici e stress. Ha realizzato il sogno di fare il mestiere del padre: ha vinto nei tornei live 4,4 milioni di dollari (si tratta però di vincite lorde) ed è un esperto regular a Las Vegas nei giochi di cash game.

Quando però ha iniziato, Todd si è trovato nel contesto giusto, al momento giusto oltre che con il maestro migliore: negli States vi è un’offerta importante di action live, in particolare in California e a Las Vegas. E soprattutto quando Brunson junior ha intrapreso questa carriera, il livello medio del field era a dir poco imbarazzante. Negli USA tutt’ora ci sono molti amatori, ma al tempo, spesso i dilettanti non sapevano bene neanche le regole.

Ora Doyle e Todd Brunson hanno presentato un video corso per insegnare a giocare a poker. The Legend il 10 agosto compirà 85 anni: “i progetti come questo mi piacciono per tenermi ancora occupato. Ma io voglio continuare a giocare in maniera professionale. Quest’estate c‘è stata tanta confusione sul mio ritiro forse anche per colpa mia. Continuerò a sedermi ad un tavolo da poker fino a quando il fisico me lo permetterà“.

 

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