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Federica Campana, professione gamer: “Ma in Italia siamo ancora mosche bianche”

Una chiacchierata con Federica Campana, giocatrice del Team QLASH, una delle poche donne gamer professioniste del nostro Paese. Napoletana, classe 1994, è considerata tra le più forti giocatrici di Hearthstone in Europa.

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04/11/2018 14:00

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Nella calda estate del 1994, chi vi scrive soffriva per quel rigore di Baggio che vide l’Italia sconfitta dal Brasile nella finale dei Mondiali americani. Chissà se nel 2034 i bambini di oggi piangeranno – o gioiranno – anche per la nazionale italiana di FIFA 2034…

Perché negare l’impatto che l’industria video ludica competitiva sta già avendo oggi, e la sua crescita a ritmo galoppante nel prossimo futuro (qui potete trovare un report targato Goldman Sachs), significa infilare la testa sotto la sabbia.

Ce lo racconta Federica Campana, in arte ‘MaeveDonovan’, giocatrice napoletana di Hearthstone del Team QLASH, che i rigori di Baggio e Baresi non se li può proprio ricordare, visto che all’epoca era nata da appena sei mesi…

 

Federica Campana

Federica Campana e il capitano del Team Pro Hearthstone di QLASH Luca Bertelli

 

Federica, cosa significa a ventiquattro anni essere una gamer professionista?

È un’opportunità fantastica, che purtroppo oggi in Italia pochi possono avere. Siamo ancora delle mosche bianche, perché a livello culturale e di infrastrutture siamo lontani dal resto d’Europa. Grazie al Team QLASH posso viaggiare per il mondo e scontrarmi con i migliori player di Hearthstone, fare esperienze incredibili come quella che ho appena vissuto alla Paris Games Week.

Certo, non è tutt’oro quel che luccica.

In che senso?

Nel senso che chi pensa che il videogiocatore professionista sia semplicemente ‘smanettare’ 12 ore al giorno al computer sbaglia di grosso. C’è tanto studio, tanto lavoro oscuro alle spalle. Bisogna sempre mantenersi aggiornati sul metagame, testare, confrontarsi. E non dimenticare l’aspetto psicofisico: non puoi giocare al meglio se non sei in forma, e questo vale tanto per il corpo quanto per la mente. Inoltre, per noi player e per i team è fondamentale anche farci conoscere, curare i profili social, mantenere il rapporto con i fan. Insomma è un lavoro che diventa la tua vita e viceversa.

Inoltre, come negli sport, anche negli esport la competizione è agguerrita e se ti fermi un attimo rischi di restare indietro. Anzi, nei videogiochi l’evoluzione è ancor più veloce che negli sport tradizionali.

Però dà anche tante soddisfazioni.

Certo, recentemente sono stata invitata ad un torneo di Hearthstone proprio alla Paris Games Week, un evento da 16 giocatori. Dopo aver vinto il mio girone, sono uscita in Top 8 perdendo 3-2. Peccato, potevo fare meglio, ma non sono ancora abituata a certi palcoscenici e forse ho pagato un po’ la tensione, sbagliando qualche scelta. Il bello di Hearthstone è che non hai tempo per rimuginare sul passato, perché c’è sempre la ladder da scalare o un altro torneo da preparare. A fine mese avremo il DreamHack Winter di Jonkoping, uno dei tornei più importanti e sentiti dell’anno. Anzi, Playoff e Mondiali esclusi direi forse il più importante in assoluto. Ci saranno tutti i migliori giocatori del mondo.

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Come ci si prepara a un torneo di Hearthstone?

Facendo tanta practice. Bisogna testare tutti i mazzi e i vari matchup, cercare di prendersi qualche punto percentuale di vantaggio scegliendo una carta piuttosto che un’altra. Fondamentale è predire correttamente quale sarà il meta del torneo: se riesci a portare una lineup che gioca bene contro la maggior parte dei mazzi degli altri, sei in vantaggio. Certo, poi spesso il destino lo segnano le carte, proprio come nel poker. Ma la varianza si abbatte nel lungo periodo e l’importante è fare le scelte giuste. Prima o poi la ruota gira e se giochi bene, le tue occasioni le hai.

Essere in un team di professionisti ti permette di confrontarti con persone che come te lavorano per ottenere il massimo dei risultati. Noi poi abbiamo Luca ‘Bertels’ Bertelli, che è il nostro capitano: è un giocatore da torneo fantastico, capace di pilotare i mazzi come pochi.

Dicono che MaeveDonovan sia la più forte giocatrice d’Italia, forse d’Europa.

MaeveDonovan è una giocatrice che vuole arrivare a tutti i costi. In questi anni ho imparato molto, sono caduta ma mi sono sempre rialzata. Chiaramente ho ancora tanto da imparare, non ho ancora ottenuto i risultati che voglio. Il resto sono solo chiacchiere: devo dimostrare di valere e sappiamo bene che nelle competizioni l’unica cosa che conta sono i risultati.

L’ex ministro Calenda di recente ha dichiarato che i videogiochi atrofizzano il cervello e altre cose non proprio edificanti: che ne pensi?

Penso che ognuno sia libero di pensare e dire ciò che vuole: lui la pensa così? Affari suoi. Io so che Hearthstone è un gioco in cui devo ricordarmi le carte uscite, sia le mie sia quelle dell’avversario, calcolare le probabilità, ragionare in base alle giocate altrui per capire quali carte possa avere il mio avversario. Se questo è atrofizzare il cervello…

Spesso leggo esternazioni del genere, o di gente che pensa che i videogiocatori siano ancora ragazzi che stanno chiusi nelle loro stanzette, sviluppando una certa sociopatia. A queste persone dico che in un anno e mezzo di tornei ho incontrato migliaia di professionisti e semplici curiosi, stringendo rapporti di conoscenza e di amicizia che hanno allargato i miei orizzonti culturali.

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