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Matt Berkey: “Il mio downswing più lungo è durato 13 mesi, ho perso 5.1 milioni”

Scorrendo la lista dei finalisti al Super High Roller Bowl dell’Aria Casino, il nome di Matt Berkey risultava quasi fuori luogo. In mezzo a un giocatore amatoriale molto famoso come Dan Shak e a rinomati professionisti come Phil Hellmuth, Erick Seidel, Fedor Holz, Rainer Kempe e Bryn Kenney, il player statunitense partiva quasi con gli sfavori del pronostico a prescindere nonostante avesse dominato in lungo e in largo nel corso delle varie giornate, chiudendo anche il Day 3 da chipleader.

Chi è Matt Berkey e come è arrivato a giocarsi il torneo dell’anno? Questa è una domanda che si sono fatti in molti, soprattutto perché parliamo di un giocatore che prima della 4° posizione ottenuta poche ore fa aveva meno di due milioni di dollari lordi in vincite nei tornei dal vivo e nessun ITM in tornei superiori ai 25.000$. Statistiche comuni alla stragrande maggioranza dei giocatori ma decisamente poco impressionanti per coloro che partecipano a un high roller da 300.000$: in quel torneo, con ogni probabilità, Matt era il professionista con le vincite più basse di tutti negli MTT live.

Pensare che si tratti di qualcuno capitato per caso nel Super High Roller Bowl è lecito solo finché non si conosce la storia di Berkey. Parliamo infatti di un professionista che si è costruito una vera e propria fortuna ai tavoli e che non è molto conosciuto a livello mediatico per il semplice fatto che non gioca con regolarità i tornei. Nel ristrettissimo giro del cash game high stakes di Las Vegas, però, Matt è tanto stimato quanto temuto. In un’intervista rilasciata a gennaio di quest’anno, Berkey ha parlato della sua carriera e del Super High Roller Bowl che avrebbe giocato cinque mesi dopo, al quale si era “qualificato” in modo decisamente particolare.

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“Il torneo più importante che abbia vinto è stato un high roller dell’Aria da 25.000$ di buy-in“, ha dichiarato a PokerCentral. “Rimasti in tre, io, Isaac Haxton e Jake Schindler abbiamo fatto un deal. Io ho preso la fetta più grossa, 315.000$. Con quei soldi ho deciso di iscrivermi all’high roller dell’Aria da 300.000$. In fondo è come se mi fossi qualificato con un satellite, no? Ho venduto quote ovviamente, perché in pochissimi pagano tutto il buy-in da soli. Forse solo i businessman”.

Come detto, però, Matt è un cashgamer, come ci tiene a precisare: “Non considero i tornei il mio A-game, per niente. Penso che questa cosa della rake (che è stata pagata interamente da PokerCentral, ndr) sia un enorme incentivo e poi sono molto curioso di vedere come sarà il field. Io comunque non temo nessuno, alla fine parliamo di poker, non c’è mica il rischio di essere preso a calci (ride, ndr). Avevo paura quando avevo 21 anni, ora non più. Gioco ormai da dodici anni professionalmente“.

In questi dodici anni Matt Berkey ne ha viste di tutti i colori, scalando tutti i livelli del cash game live e raggiungendo l’Olimpo del poker high stakes a Las Vegas: la Ivey’s Room dell’Aria Casino, considerata da tutti il luogo dove si svolgono le partite più ricche in assoluto, anche più grandi di quelle della Bobby’s Room del Bellagio. Per ovvie ragioni non si sbottona troppo sui protagonisti di queste partite, ma accetta di parlarne in termini molto generali: “Entrare in certe partite è molto difficile, per fortuna che ultimamente c’è molta action. Devi comunque essere invitato. Di solito gioco una volta a settimana al 300$-600$. Si entra con un minimo di 100.000$ ma l’average stack è sempre intorno ai 175.000$. L’entità dei piatti varia di volta in volta. La scorsa settimana era tutto molto tranquillo, ieri sera ci sono stati più di dieci piatti da almeno 500.000$, c’erano un sacco di all-in”.

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Con queste cifre in ballo è inevitabile pensare che anche lui abbia incassato piatti enormi. Matt ricorda volentieri il più ricco che abbia mai vinto in carriera: “È successo due estati fa, quando tutti i ragazzi di Macao erano in città e l’action era folle. C’era anche un noto businessman di San Francisco che ritengo uno dei migliori giocatori che abbia mai incontrato. Eravamo entrambi super deep, entrambi molto aggressivi. Apro con 8-8, oppo 3-betta e il big blind cold-calla. Il flop è 8-2-2 e facciamo tutti check. Il turn è un 4, il big blind fa check, io faccio check e oppo punta. Chiamiamo entrambi e al river scende una Donna sulla quale il big blind va all-in per circa 80.000$. Io chiamo soltanto e oppo va a sua volta all-in per 300.000$ in più. Chiamo con il mio fullhouse di 8 e oppo gira un fullhouse di 4, mentre il big blind mucka. Grazie a questa mano ho vinto 1.2 milioni di dollari, il piatto più grosso della mia carriera”.

Una mano pazzesca, che però, da buon cashgamer, Matt vuole immediatamente collocare nel giusto contesto per evitare che possa essere strumentalizzata, ovvero che qualcuno possa credere che vinca piatti del genere tutti i giorni. Quando si grinda il cash game, soprattutto live, gli swing sono micidiali. Questo è un concetto che tutti conoscono ma che in pochi sperimentano davvero nelle partite high stakes: “Gli swing sono semplicemente pazzeschi in queste partite. Il mio downswing più lungo è durato 13 mesi, nei quali ho perso per 27 sessioni consecutive. Ho partecipato a 27 partite senza mai uscire in attivo una singola volta.  Questo downswing mi è costato un passivo di 5.1 milioni di dollari“.

Numeri che farebbero impallidire chiunque, ma non Matt Berkey, al punto che cinque mesi fa il professionista ci scherzava addirittura su: “Dai, se vinco questo Super High Roller almeno recupero qualcosa!“. Non è riuscito a vincere il torneo dell’Aria, ma si è comunque piazzato 5° per 1.1 milioni di dollari, una cifra che sicuramente servirà quando dovrà affrontare il prossimo downswing milionario…

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