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Gus Hansen: “Jungleman è tutto concentrato sullo short deck. Ora posso rifarmi con lui a 52 carte”

Nel computo delle sfide heads up con Dan "Jungleman" Cates, Gus Hansen non nega essere globalmente in perdita. Ma adesso si dice convinto di potersi rifare, perché l'altro è in altre faccende affaccendato...

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07/10/2019 15:00

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Skeptical Gus

Parlavamo l’altro giorno del travolgente Gus Hansen, ospite ancora una volta nel “Poker Life Podcast” di Joe Ingram. Tuttavia, nei tre quarti d’ora di video ci sono state molte altre situazioni e discussioni interessanti, come ad esempio il suo uso di Instagram e la rivalità pokeristica con Dan “Jungleman” Cates.

Gus, Instagramer sincero

Tra i primi argomenti trattati da Joe Ingram in questa sua nuova intervista con Gus Hansen c’è il notevole successo ottenuto da quest’ultimo sul suo profilo Instagram, nell’ultimo anno. “A dire il vero non sono certo di avere ancora capito come funziona tutta questa storia di Instagram. Però penso di piacere perché sono sincero e non sono di quelli che devono postare per forza qualcosa ogni giorno. Non sono di quelli che mostrano cosa mangiano ogni giorno, o che mettono di mezzo vita privata e amici. La maggior parte dei miei follower è appassionata di poker ed è quello che gli do.”

Tuttavia, il Gus Hansen “instagramer” non è proprio costante: Se non ho nulla di importante da dire, semplicemente non dico nulla. Possono passare settimane intere senza che io posti niente. Però quando succede non uso maschere: se ho appena perso un sacco di soldi mi mostro incazzato, non con sorrisini da circostanza. E così anche quando ho avuto un sessione eccellente, appaio ovviamente un po’ più sorridente e su di giri. Però ripeto, se piaccio è perché sono autentico e non ho filtri di comportamento”.

La Bobby’s Room come a casa

Tra i post più seguiti di Gus ci sono ovviamente quelli della Bobby’s Room, sorta di “basilica del cash game high stakes” che ha nel danese un frequentatore molto assiduo, al pari di Dan “Jungleman” Cates. Proprio su quest’ultimo Gus si lascia andare a considerazioni molto interessanti, perché tra i due c’è una competizione mai sopita, sia perché si conoscono e si rispettano molto. “Alla Bobby’s Room io mi sento come a casa. Ci passo così tante ore, conosco tutti i dealer e i floorman e sì, lì dentro sento un’atmosfera positiva che mi fa pensare di “giocare in casa”, in un certo qual modo”.

Dan “Jungleman12” Cates

Gus Hansen: “Jungleman ora è assorbito dallo short deck”

Alla Bobby’s Room le cose stanno andando piuttosto bene a Gus, nell’ultimo periodo.  Non si può dire altrettanto per Dan Cates, e Gus ha una spiegazione: “Da un po’ di tempo, ormai, Jungleman è principalmente focalizzato sullo short deck e questo si è andato a ripercuotere sulla qualità del suo gioco a 52 carte. Noi alla Bobby’s Room giochiamo un 12-game mix molto completo, ed è difficile che tu riesca a battere un field con Brian Rast, Patrik Antonius, Scott Seiver e altri di questo livello, se la tua mente è occupata in maniera prevalente dallo short deck.

Per il resto abbiamo giocato diverse sfide hu e non nascondo di essere dietro, questo è un fatto da cui non si può sfuggire. Però, adesso che è focalizzato su altro, penso di potere recuperare, ma sempre a 52 carte. A me lo short deck non piace, lui è molto forte e so che gioca con player cinesi e di Macao a stake molto alti. Per questa ragione, e perché attualmente alla Bobby’s Room ci sono almeno due tavoli 3/6 fissi ogni sera, non c’è alcuna ragione per cui io e Dan ci sediamo a scannarci in heads up oggi. Magari tra un mesetto, quando sarà calata l’action…”

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